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	<title>Cultura e societa &#187; Impigliati nella rete: il web è in cattive acque?</title>
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	<description>Canale Cult di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:22:43 +0000</pubDate>
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		<title>Impigliati nella rete: il web è in cattive acque?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 14:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicolabruno</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Escono in questi giorni in Italia due libri che riaccendono il dibattito sul senso della rete: è il più grande marchingegno commerciale di intrattenimento mai inventato prima oppure ha ancora una speranza di diventare il riscatto della cultura di massa? Ecco cosa scrivono i due autori, Paolo Landi e Henry Jenkins. Che tirano in causa anche Hilary Clinton, Beppe Grillo e <em>Guerre Stellari</em>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery.panorama.it/displayimage.php?pos=-12661"><img src="http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10053/normal_pesce~1.jpg" alt="Particolare della copertina" border="0" /></a><br />
Internet? C&#8217;è chi la vede come &#8220;il più grande marchingegno commerciale di intrattenimento mai inventato prima, spacciato per di più come la quintessenza della democrazia&#8221;. E chi, invece, come un&#8217;occasione per far ridare centralità a quella cultura popolare fino ad ora sempre emarginata dai media di massa.</p>
<p><em>Impigliati nella rete</em> di Paolo Landi, (<a href="http://www.speakers-corner.it/bompiani/index.htm" target="_blank">Bompiani</a>) e <em><a href="http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2629-7/scheda" target="_blank" title="Cultura convergente" id="o3cf">Cultura convergente</a></em> di <a href="http://www.henryjenkins.org/" target="_blank" title="Henry Jenkins" id="w08w">Henry Jenkins</a> (Apogeo) sono due libri  - in uscita in questi giorni  - che rilanciano il dibattito che accompagna il world wide web fin dalla sua nascita, e che vede opporsi chi (come il più integrato Jenkins) mette in risalto le opportunità creative della rete e chi (come il più apocalittico Landi) prova a smantellarne le contraddizioni e gli entusiasmi troppo esaltati.</p>
<p>La metafora che dà il titolo al libro di Landi è fin troppo esplicita. Eppure, sotto accusa non c&#8217;è tanto la rete, quanto &#8220;la nostra società e la sua infatuazione per l&#8217;intelligenza capitalistica delle nuove tecnologie&#8221;, che porta a mascherare &#8220;la moltiplicazione dei consumi (&#8230;) dietro false ideologie di progresso&#8221;. Più che Internet, il vero bersaglio polemico di <em>Impigliati nella rete </em>è una divulgazione troppo spesso orientata verso l&#8217;esaltazione acritica e superficiale dei nuovi media.</p>
<p>L&#8217;analisi di Landi risulta interessante almeno per i passaggi in cui si denunciano aspetti come la mutazione della politica in rete e il rischio di nuove &#8220;forme subdole di persuasione&#8221; (il riferimento è a <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2007/03/22/metti-youtube-tra-obama-e-hillary/" target="_blank" title="Hillary Clinton" id="qc4-">Hillary Clinton</a> e <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2007/09/26/grillo-fenomeno-del-web-o-del-marketing/" title="Beppe Grillo" id="thr9">Beppe Grillo</a> ); l&#8217;eccesso di informazioni da filtrare (&#8221;quando a tutti è concesso di parlare non si riesce a sentire più nessuno&#8221;); il predominio del marketing e dell&#8217;infotainment sull&#8217;apertura e la discussione attenta.</p>
<p>Più scontato, invece, il Landi che, allineandosi su posizioni <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luddismo" target="_blank" title="luddiste" id="rrwd">luddiste</a> molto simili a quelle di <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2007/06/20/i-blog-una-boiata-pazzesca-parola-di-andrew-keen/" title="Andrew Keen" id="xzw8">Andrew Keen</a>, arriva a negare qualsiasi portata culturale e di circolazione delle idee per Internet (&#8221;nei libri e nei giornali le idee, nella rete e in Tv lo shopping&#8221;).</p>
<p>Un punto, questo, che trova tutt&#8217;altra interpretazione nel volume di Henry Jenkins. Attraverso una serie di case-study molto eteorogenei tra loro - dagli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spoiler_%28cinema%29" target="_blank" title="spoiler" id="v">spoiler</a> dei reality show americani alla ricezione delle saghe televisive e cinematografiche (i fan <em>Star Wars</em>, le riscritture collaborative di <em>Harry Potter,</em> il <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2007/08/07/transmedia-storytelling-si-chiama-cosi-la-nuova-cultura-pop/?socialbmarks=1" title="transmedia storytelling" id="zzbv">transmedia storytelling</a> nato intorno a <em>Matrix</em>), passando per YouTube e Second Life - <em>Cultura convergente</em> mette bene in luce l&#8217;emergere di nuove modalità di consumo e produzione, sempre più attive e reticolari.</p>
<p>Più che alzare steccati tra una presunta cultura alta e una bassa, Jenkins è attento a sottolineare un tratto distintivo delle pratiche pop portate alla ribalta dalla convergenza digitale: dismessi i panni della vecchia audience passiva, i consumatori chiedono a gran voce di poter contribuire attivamente alle forme della propria cultura.</p>
<p>Ecco perché, piuttosto che gridare alla rivoluzione o scandalizzarsi per alcune derive <a href="http://blog.panorama.it/italia/index.php?tag=bullismo" title="narcisiste" id="n-6h">narcisiste</a> ed amatoriali della rete, sarebbe meglio spingere sul terreno della media education. E così mettere le nuove generazioni in condizione di saper interagire con queste forme espressive, senza subirne gli aspetti manipolatori e consumistici denunciati da Landi.</p>
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