“Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno”. “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità . Così inneggiano due comandamenti del manifesto futurista del 1909 firmato da Marinetti: lo squarcio nel mondo dell’arte provacato dalla loro mitragliata innovativa è stato dirompente. Basta con il “passatismo”, i “chiari di luna” e le biblioteche che sanno di muffa. Le coordinate della classicità , dalla piramide visiva alla costruzione armonica, che avevano saldamente mantenuto le radici nelle opere d’arte, sono state rotte una volta per tutte. Cosa ne penserebbero i futuristi adesso che si sono trasformati loro stessi in “classici” e questa mostra Il futuro del futursimo aperta a Bergamo alla Gamec fino al 24 febbraio 2008 ne ritrova nipoti e nipotini in una vastissima costellazione?
Prendete Ciò che mi ha detto il tram, il quadro di Carlo Carrà del 1911, dove una sorta di sferragliante drago moderno si fa largo fra l’impressionante caos di una futuribile “città che sale” , e confrontatelo con le opere di Damien Hirst, l’artista famoso per i suoi animali in formaldeide, con le quotazioni più alte sull’odierno mercato artistico, con Beautiful, Chaotic, Psychotic, Madman’s, Crazy, Psichopathic, Schizoid, Murder Painting del 1995. Nell’artista inglese ecco le stesse linee di forza del quadro di Carrà , rese solo con tracciati di colore rosso per rissumere in una macchia cromatica vorticosa lo psicotico movimento contemporaneo.
Il progetto dei curatori Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini Galati punta alla ricerca di tutte le terminazione nervose del radicalismo futurista: circa duecento opere di centoventi artisti, per spingersi fin dentro alla contemporaneità . Lo sberleffo di Michelangelo Pistoletto e la sua Venere degli stracci del 1967, dove la riproduzione di una Venere di Milo, posta di fronte al visitatore dal suo “lato b”, esamina quasi volesse annusarli una montagna di abiti usati , ha la stessa audacia della ribellione di una scultura di Umberto Boccioni negli anni Dieci del Novecento, dove le membra umane hanno assunto la forma di linee fluide con creste per rendere le velocità del passo di corsa. Le spavalderie odierne di Maurizio Catellan, autore dei fantocci di bambini impiccati a Milano, terranno come quelle del futurista Fortunato Depero? E così nel guardare opere di John Cage, Mario Schifano, Bruce Nauman, Thomas Ruff, Lucio Fontana, fino al mostro sacro Andy Warhol, si può scoprire che la loro creazione è un futurismo in versione vintage.
Il tourbillon di immagini in mostra, senza pretese di esaustività , fa ritrovare legami, intrecci, accavallamenti dove trionfa la famosa immaginazione “senza fili” teorizzata da Filippo T. Marinetti, wireless si potrebbe dire oggi, a testimonianza che la costruzione futurista del mondo è ancora in atto e il futuro del futurismo deve ancora arrivare.
- Mercoledì 10 Ottobre 2007











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