Risorge dalle sue ceneri il Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale a Roma: il 6 ottobre riapre i battenti con tre mostre che si possono visitare contemporaneamente.
Un palazzo dalla storia difficile, sin da quando fu progettato, in mezzo a molte polemiche, da Pio Piacentini e inaugurato nel 1883.
Dopo il periodo dorato delle grandi mostre degli anni Settanta e primi anni Ottanta, venne dichiarato inagibile e chiuse per molti anni. Riaprì nel 1990, e nel 2002 si diede inizio agli ultimi lavori di ristrutturazione. La riapertura era prevista per dicembre 2004, ma nel settembre di quell’anno crollò una parte del tetto su cui si stavano scaricando pesanti lastre di cartongesso.
Ecco come, dopo tante verifiche di stabilità e soldi spesi (i lavori di riqualificazione sono costati 28 milioni di euro) siamo arrivati al 2007, e i romani più giovani del Palazzo hanno visto sempre e soltanto l’imponente facciata bianca dalle porte sigillate.
Ma Roma aveva bisogno di uno spazio come questo, un centro culturale importante, non solo per esporre ma anche per accogliere opere teatrali e cinematografiche, oltre a reading letterari. Anche durante gli anni di chiusura è riuscito a rappresentare un luogo magico che inaspettatamente riapriva, pronto ad accogliere performance e installazioni, durante le serate danzanti di capodanno o nella notte bianca.
E di spazio ce ne sarà: più di 10mila metri quadri su tre piani, con una sala cinema da 139 posti, un Auditorium per 90 persone, una sala polifunzionale e poi la caffetteria di quasi 300 metri quadri, il ristorante che ospiterà fino a 240 persone, una libreria di 470 mq.
Dal punto di vista architettonico, il colpo d’occhio più attraente sarà senza dubbio il ripristino della grande serra: una struttura completamente trasparente a far da tetto e fonte di luce, composta da una vetrata sostenuta da una intelaiatura in ghisa e acciaio. Faceva parte del progetto originario del Piacentini ma era stata abbattuta negli anni Trenta. Ora ospiterà il ristorante roof garden.
Ad inaugurare l’edificio tirato a lucido saranno le mostre su Stanley Kubrick, Mario Ceroli e Mark Rothko.
Quella sul grande regista americano presenta documenti inediti, copioni, appunti di regia, fotografie, filmati dal backstage e plastici. La ricostruzione della scenografia del prologo di 2001: Odissea nello spazio permetterà ai visitatori di entrare nel set.
E poi, tra le attrezzature usate per gli effetti speciali, la lente Zeiss prodotta dalla NASA che permise di girare le scene a lume di candela nel film Barry Lyndon.
La mostra di Mario Ceroli darà spazio alla spettacolarità e all’uso dei materiali che lo scultore lavora con sapienza artigiana: legno, vetro, terre colorate, stoffa, sabbia, cenere.
La monografica su Mark Rothko è un’occasione rara: l’ultima volta che una retrospettiva del pittore americano di origine russa è stata portata in Italia fu nel 1970, per la commemorazione dopo il suicidio dell’artista. E ora, dopo che la sua opera White center è stata battuta all’asta da Sotheby’s a New York per la choccante cifra di 72,8 milioni di dollari (comprata da ignoti), sarà probabilmente sempre più difficile che le opere di Rothko girino in esposizioni temporanee.
- Giovedì 4 Ottobre 2007










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