Archivio di Settembre, 2007

Riposti i taccuini in tasca e spenti i microfoni mi trovo, inaspettatamente, faccia a faccia con due dei Marlene Kuntz, il chitarrista Riccardo Tesio e il batterista Luca Bergia. Cristiano è impegnato con due interviste telefoniche, anche se prima reclama un caffè. Gli altri giornalisti, arrivati per la conferenza, sono già fuori dalla Virgin. Io, invece, rimango lì e cominciamo a parlare del più e del meno. Vengono fuori due aspetti che nella discussione di mezz’ora prima non erano emersi. Così, un po’ ingenuamente, chiedo se ci sarà ancora Gianni Maroccolo al basso. Ed è a questo punto che Riccardo mi dà la prima notizia: Gianni, che è il produttore dell’album, non sarà più con noi. I suoi impegni cominciano a diventare tanti. Il primo sarà il nuovo album dei Pgr“. Fermi tutti. Ecco la novità: i Pgr in studio dopo tre anni. Incasso la buona novella e vado avanti.
A questo punto chi sarà il bassista?
Stiamo provando una serie di persone, continua sempre Riccardo. Diciamo che siamo vicini alla scelta.
Ma state facendo una sorta di casting?
Non proprio, diciamo che i musicisti che abbiamo contattato hanno quasi tutti una certa attitudine ai Marlene.
In pratica avete deciso?
Sì, ci siamo vicini.
La mia piacevole chiacchierata continua in modo del tutto informale. E faccio presente di aver molto apprezzato il tour di Bianco Sporco (l’album precedente). Come sarà il nuovo però? Insomma, sarà difficile riprodurre i tanti colori di Uno. Luca dice subito che “Sarà dura, infatti, i suoni sono molti e i mesi che ci separano dall’inizio della tournée serviranno proprio a questo”.
Ricordo che due anni fa avevate con voi, per la parte suoni e tastiere, Rob Ellis. Cercherete un altro musicista che possa esservi d’aiuto?
Riccardo: Ci hai preso. Credo che i Marlene non saranno più in quattro, ma in cinque.
E chi sarà il quinto?
C’è un ragazzo di Cuneo molto bravo che molto probabilmente porteremo con noi. Lui suona il violino, ma anche il piano. Credo di poter dire che sarà lui.
Inizio del tour a gennaio, ma prima qualche data per carburare?
Luca: Parteciperemo a un paio di eventi, nulla di sicuro ancora.
Pago di quello che ho sentito e dopo aver registrato nella mia mente le loro parole, saluto e vado via, seguito da Riccardo che esce dalla sala conferenze subito dopo di me reclamando, col sorriso, anch’egli il suo caffè.
![[color=red][b]MIMMO PALADINO PER MODENA[/b][/color]<br /> Palazzo Santa Margherita<br /> c.so Canalgrande 103, Modena<br /> 15 settembre 2007 - 6 gennaio 2008<br /> [url=http://www.comune.modena.it/galleria/2007/paladino/index.html][b]www.comune.modena.it[/b][/url]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10024/normal_paladinopost.jpg)
LA GALLERY
Sulla porta delle Pescherie del Duomo medievale di Modena c’è una scheggia impazzita di storia: nel marmo non sono raffigurati i racconti biblici o evangelici, come quelli scolpiti sulla facciata principale da Wiligelmo, ma antiche avventure di cavalieri, guidati da re Artù. Se c’è un destino nei nomi, era inevitabile che Mimmo Paladino si facesse irretire da questi paladini della Tavola rotonda. Ed è appunto il profilo di un’immane figura cavalleresca, dipinta dall’artista napoletano su un particolare tessuto, che coprirà la Ghirlandina, la torre campanaria del Duomo (dichiarati entrambi patrimonio dell’umanità dall’Unesco), per il periodo del suo restauro. Intanto che si attende la messa in sicurezza della torre, Modena dedica a Mimmo Paladino una mostra a Palazzo Margherita, a cura di Angela Vettese, che rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2008. O, piuttosto, è Paladino che dedica una mostra alla città, partendo proprio dalla Ghirlandina che gli ha suscitato probabilmente l’immagine della torre di Babele.
La prima idea prefigurava l’allestimento di un crollo: mattoni, frammenti, pezzi, confusione, come testimonianza della catastrofe babelica. Ma poi tutto quel materiale che si spargeva assumeva un altro significato. Erano frammenti di memoria, da riporre in grandi contenitori, scheletri di vagoni come raccoglitori di materiali mitici, di corpi assopiti, di un passato che riemerge, magari anche solo sotto forma di archittetture industriali come appaiono nei quadri appesi alle pareti. Qui sulle tele il volto del cavaliere, attonito e smarrito, riemerge in mezzo al caos di tralicci, tubi, una sorta di versione moderna di Avalon, dove in mezzo a frammenti , ruggini, mattoni il cavaliere va in cerca della sua Excalibur.
