
13 anni, 2 mesi, 23 giorni, 11 ore, ossia 4833 giorni e mezzo per percorrere 74.408 km (cioè 46.505 miglia) con la sola forza del proprio corpo, da Greenwich a Greenwich, toccando i 5 continenti e i 2 poli: Jason Lewis (nella foto) è tornato da poco a casa dopo aver fatto il giro del globo terrestre. Ad aspettarlo, tra la folla di curiosi e giornalisti, c’era il Duca di Gloucester che nel 1994 tenne a battesimo la Moksha, la speciale barca costruita per attraversare l’Oceano Atlantico pedalando. E soprattutto Steve Smith, l’amico, il compagno di viaggio e l’ideatore di Expedition 360°, il quale però ha mollato l’impresa a metà. Cinque anni fa ha deciso che ne aveva abastanza di viaggiare e ha ceduto al richiamo della tranquilla vita domestica, complice - forse - un’improvvisa svolta mistica.
Tutto comincia nel 1991: “Vivevo a Parigi” racconta a Panorama.it Mr. Smith “dove lavoravo come ricercatore per l’Università. Avevo una vita tranquilla e un buon lavoro d’ufficio, ma sentivo di non essere felice. Avevo 25 e una gran voglia di veder il mondo, ma non attraverso il finestrino: viaggiare per conoscere davvero i luoghi visitati, toccando le cose con mano, muovendosi piano, utilizzando la propria forza fisica, niente motori o vele: coi muscoli!”. “Per un viaggio del genere decisi di coinvolgere Jason Lewis” continua Smith “il mio migliore amico, e il 12 luglio 1994 partimmo in bicicletta attraverso l’Europa. Pedalando abbiamo attraversato l’Atlantico e siamo arrivati negli Stati Uniti, dove io ho continuato in bicicletta, mentre Jason sui pattini a rotelle, diventando il primo ad aver attraversato il paese sui roller! E poi di nuovo in barca, sempre pedalando per 2 mila miglia, siamo arrivati alle Hawaii”. Una lunga avventira che Steve Smith racconta nel suo libro Pedalando verso le Hawaii, ossia la storia di persone normali che fanno cose straordinarie. Dalle Hawaii, però, Jason ha continuato da solo. “Otto anni per me erano sufficienti” spiega “avevo imparato abbastanza dopo aver pedalato per mezzo mondo! La vita del viaggiatore può essere molto solitaria e superficiale: si vede molto, si fanno tante esperienze, ma è difficile far crescere interessi e rapporti, collezionare libri o qualsiasi altra cosa. Avevo di nuovo bisogno di un posto da chiamare casa”. “Naturalmente, anche una volta tornato a casa ho continuato a seguire l’avventura di Lewis e ad aiutarlo come ho potuto” racconta ancora Smith “Soprattutto nella ricerca di sponsor”.
Il momento più bello del viaggio? “Avvistare terra dopo aver pedalato per 12 ore al giorno per 111 giorni, mangiando cibo liofilizzato dell’esercito, scaduto da 4 anni. Dopo ogni cosa era bella: un drink fresco, un frutto, il colore rosso, l’odore della terra, le lenzuola pulite nel letto, il canto degli uccelli. Dal punto di vista fisico è stata una sfida durissima e io non avevo nessuna esperienza di navigazione”. La sfida più dura? “Rimanere in mezzo al mare per 4 mesi. Pedalavamo e parlavamo, leggevamo moltissimi libri e ascoltavamo musica perchè la mancanza di stimoli in quell’isolamento poteva dare il via alle allucinazioni”. Il momento più brutto? “L’incidente di Jason. Quando mentre attraversava il Colorado sui roller è stato investito. E’ rimasto in ospedale per nove mesi con le gambe rotte. Poi si è rimesso i pattini ed è arrivato a San Francisco. Jason è stato la mia più grande ispirazione durante tutto il viaggio: non si è mai lasciato scoraggiare.”
Infine l’eredità del viaggio: “Ho imparato ad essere paziente, anche se ancora sbaglio. Sono ambizioso ora come lo ero prima, ma non faccio più dipendere la mia felicità dal raggiungimento dei miei obiettivi. La spedizione e soprattutto l’oceano mi hanno insegnato che la felicità sta nell’accettare dove ti trovi qui ed ora”. “Ora” continua Smith “come prima, sono solo uno che inizia. Per lavoro scrivo e guido un piccolo battello attraverso un bel fiume”.
Niente di strano se si pensa che un anno fa Steve Smith è stato ordinato monaco zen: un oceano e mezzo e due continenti in bicicletta gli hanno insegnato che l’importante è il viaggio, e non bisogna perdersi alla ricerca del traguardo, perchè prima poi arriva.
- Venerdì 5 Ottobre 2007









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