[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_Redacted.jpg)
Un pugno nello stomaco. Immagini fotografiche crude da un Iraq dissanguato dalla guerra. Partono prima dei titoli di coda, lasciando il pubblico della Mostra del Cinema di Venezia, nei giorni scorsi, in glaciale silenzio. Per poi una standing ovation di cinque minuti per il maestro Brian De Palma. “Le immagini potrebbero fermare la guerra” dice il regista statunitense. Ma le immagini dal fronte, di violenza e barbarie, che De Palma usa per il suo film Redacted (che si traduce in “pronto per la stampa”, ovvero purgato dalle cose che non si possono dire o mostrare) non vengono da fonti “ufficiali”, e non sono passate per i media americani. Per raccontare lo stupro di Abeer, ragazzina irachena di 14 anni, e la sua uccisione, insieme alla famiglia, da parte di soldati americani - storia vera -, il cineasta ha adottato lo stile di fotografie e filmati provenienti dal web. “Molte delle cose che si vedono - ha detto De Palma - sono basate su quanto pubblicato su Internet, un materiale reale che però non si può utilizzare liberamente. Ho guardato i blog, Youtube, i siti. Insomma tutto il mondo che gravita intorno a questo mezzo dove ci sono cose impensabili che quasi nessuno vede”.
Qui un servizio del Tg1 (da Youtube, appunto) con sequenze del film (che uscirà in nelle sale italiane a marzo 2008 ) e un’intervista a Brian De Palma. Qui la risposta del Pentagono a De Palma, in un servizio della Cnn.
Riprese amatoriali che i marines fanno tra di loro, reportage di giornalisti neutrali, comunicati video di terroristi, appelli di soldati… Tutti passano per il web. Immagini che, spesso, non documentano semplicemente la guerra, ma che fanno la guerra. Provocano e innescano reazioni. Sugli stupri, veri e presunti, degli americani in Iraq su Youtube si rincorrono testimonianze, servizi, commenti inorriditi. E anche ammissioni di colpe di cui è difficile stabilire la veridicità. Ma in rete si trovano centinaia di filmati e immagini raccapriccianti (e che qui volutamente non vengono linkati).
Anche i blog dei soldati al fronte hanno riempito la Rete. Si chiamano sblogs, ovvero Soldier Blogs. Qui un elenco dei tanti presenti, dall’Iraq e non solo. Raccontano emozioni, nostalgia, la quotidianità militare e soprattutto l’abbrutimento a cui la guerra conduce. Come nel caso di My War: Killing Time in Iraq (La mia guerra: come ammazzare il tempo in Iraq), sblog da cui è stato ricavato l’omonimo libro che si è aggiudicato il Lulu Blooker Prize, premio letterario per blooks.
I siti di social network danno però fastidio all’establishment americano. Da qui la decisione del Pentagono, di alcuni mesi fa, di impedire ai soldati al fronte di accedere attraverso i computer dell’esercito a 13 siti, su alcuni dei quali è possibile pubblicare e condividere foto (tra questi Youtube e Myspace). Ma il divieto non vale per tutti… Nel marzo scorso, infatti, è stata proprio la Multi-National Force in Iraq ad aprire un canale su Youtube, con video di azioni militari in esplicito appoggio alla missione Iraqi Freedom. Per non parlare poi di Juba, il personaggio orrendo e misterioso, mitico in Iraq, che riprende un cecchino dietro a un mirino mentre centra senza pietà soldati americani. Poi, carica i video delle uccisioni su Youtube.
Immagini e ancora immagini, da catalogare accanto ai primi filmati rivendicatori dell’11 settembre di Osama Bin Laden, alle esecuzioni di ostaggi da parte di al-Qaeda immortalate, a minacce estremiste o proselitismi distribuiti sul web. La guerra è a colpi di video.
- Giovedì 6 Settembre 2007









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Commenti
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Il 6 Settembre 2007 alle 19:36 De Palma, dal web al cinema l’immagine è sempre una bugia » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] Redacted, la guerra in Iraq versione Youtube [...]
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