LA GALLERY


Libri. “I 33 dischi senza i quali sono si può vivere”
I 33 dischi che hanno cambiato la storia della musica e dei quali non si può fare a meno. Ce li raccontano Ernesto Assante e Gino Castaldo, due giornalisti di Repubblica, ma soprattutto due apprezzati esperti del settore. Una lettura che diventa viaggio nel tempo, anche romantico, fatto sull’ottovolante dei 33 giri. Si parte dai Beach Boys, per poi traghettare lungo le sponde di Bob Dylan e approdare nella Giamaica di Bob Marley. Prendere una nave e sbarcare in Europa attraverso Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin e U2, omaggiando, infine, l’arguta genialità di Fabrizio De André. Einaudi, 15 euro.
Il disco. Ci sono…I Cosi
Ecco I Cosi, come li aveva chiamati Morgan in una delle loro prime apparizioni. È il rock ’n’ roll allo stato puro che si nutre, in modo forte, sincero e dichiarato della cultura musicale italiana. Il loro sound, molto anni ’60, è anche un omaggio, nemmeno tanto velato, a personaggi come Adriano Celentano, Domenico Modugno, Umberto Bindi e Luigi Tenco. Ora Marco Cosma Carusino Vignera (chitarra e voce), Antonio Mesisca (basso e voce) e Stefano Stea Aquino (batteria e voce) si presentano con il loro primo album, pubblicato dalla Warner Music e dal titolo Accadrà.
La musica italiana in Gran Bretagna
Sei band in volo. L’Italia mette in mostra i proprio gioielli della musica alternativa. Il 4 eil 5 ottobre si terrà proprio in Inghilterra il cosiddetto The Italian Job, in programma al BarFly di Camden Town. Ci saranno: Casino Royale, Hormonauts, Tre Allegri Ragazzi Morti, Hot Gossip, e JetLag.
Riecco i fratelli Cavalera
Ritorno alle origini o, per meglio dire, alle radici. La storia riparte e i fratelli brasiliani Max e Igor Cavalera sono di nuovo insieme ed è la prima volta in dodici anni, cioè dalle registrazioni di Roots dei Sepultura nel 1995, che questo avviene. Il nuovo progetto si chiamerà Cavalera Conspiracy. “Quando io e Igor ci siamo incontrati al decimo appuntamento annuale del D-Low Memorial Show e abbiamo preso gli strumenti in mano, è stato come se non ci fossimo mai separati. Il metal scorreva nelle nostre vene”, ha detto Max.
Vacanze agli sgoccioli per gli universitari, ma per molti è già tempo di partire: stanno preparando le valige più di 15 mila studenti selezionati che andranno a frequentare i corsi nelle più importanti Università europee, da un minimo di tre mesi fino a un massimo di 12, grazie all’Erasmus, un accordo comunitario lanciato 20 anni fa attraverso cui gli Atenei si scambiano per brevi periodi gli studenti per corsi di laurea omologhi.
Gli studenti in partenza ancora non se ne rendono conto, ma quel soggiorno cambierà la loro vita. Torneranno più europei, con amici distribuiti in tutto il mondo, parleranno meglio le lingue e impareranno a conoscere a fondo i cibi e le musiche straniere.
Districarsi tra la mole di pagine htlm per trovare le informazioni più utili in vista del proprio soggiorno all’estero non è facile. C’è un sito che mette in guardia gli stranieri circa gli ostacoli della burocrazia italiana, o che invita alla pazienza per chi cerca un buon alloggio in Spagna e offre informazioni su visti, assistenza sanitaria, contratti d’affitto e operatori di telefonia mobile e fissa, tariffe più convenienti e come aprire un conto, nei principali Paesi europei.
