Archivio del 16 Ottobre 2007

Merci Karl! Il libro scandalo sui segreti di Karl Lagerfeld

Da anni ormai, scandali e capricci dell’alta moda, combinati al lusso sfrenato di questa realtà, fanno la gioia degli editori e dei loro lettori. Ma c’è un limite a tutto. Almeno questo avrà pensato lo stilista Karl Lagerfeld, noto nell’ambiente non soltanto per le sue prodezze artistiche, ma anche per la sua strenua volontà a voler preservare con ogni mezzo l’immagine di Re Mida infallibile su cui ha costruito la sua carriera.

Prendente Arnaud Maillard, ex braccio destro del direttore creativo di Chanel. Contattato da Panorama.it, Maillard ripercorre le disavventure di una carriera iniziata “da Lagarfeld come stagiaire” e giunta quindici anni più tarda alla guida dello studio della Lagerfeld Gallery. Poi, il fatidico maggio 2005. “Di punto in bianco, sono stato licenziato per motivi cosiddetti economici. In realtà, Lagerfeld era venuto a sapere che volevo lavorare per altre griffe”. Risultato: “oggi vivo a Madrid, da esiliato, dopo che lo stilista ha deciso di imporre un veto sul mio nome nel mondo della moda francese”. Le memorie vengono diligentemente trascritte nell’autobiografia che Maillard ha fatto pubblicare in Francia presso l’editore Calmann-Lévy. In libreria dal 19 settembre scorso, Merci Karl! (Grazie Karl!) è ormai al centro di molte attenzioni. E di molte polemiche. Secondo l’autore, “questo libro è in realtà un omaggio a una delle più grandi figure della moda contemporanea”. Certo, dopo il licenziamento improvviso, Maillard non poteva essere così compiacente. E così, dal testo emerge un uomo dotato di generosità “immensa”, ma anche ultra narcisistica, capace di condizionare il suo intero ambiente. Prova ne è, la cura dimagrante che lo vede snellire di 42 kg in tredici mesi. “Sei settimane, otto kg” esordisce lo stilista entrando nel suo ufficio. “Chi può fare meglio qui?”. Il suo sguardo incrocia quello della sua addetta stampa, Caroline Fragner, che per uno strano gioco di specchi si vede costretta a seguire la stessa cura. “Finirà per dimagrire di una quindicina di chili” ricorda nel suo libro Maillard, “tormentata all’idea di deludere lo stilista”.

Frasi di questo tipo hanno spinto Lagerfeld ad esercitare grandi pressioni sulla stampa francese. A Panorama.it, l’addetta stampa di Calmann-Lévy incaricata di promuovere Merci Karl!, Florence Morin, rivela che “i giornali femminili hanno fatto calare un silenzio totale sul libro”. Peggio, secondo Maillard “l’entourage di Lagerfeld ha chiesto al mio editore di togliere alcune frasi o paragrafi”. Il clima che si è venuto a creare attorno a Merci Karl! (da cui è nato anche un blog) riflette la guerra aperta che oppone Maillard al suo ex mentore. Tra un settimana, entrambi saranno chiamati a comparire presso il Conseil de prud’hommes, istituzione giudiziaria francese dove il giovane autore intende ottenere dal suo ex datore di lavoro la liquidazione che gli spetta. “Nonostante quindici anni di sacrifici, non ho visto nemmeno un euro”. Grazie Karl!

Giuliano Palma e i Bluebeaters: il revival è in chiave ska

Che ci fanno insieme Iva Zanicchi, Cristiano Malgioglio, l’Equipe ’84, Mal (che interpreta i Bee Gees), Gene Simmons e Peter Frampton? Difficile rispondere. Certamente sono tutti dischi (soprattutto in vinile) stipati tra gli scaffali affollati di casa Palma (Giuliano) a Milano. Se però, a questo viaggio mentale, aggiungete che il signore in questione è uno che, da qualche anno a questa parte, shekera ska, pop, reggae e rock, allora la somma calcolata diventa Boogaloo, il terzo lavoro in studio di Giuliano Palma insieme agli inseparabili Bluebeaters, in uscita il 19 ottobre.

