Arrivano vestiti in modo elegante e sobrio i Marlene Kuntz. A presentare il loro settimo album in studio dal titolo Uno ci sono tutti e tre: Cristiano Godano, voce e chitarra, Riccardo Tesio, chitarra, e Luca Bergia, il batterista. C’era molta attesa per questo nuovo lavoro della band cuneese. Ci si aspettava una svolta verso un suono decisamente meno aggressivo e ancora più ricercato rispetto agli altri album: così è stato. I testi rimangono, invece, una sorta di viaggio letterario. E proprio il titolo del cd Uno prende spunto da una frase contenuta in un libro di Nabokov: L’amore. Due persone in una, un solo pensiero, una sola ombra che cammina, ecco perché esiste un solo numero: UNO! E l’amore moltiplica infinite volte questa unicità.
Cristiano partiamo da qui: da Uno?
La canzone è un totale omaggio a Nabokov, come si può immaginare. Il libro da cui è stata tratta la frase è estrapolata da un libro nel libro che parla di uno scrittore mai esistito, ma citato dall’autore. Intorno a questa frase ce ne sono altre che il testo celebra. Aggiungo anche che, nel periodo in cui stavo leggendo Nabokov, mi sono imbattuto nella biografia ufficiale della moglie. Mi è arrivata così una forte sensazione di romanticità e credo di essere stato molto toccato dalle vicissitudini di questa coppia. Si dice che senza la moglie Vera Slonim, Nabokov non sarebbe diventato quello che poi è stato. Vale, quindi, la regola che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.
Nel booklet a ogni brano è accompagnato un breve racconto. Come avete scelto gli autori?
Amicizia prima di tutto, reciproco rispetto e, per alcuni, è valso il criterio della conterraneità. Marco Bosonetto e Gianmaria Testa sono cuneesi, mentre Paolo Conte è astigiano. Siamo lì. Stefano Benni e Carlo Lucarelli, invece, sono profondi conoscitori della nostra musica. Emidio Clementi, ex cantante dei Massimo Volume, è un amico di vecchia data.
Quale di questi scritti ti è piaciuto di più?
Siamo rimasti incuriositi laddove il testo in qualche modo suggeriva qualcosa di altro. Ma quello di Benni è davvero spettacolare.
Uno prosegue e, anzi, estremizza un concetto musicale a cui avevate dato corpo qualche tempo fa. E’ un giusta riflessione?
Quando abbiamo cominciato a lavorare a questo album ci siamo detti che non ci sarebbero state mezze misure. Visto che non ci interessa ammiccare a nessuno, ma ci interessava solo fare il disco che forse inseguivamo da qualche tempo.
C’è anche una maggiore sensibilità nel tocco. L’album live S-Low è stata una sorta di anticipazione di tutto ciò?
Sì, S-Low ci ha fatto capire tante cose. Come, per esempio, che ci poteva essere meno irruenza e, invece, maggiore attenzione agli arrangiamenti e alle dinamiche.
Possiamo considerare Uno come un concept?
E’ venuto fuori come un concept. In fondo ci siamo trovati a pensare che l’aspetto dell’amore e dell’universo femminile collegavano tutti i testi. C’era sempre una forte presenza delle donne e a noi piaceva immaginare che il tutto fosse legato alla musa ispiratrice. È, però, ben presente l’uomo che celebra poi queste donne.
Nel disco c’è una canzone, 111, che parla di un omicidio: un marito che uccide la moglie. Hai preso spunto da qualche fatto di cronaca in particolare?
Non uno in particolare. Sono suggestioni. Ma mi spiego meglio: se personalmente ho una cifra stilistica come scrittore di testi è anche perché ho un’attrazione verso le psicologie delle persone che combinano qualcosa di sbagliato, quindi, in questo caso, il parlare di una persona che l’ha combinata brutta.
- Mercoledì 26 Settembre 2007











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Commenti
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Il 2 Ottobre 2007 alle 23:30 Ocean's songs blog ha scritto:
[...] Ho finalmente assorbito l’ultimo lavoro dei Marlene Kuntz: UNO. Un album che, come ci aspettavamo, ha segnato una linea forte nella storia musicale della band cuneese. Cristiano, Riccardo e Luca si sono lasciati alle spalle le atmosfere potentemente distorte e hanno abbraciato quelle più candide e sofisticate. Questo, evidentemente, non vuole dire minore ricerca sonora. Tutt’altro. Gli MK sono diventati davvero grandi, lo si vede non solo dai capelli un po’ bianchi di Godano, ma anche dalla sensibilità del tocco strumentale. Nella perfezione-imperfetta delle arie. I Marlene si sono messi alle spalle gli anni di Sonica, Festa Mesta, Ape Regina, e hanno stretto le meglie della forma-cazone. Col tempo si matura. E loro lo hanno fatto. Leggi anche: L’INTERVISTA - ASCOLTA GRATIS 3 BRANI [...]
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