Ma gli studenti Erasmus, per godersi la permanenza all’estero e sopire la nostalgia di casa, hanno bisogno soprattutto di entrare a pieno nella vita universitaria del Paese ospitante, e vogliono essere informati su eventi, visite guidate, feste, concerti e mostre. Quindi oltre alle notizie ufficiali, che si possono trovare sui siti di tutti gli Atenei e dei loro municipi, sono i blog degli ex Erasmus le pagine più utili alla sopravvivenza. Solo chi ha già sperimentato l’Erasmus sa davvero a cosa va incontro un italiano all’estero, e può indicargli i supermercati più forniti, la discoteca più alla moda, il pub più in, avvertendoli sulle difficoltà e sulle reali facilitazioni di quella esperienza: dalla Francia, alla Germania, al Regno Unito fino alla amatissima Spagna (tra le mete preferite degli italiani visto che sul lifestyle spagnolo i blog sono addirittura doppi!). Per chi volesse leggere leggere le opinioni sul bel Paese, postate dagli studenti stranieri venuti nelle città italiane, è significativo il sito di iagora.com.
Tra i soggiorni all’estero più apprezzati dagli studenti Erasmus spiccano quelli dell’Europa del nord. Lì, gli studenti italiani rischiano di restare folgorati dall’iper-efficienza nordica. Tanto per cominciare ancora prima di partire gli viene assegnato un alloggio nel campus adiacente (a differenza delle fatiche che i fuori sede italiani sono costretti a sobbarcarsi a causa dell’assenza di residenze ad hoc). Tutte le stanze sono servite da connessione veloce e, per gli atenei più all’avanguardia telefono e intranet gratuiti. Appena arrivato lo studente viene schedato nel rettorato ospite e riceve una scheda magnetica che apre le porte all’Università. Nel vero senso del termine. Quella card permette di entrare non solo nelle aule dove si svolgono le lezioni e gli esami, ma anche nei centri informatici attrezzati con Pc e in biblioteche con milioni di volumi, accessibili sia di giorno sia di notte. Il campus significherà studio serrato nei giorni feriali (la cui frequenza è generalmente obbligatoria), meritocrazia in sede d’esame e divertimento nei pub o club del campus nei weekend.
Forse è vero ciò che dice Beppe Severgnini nell’articolo vent’anni di Erasmus, “allontanare un ventenne italiano da casa, e mettergli in tasca la chiave di una nuova porta, è di per sé un programma rivoluzionario. È crudele esporre i nostri studenti a dosi massicce di mercato, merito e selezione a tutti i livelli: e poi riportarli indietro, nell’ambiente che conosciamo, fatto di infrastrutture inadeguate, docenti-fantasmi, concorsi aggiustati, fuori-corso patologici, 3+2 balenghi e università-bonsai”.

Di Marco Giovannini
Mona Shafer Edwards faceva la disegnatrice di moda, ma come tutti a Los Angeles amava due cose: celebrities e storie noir. Un giorno, stufa di vedere nei telegiornali disegni piatti e senza vita dei processi più famosi (nelle aule dei tribunali sono proibite macchine fotografiche e telecamere), pensò che poteva fare di meglio, preparò il suo book e si presentò dalle più importanti catene televisive. La Cbs le consigliò di continuare con la moda, ma la Abc le diede fiducia e la spedì a coprire «Triola versus Marvin», il processo in cui Michelle Triola, ex convivente dell’attore Lee Marvin, trascinò l’ex fidanzato in tribunale per chiedere gli alimenti (anche se lui era ancora legalmente sposato con la moglie).
Da allora sono passati 25 anni, migliaia di processi e Mona ha rivoluzionato il mestiere del cosiddetto «courtroom sketch artist», il disegnatore da tribunale, oggi elevato a forma d’arte.
Se la contendono tv e carta stampata (Entertainment weekly, Usa today, Los Angeles Times), le dedicano mostre personali e ha appena pubblicato il primo libro sull’arte della giustizia, Captured!. «Mentre i miei predecessori cercavano o l’effetto forte, occhi sgranati e bocche deformate da ghigni, oppure il segno da cartoon, un po’ caricaturale, io inseguo l’anima dei personaggi». Li osserva magari per ore, poi in due minuti li sintetizza. Se avesse più tempo farebbe acquarelli (come per i carnet dei suoi viaggi), ma di solito è costretta ai pennarelli colorati. Poi corre fuori dall’aula, raggiunge il pulmino della tv, incolla il disegno su un albero e l’operatore lo riprende.

Non usa mai una gomma per cancellare, ma una lametta, e ogni volta deve chiedere il permesso per farla entrare in aula. Comincia sempre dal sopracciglio o dal naso, dopo una specie di training. “Devo sforzarmi di dimenticare quella faccia famosa che ho visto mille volte e potrei disegnare a memoria. Il mio soggetto è un uomo nell’aula, non l’attore sullo schermo. Quello è il momento della vulnerabilità, della verità”.
