
C’è il sole che scalfisce i muri delle case e il vento, paziente, che li leviga. C’è il sapore arcano di storie antiche, di suoni e di canti. C’è la brezza marina che addolcisce i sudori del ballo. C’è un mondo che la modernità ha scoperto solo da pochi anni. C’è…La Notte della Taranta, l’ultima serata di un viaggio lungo nel tempo che si conclude con il concertone finale di Melpignano di sabato 25 agosto, dove si troveranno, sullo stesso palco, Morgan, Ginevra Di Marco, Giuliano Sangiorgi (Negramaro), Massimo Ranieri, Piero Brega, alcuni elementi dell’Orchestra di Piazza Vittorio e soprattutto Uccio Aloisi e il suo gruppu. L’uomo che, da semplice, si fa per dire, cantore è diventato il nume tutelare della taranta. A dirigere l’evento, che chiuderà la decima edizione della Notte della Taranta, ci sarà Mauro Pagani. Inutile scriverne la biografia. Pagani, senza esagerazione, è un’istituzione per la nostra musica. Panorama.it lo ha intervistato proprio in vista di questo appuntamento.
Come si è preparato a questo che ormai è diventato un evento?
Ho lavorato mesi. È un progetto difficile e anche molto impegnativo, visto che il repertorio è sconfinato. Un repertorio che, negli anni, è stato anche contaminato. Quello che ho fatto, in vista del concertone finale, è stato sentire tutto quello che ha prodotto Ambrogio Sparagna, ultimo direttore della Notte della Taranta.
Cosa ci dobbiamo aspettare nella serata finale?
Ho visto le registrazioni delle ultime edizioni scoprendo che c’è molta fisicità in quello che si fa e in tutto il percorso che porta alla serata finale. E poi sono consapevole che mi metto di fronte a un’identità molto forte come quella salentina. Basti pensare a gruppi come i Negramaro che pur proponendo un genere molto differente da quello tipico salentino hanno avuto un successo eccezionale (la band di Giuliano Sangiorgi, infatti, suona spesso canti tipici della cosiddetta Grecìa salentina, ndr).
Tanti giovani hanno riscoperto l’amore per la musica popolare. Lei crede che questo sia un buon segno per le nuove generazioni?
La passione per la musica delle radici, in Italia, arriva da lontano. Ricordo che più di qualche decennio fa nel nostro Paese si è cominciato a parlare di cultura popolare e quindi di musica, grazie all’impegno della Nuova Compagnia di Canto Popolare o grazie a personaggi come Moni Ovadia. Senza mai dimenticare la lezione immensa che ci ha lasciato di Fabrizio De André. Negli anni passati abbiamo seminato e ora raccogliamo.
Visto che ha messo in mezzo De André, le chiediamo: Faber avrebbe partecipato alla Notte della Taranta?
Fabrizio, capite benissimo, era una persona molto colta, ma anche molto testarda. Io, però, sono riuscito a contagiarlo con i ritmi della musica mediterranea (il tema che ha fatto da filo conduttore a questa edizione). Ma sono sicuro che se gli avessi chiesto di partecipare alla Notte della Taranta mi avrebbe detto di sì. Certo non così facilmente. Mi avrebbe fatto impazzire, ma alla fine ci sarebbe venuto.
- Venerdì 24 Agosto 2007









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