- Tags: Cinema, Dror-Zehavi, Israele, Maradona, Medio-Oriente, Palestina
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Shredi Jabarin, palestinese di Tulkarem, non avrebbe mai immaginato di diventare la stella di un film diretto da un regista israeliano. Invece Shabat Shalom Maradona (Buon Sabbath Maradona, in italiano), pellicola diretta da Dror Zehavi che proprio in questi giorni sta terminando gli ultimi ciak, vede come principale protagonista lui e la storia del personaggio che interpreta, quella di un kamikaze palestinese, Tarek, che si infiltra dalla Cisgiordania in pieno centro di Gerusalemme con una cintura piena di esplosivo. Quando però schiaccia il detonatore di fronte a un bar affollato, il meccanismo si inceppa e Tarek chiede aiuto a un ignaro elettricista israeliano di cui diventa amico, assieme a una ragazza 17enne proveniente da una famiglia di ebrei ortodossi.
Sabbath di pace Maradona, il cui titolo fa riferimento alla grande passione di Tarek per il grande campione di calcio argentino, uscirà all’inizio del 2008 e già si è attirata le critiche dei “falchi” israeliani che, come per Paradise Now candidata all’Oscar nel 2005, considerano ancora un tabù il raccontare le storie umane dei kamikaze. Così come quella dei “falchi” palestinesi che stanno dietro al “business” dei kamikaze in Cisgiordania e che minacciano Tarek di uccidergli i genitori, rimasti in Cisgiordania.
Tarek nella realtà non è un kamikaze in particolare ma la summa di tutti i kamikaze “falliti”. Il film si basa infatti su testimonianze reali, raccolte tra gli agenti dell’intelligence israeliana dallo stesso Zehavi, dopo una serie di attentati suicidi fortunatamente non andati a buon fine. E dai racconti delle forze di sicurezza di Tel Aviv si evince che i kamikaze sarebbero spinti al martirio più da motivazioni personali che ideologiche. Per questo Buon Sabbath Maradona è un film destinato a far discutere e a scatenare polemiche. Anche perché dal 2000 sono state oltre 400 le vittime di attentati suicidi e da quando, sette anni fa, si sono bloccati i negoziati di pace, 4200 palestinesi e 1030 israeliani hanno perso la vita in combattimenti vari e scontri a fuoco. “Il vero obiettivo di questo film” ha però spiegato il regista “è quello di costruire un ponte tra Israeliani e Palestinesi, Ebrei e Arabi, per permettere una riconciliazione, nonostante la situazione in cui siamo costretti costantemente a vivere”.
- Lunedì 1 Ottobre 2007
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Il 2 Gennaio 2008 alle 17:06 Israele rompe un tabù, al cinema la satira sui kamikaze » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: La storia di Tarek, kamikaze palestinese e stella del cinema israeliano [...]
Il 2 Gennaio 2008 alle 17:39 cultura » Blog Archive » Israele rompe un tabù, al cinema la satira sui kamikaze ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: La storia di Tarek, kamikaze palestinese e stella del cinema israeliano [...]
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