Sotto le forche caudine dei suoi pennarelli sono sfilati i protagonisti di processi clamorosi: O.J. Simpson accusato di omicidio, Michael Jackson di pedofilia, Anne Nicole Smith di aver raggirato il vecchio miliardario diventato suo marito, Kim Basinger e Alec Baldwin che si azzuffavano sulla custodia del figlio. E tutto il resto di Hollywood ancora e sempre Babilonia.
Lei può disegnare quello che vuole, meno i componenti della giuria, i bambini e gli eventuali poliziotti in incognito che siano chiamati a testimoniare.
La cantante Dolly Parton si è comprata uno dei suoi disegni originali (era accusata di plagio, si portò in aula la chitarra), ma i suoi migliori clienti sono gli avvocati, che di solito la pregano di aggiungere loro capelli e togliere chili. Ha scoperto che l’avvocato di Clint Eastwood (citato dalla ex compagna Sondra Locke che lo accusava di averele impedito di lavorare a Hollywood dopo la loro separazione) ha messo in conto al suo cliente anche l’acquisto del proprio ritratto.
Ha rilanciato un mestiere in via di estinzione: a Los Angeles le è rimasto un solo concorrente, in tutti gli Stati Uniti altri sei.
Un processo che ha unito i suoi due amori, crimine e moda, è stato quello contro Winona Ryder accusata di aver rubato nel grande magazzino Saks di Beverly Hills cinquemila dollari di vestiti. Arrivarono in corte cappelli, borse, scarpe, gonne e foulard di marca. Invece che distruggere la sua carriera, quel processo la rilanciò. Il settimanale W la mise in copertina con una maglietta che diceva “Free Winona” e poi lei fu assunta come testimonial da Mark Jacobs (di cui aveva rubato vari pullover).
I suoi giudizi sono più impietosi dei pennarelli: “In aula Courtney Love sembrava una donna distrutta dalla droga e dalle troppe plastiche; il potentissimo Steven Spielberg un uomo terrorizzato per le minacce di un fan troppo assiduo; Anne Nicole Smith, una povera bambola di carne”. La più manipolatrice? Heidi Fleiss, l’ultima “madame” di Hollywood che è andata al party per il lancio del libro Captured! portandosi appresso la sua troupe televisiva.


Max Pezzali non si ferma mai: dopo aver pubblicato a maggio Time Out, suo terzo album solista, si è dedicato alla preparazione del “Max 2007 tour”, che lo porterà in circa un mese e mezzo su è giù per l’Italia.
Nell’attesa, il cantautore pavese ha accettato di raccontare a Panorama.it la sua passione per Internet e il prossimo progetto a cui sta lavorando.
Quando hai cominciato a navigare?
Sono un fruitore della rete da tempi non sospetti. Fai conto che il mio primo abbonamento risale al 1994, con Galactica. Hai presente le connessioni dial up? E frequentavo persino le Bbs antesignane, grazie alle quali accedevo a documenti e condividevo risorse.
Che rapporto hai con Internet, oggi?
Strettissimo e indispensabile. Per me è uno strumento di vita quotidiano, un’estensione dei miei strumenti di lavoro. Il mio studio è attrezzato al meglio, ma posso affermare che ovunque ci siano una connessione Adsl e il mio portatile, c’è il mio ufficio. Svolgo una buona parte del mio mestiere a distanza e non potrei proprio fare a meno di Internet: abito a Roma e il mio gruppo di produzione, quello con cui ho realizzato gli ultimi album ha sede nella Capitale. Poi, però, invio via Ftp, provini di vario genere e file in cui è incisa la mia voce a Milano, dove i miei collaboratori montano i pezzi.
E il tuo sito?
Il sito è passato attraverso numerosissime incarnazioni e la sua nascita risale all’epoca degli 883. Ha persino anticipato Second life, perché mettevamo le immagini in 3d utilizzando lo stesso motore di rendering che ora muove Second Life. Tra le nostre idee più originali e pionieristiche, il photo-blog, in cui pubblicavamo una mia foto ogni giorno. Attualmente è un sito di servizio che intendo integrare a breve con una novità: un photo-blog in cui le foto sono in movimento. Trenta secondi di immagini al giorno che permettono a chi mi segue di vedere cosa faccio. Ho anche una pagina su Myspace.
Hai mai fatto acquisti online?
Eccome. Persino una Harley-Davidson Cafè Racer del ‘77, perfettamente restaurata.
A che punto sei con la preparazione del live? Manca davvero poco al debutto, ormai.
I lavori procedono a pieno ritmo. Per Milano, il 12 ottobre, saremo prontissimi, sebbene il rodaggio delle date contribuisca sempre a perfezionare la macchina-concerto.
