Che cosa succede quando la passione per il racconto della realtà si unisce alla bellezza dei luoghi? Nasce il Salina Doc Fest, il primo Festival del Documentario, ideato da Giovanna Taviani, che si terrà sull’isola di Salina dal 21 al 23 settembre, anticipato da quattro giorni di retrospettiva sul genere, una sorta di pre festival, denominato Documentiamoci.
Sull’onda del successo dei lavori di Michael Moore, si sono dedicati a questo genere grandi registi, come Spike Lee, e giovani cineasti ai quali è dedicato il 1° concorso per documentari. E dopo Bowling a Columbine e Fahrenheit 9/11 il pubblico ha ripreso ad appassionarsi a questo tipo di produzioni. “Il documentario” spiega Giovanna Taviani “non è solo reportage o passiva registrazione dei fatti, ma vuole essere una ricostruzione della realtà attraverso uno sguardo personale, che non esclude il ricorso all’ibridazione dei generi”. E così sull’isola scelta da molti registi come ambientazione dei loro film (come Nanni Moretti e Massimo Troisi) ci sarà spazio per pellicole lunghe e corte, per documentari famosi e per quelli poco conosciuti, oltre ad incontri e spettacoli teatrali, perché come ogni festival anche il Salina Doc Fest cerca di offrire il maggior numero di appuntamenti per attrarre e conquistare gli spettatori.
C’è sete di realtà, una realtà che a volte mostra paesaggi di straordinaria bellezza e altre volte macerie di un paese in disfacimento, come documentano i nove film finalisti del concorso (quest’anno titolato Il mio paese). “Tutte le opere selezionate” racconta Giovanna Taviani “trasmettono un comune senso di spaesamento: c’è l’immigrato catapultato nelle grandi capitali di Europa di Welcome Europe; il transessuale a cui non è permesso diventare quello che realmente è (La persona De Leo N).; la tragica libertà conquistata al prezzo della deviazione mentale di Grido; lo straniamento del barbone che ha scelto di vivere sui treni notturni di Il Passaggio della linea. E poi” continua l’ideatrice del festival ” c’è la rabbia degli adolescenti senza volto del carcere minorile di Napoli di Nisida; la fallimentare parabola di Carlo Petrini nel mondo del calcio corrotto di Centravanti nato; l’affermazione di esistenza dei gitani di Barcellona di Cun Tunis. E poi” spiega ancora Taviani “c’è chi si ribella allo spaesamento, rivendicando la propria identità nelle montagne curde (Primavera in Kurdistan), o tornando in Sicilia, nella propria terra natale, per investigare, dopo anni di assenza, sul mistero di Provenzano (Il fantasma di Corleone)”.
- Martedì 18 Settembre 2007










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