Panorama.it ha incontrato l’ex cantante dei Casino Royale negli uffici della sua casa discografica, la V2. Giuliano ci accoglie con un sorriso, un leggero raffreddore, la classica giacca e gli inseparabili occhiali da sole. Così, dopo aver scoperto di essere vicini di casa, comincia la mezz’ora di domande.
Quando hai cominciato a pensare a questo disco?
L’idea è venuta fuori dopo uno stop del lungo tour (oltre 140 date) di Long playing. Abbiamo fatto tutto in cinque mesi che, detto sinceramente, per me sono tanti. Confrontandomi con le persone con le quali lavoro è venuta fuori l’idea di uscire con qualcosa di nuovo. Ed eccoci qui a parlarne. Diciamo che è anche molto semplice fare un disco dei Bluebeaters (modesto), perché c’è solo bisogno di riarrangiare pezzi scritti da altri.
Chi sceglie i brani da inserire nella tracklist?
Io! Sono un po’ “nazista” in questo (ride mentre si aggiusta il bavero). Ormai gli altri si fidano e quindi ho ripescato i file della mia memoria musicale che va dalla tradizione napoletana, ascoltata da piccolo in famiglia, fino ai Kiss.
Ti è mai capitato che qualcuno di questi artisti, tipo Gino Paoli, ti richiamasse per complimentarsi?
Veramente no. Paoli, per esempio, ce l’ha chiesto lui stesso di rifare un suo pezzo. Però, guarda il caso, gli siamo stati segnalati dal figlio che viene spesso ai nostri concerti. Per quanto riguarda gli altri, non ho sentito nessuno. Per Messico e nuvole cantata da Jannacci, ma scritta da Paolo Conte, mi sono arrivati i complimenti da addetti ai lavori.
Come pensi agli arrangiamenti. Tanto per essere chiari, la tua Come le viole è parecchio diversa da quella di Peppino Gagliardi.
Sai che non so risponderti? Forse è un dono oppure è culo, boh. So scomporre bene la canzone e pensarla già in ritmo ska.
Il vostro MySpace è molto frequentato. Ma qual è il rapporto tra internet e la musica? Sintetizzando: problemi e vantaggi.
Per me non esistono problemi, ci sono solo vantaggi. Forse sono le case discografiche che non si sono attrezzate in tempo per stare al passo. Se pensi che un’artista che comincia, tramite questo strumento, ha la possibilità di farsi conoscere, non è una cosa da poco.
Diciamo che all’inizio della loro esperienza i Bluebeaters si servirono un po’ di internet.
Sì, è proprio così. Nei primi tempi di questo progetto alcuni di noi erano legati con contratti a diverse etichette. Decidemmo, a quel punto, di autoprodurci il disco e ci venne suggerito di farlo ascoltare online. Un esperimento audace, anche perché poi le persone che volevano comprare l’album dovevano ordinarlo e noi poi lo spedivamo. Che menata. Siamo stati dei folli, ma ci è andata di lusso.
Tu scarichi musica?
No. Sono troppo feticista. Ho bisogno dell’oggetto-disco da tenere in mano e sfogliare. Ma dico sempre che scaricare non è così dannoso. L’importante è che, una volta che hai ascoltato l’abum scaricato, se ti piace magari lo compri.

Quando i bambini fanno Spluff: nasce un festival nella Locride

Sant’Ilario (RC), paese di 1300 anime piazzato a cinque chilometri da Locri e a venti da San Luca. Terra monocroma nell’immaginario popolare, che salta all’attenzione quasi soltanto per i fatti di sangue. In quella terra difficile c’è però una nota di colore di segno del tutto opposto rispetto ai fatti cui i media ci hanno abituati. È Epizephiry Festival, una rassegna di cortometraggi che avrà nelle sezioni in concorso anche i corti d’animazione, frutto del lavoro di un Centro Interculturale che fa tutto quello che le pigre istituzioni dovrebbero fare per bambini e giovani: un cineforum nella piccola sede e nelle scuole, i laboratori di disegno, i corsi base di computer (anche se per ragazzi che il computer non se lo possono permettere). Da più di un anno è nato anche il “laboratorio artigianale per la realizzazione di un cortometraggio d’animazione”: cartoon fatti con matite e colori, senza 3d, proprio come si facevano i cartoni animati una volta. Da quel laboratorio è spuntato Spluff realizzato soltanto da bambini tra i 5 e i 10 anni. Sarà presentato all’Epizephiry Festival 2008, il festival che - come dicono gli organizzatori - “vuole diventare grande”.

Depero, un pubblicitario fatto ad arte

LA GALLERY
“L’arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria” disse Fortunato Depero nel 1931. Aveva ragione. Come da manifesto futurista, Depero si applicò ad ogni forma artistica, dalla pittura alla scultura, dalla poesia al teatro, passando attraverso l’architettura e l’editoria. Sempre con la stessa violenta energia. Creò manifesti, locandine, disegni, collage. E cartelloni pubblicitari e copertine. Era il 1928 quando l’artista tornò a New York per tenere le prime mostre personali negli Stati Uniti e realizzò una serie di copertine per Vanity Fair e Vogue; a New York scrisse il manifesto dell’arte pubblicitaria futurista, che diede alle stampe nel 1931.

Le forme e i colori di Depero non influenzarono solo il mondo dell’arte, ma anche il gusto comune: proprio quello su cui la pubblicità deve fare leva. Rovereto celebra ora il suo più grande cittadino e il Mart - il Museo d’arte moderna e contemporanea - racconta un Depero Pubblicitario, esponendo la sua ricca collezione di opere dell’artista integrata anche da “pezzi” italiani e americani provenienti da collezioni private. La réclame è una necessità per Depero, che reclamizza come primo prodotto lo stesso Depero.

La mostra DeperoPubblicitario: dall’auto-réclame all’architettura pubblicitaria prende il via insieme a un’altra occasione per fare un viaggio nella creatività del secolo scorso: Maestri del ‘900 da Boccioni a Fontana: la collezione di un raffinato cultore dell’arte moderna.

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Cinema, di SImona Santoni
Musica, di Gianni Poglio
Televisione, di Marida Caterina
Sport? Quale sport? di Emanuele Rossi
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