A dicembre, finalmente, ti concederai il meritato riposo? Non ti fermi da parecchio…
Sicuramente rallenterò, ma ho in cantiere un progetto che mi entusiasma: il mio primo Cd dal vivo. Ne faranno parte i brani che eseguiremo durante la tournée. Aspetto questo momento da parecchio e non vedo l’ora di comiciarlo.
Le prime tre date del Max 2007 tour:
12 ottobre Milano, DatchForum
16 ottobre Torino, Palaisozaki
17 ottobre Bologna, Land Rover Arena Paladozza

Oliviero Toscani colpisce ancora e torna a far discutere con la sua foto choc sull’anoressia: la modella francese Isabelle Caro ha posato per la campagna pubblicitaria realizzata per Nolita, fashion brand del gruppo Flash&Partners.
La ragazza, scheletrica e completamente nuda (pesa appena 31 chili), ha scelto di esporsi- come ha detto a Vanity Fair - ”perché la gente sappia e veda davvero a che cosa può portare l’anoressia”.
”L’anoressia è un tema tabù per la moda” ha dichiarato il fotografo “Come l’Aids ai tempi: nessuno nel giro della moda aveva l’Aids…. Adesso invece l’argomento tabù è l’anoressia. Io non credo che la moda abbia grandi responsabilità nel problema dell’anoressia, è una cosa molto più ampia che riguarda tutti i media e in particolare la televisione, che propone alle ragazze modelli di successo assurdi”.
Fatto sta che mentre l’immagine campeggia a doppia pagina sui quotidiani e sui manifesti pubblicitari lungo le strade delle città, sono esplose le polemiche: ”Esageratamente cruda” è il primo commento di Fabiola De Clercq, presidente dell’Aba, (associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia), e autrice di molti testi sull’argomento.
”Credo che queste campagne con immagini così dure e crude siano giuste, opportune” ha commentato invece Giorgio Armani. In sintonia con Stefano Dolce e Domenico Gabbana: ”Finalmente qualcuno dice la verità sull’anoressia, cioè che non un problema della moda ma un problema psichiatrico”. ”Il problema più grande, e perfino evidente, è ormai quello dell’obesità, ma sono entrambi, fenomeni contro cui lottare” concludono gli stilisti “ma non sono problemi strettamente della moda. Nella moda le donne sono sempre state molto sottili, anche negli Anni 50 e 60”.
Se il ministro della Salute plaude alla campagna di Toscani, un altro esperto è in completo disaccordo con l’utilizzo di una malata per fini pubblicitari ed economici: “Il messaggio che passa è che l’anoressia è una scelta che si può evitare: stiamo parlando di un fenomeno molto più complesso che ha varie origini, genetiche, psicologiche” sostiene Riccardo Dalle Grave, presidente dell’Aidap (associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso). Anche dal mondo dei pubblicitari c’è perplessita: ”Mi auguro molto caldamente che gli effetti di questa pubblicazione siano stati prima testati con grande attenzione e che i risultati siano stati incoraggianti” è l’auspicio di Annamaria Testa.
Toscani chiosa: “Il paradosso è che ci si sconvolge davanti all’immagine e non di fronte alla realtà. Io ho fatto, come sempre, un lavoro da reporter: ho testimoniato il mio tempo”.
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Le pareti sono schermi interattivi su cui vengono proiettati ogni sera scenari differenti: da quello “dot matrix sci-fi chic” (e cioè, chic fantascientifico ispirato a Matrix) al deserto californiano, passando magari per il mare in tempesta. Ma non c’è limite alle variazioni: anche i clienti possono proporre nuove ambientazioni, selezionando quelle che più si addicono all’umore della serata. Magari giocando con i tanti LED installati sul soffitto, in grado di creare oltre 1000 combinazioni di luce.
Il tutto è poi sensibile al contatto: le pareti reagiscono ai movimenti; se si poggia il bicchiere sul tavolo, la base inizia ad emettere radiazioni luminose.
Questo, e altro ancora, è il Twentyfour:london, nuovo concept-club che ha aperto i battenti nella capitale inglese proprio in questi giorni. Salutato come il primo bar completamente interattivo, il Twentyfour prova a ridefinire le regole dell’intrattenimento notturno all’insegna della tecnologia e della personalizzazione. “È come se Star Trek e Star Wars fossero fusi in un tutt’uno - spiegano gli ideatori - Ma con il servizio ai tavoli”.
Per chi non riesce a fare un salto a Londra, online è disponibile un Tour Virtuale.