Cinema e realtà si prestano le immagini a vicenda. Soltanto pochi giorni fa i media di tutto il mondo hanno presa per buona l’immagine con cui l’agenzia Reuters documentava una spedizione russa sui fondali del mare Glaciale Artico. Peccato che quel video fosse un brano del film Titanic. Milioni di spettatori dei tg della sera non hanno battuto ciglio di fronte all’inganno televisivo. E a svelare la bufala è stato un tredicenne appassionato del film con Di Caprio.
Se per rappresentare la realtà si utilizza il cinema, può accadere anche che il cinema cambi registro stilistico per rendere la realtà, se è possibile, più verosimile. Così Brian De Palma ha scelto di raccontare la guerra in Iraq con un film in cui le scene non sono realizzate con la classica macchina da presa, bensì con una videocamera amatoriale, in modo che le immagini sul grande schermo non sembrino girate da un regista ma prelevate da youtube o dal blog di un soldato americano. Il film s’intitola Redacted, ovvero “pronto per la stampa”, una parola che denuncia l’uso strumentale e politico che tutti i media fanno delle immagini.
“Ogni volta che vediamo una fotografia dobbiamo chiederci che cosa è successo prima e che cosa è successo dopo quello scatto, e soprattutto dobbiamo domandarci perché qualcuno ha voluto che quell’immagine arrivasse fino a noi”, fu questo l’avvertimento di Susan Sontag (una delle più importanti studiose di fotografia del Novecento) quando le foto di Abu Ghraib varcarono la soglia del carcere iracheno arrivando fino ai nostri televisori. Eppure il consiglio della Sontag sembra quotidianamente disatteso. “I giovani soprattutto non si pongono questo problema di fronte alle immagini” dice a Panorama.it Roberta Valtorta, direttrice del Museo di Fotografia Contemporanea Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo e insegnante di storia della fotografia. “I miei studenti” spiega “davanti alle immagini si comportano in due modi differenti. C’è chi prende tutto per vero e chi invece crede che sia tutto costruito, anche quando è del tutto verosimile”. “Del resto” continua Valtorta “con la diffusione delle macchine digitali e degli Mms, chiunque ritiene di potersi sostituire al fotoreporter e chiunque può ritoccare un’immagine. Il risultato è un’ambiguità in cui è ormai impossibile decifrare se una foto è giunta fino a noi per l’intento politico di qualche potere oppure no”.
È invece sempre e soltanto una questione di potere secondo il fotografo Oliviero Toscani. “Difendersi dalle immagini è impossibile” dichiara a Panorama.it “La verità è la bugia e viceversa” sostiene. “Ogni comunicazione è al servizio di un potere”. Chiunque? Anche l’impiegato che passava per caso davanti alle Torri gemelle la mattina dell’11 settembre e che ha ripreso l’attacco con il suo telefonino? “Chiunque” ribadisce Toscani “che lo voglia o no, fa gli interessi di un potere”. “Quell’impiegato, pur inconsapevolmente, era al servizio della Tv che ha poi trasmesso il suo video, e che ne ha dato una lettura parziale e politica con un servizio montato ad arte”. E De Palma che vuole smascherare la falsità delle immagini politiche? “Lui è al servizio dell’industria del cinema”. E Susan Sontag, che ci metteva in guardia? “I suoi libri non erano scritti forse nell’interesse di un editore?” replica. Insomma, non c’è modo di difendersi dal potere. “No” conclude il fotografo “Ma senza potere non ci sarebbero immagini e non ci sarebbe neppure l’arte. Tutta l’arte del Rinascimento, ad esempio, era al servizio della Chiesa. Però per fortuna ci è rimasta l’arte di Michelangelo”. Scusi, ma che cosa c’entra Michelangelo con l’uso politico e strumentale delle immagini? “Perché la cappella Sistina non è forse pubblicità ingannevole? Chi l’ha mai vista dal vero la Madonna?”.
LEGGI ANCHE: La guerra in Iraq versione Youtube
- Giovedì 6 Settembre 2007
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Commenti
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Il 7 Settembre 2007 alle 8:47 voltaire ha scritto:
Mon cher ami, oui d’accord,
Ma stiamo parlando di giornale e, settimanali di scuola sovietica, ai quali nessuno rimprovero gli si può attribuire; Invece qui siamo in presenza d’un settimanale che si dichiara liberale,
le cose cambiano;
Vedi cosa gravissima che non sono stato censurato per una disputa discutibile con un forumista,
MA PER UNA CRITICA FATTA NEI LORO CONFRONTI; Questo dimostra a che livello é arrivata l’arroganza del potere (non ricordo s’é il quarto) tanto questi potere sono ben amalgamati che ne fanno tutt’uno
Per restare in tema la mia priorità é la libertà di pensiero!!
Il 7 Settembre 2007 alle 20:19 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
Una cosina soltanto differenzia il cinema dalla realtà. Nella pellicola tutto puoi far visionare o decidere di fare l’opposto. Nella realtà oggettiva in Iraq sono morti a centinaia di migliaia, ivi compresi donne e bimbi soldati e non. Tuttavia nello specifico, le immagini possono mascherare ben poco.
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