Basta entrare nello studio di un artista per capire la sua opera, ma se lo studio è un intero paese, e l’artista è Pinuccio Sciola, una giornata non è sufficiente. Una fotografia potrebbe aiutare, soprattutto se a scattarla è Pablo Volta, il fotografo italo argentino famoso per i reportage in Sardegna sui cosiddetti paesi del malessere negli anni Cinquanta e Sessanta, che da tempo ha scelto di vivere nell’isola e avere come vicino di casa lo scultore.
A San Sperate, dove i menhir di basalto si innalzano nei giardini, e i muri delle case accolgono i murales e le loro storie, il portone della casa in stile campidanese di Sciola è sempre aperto. Ospiti, amici, curiosi possono entrare e vedere l’artista che lavora le sue Pietre sonore. A trovarlo va spesso anche Pablo, al quale la casa editrice Ilisso ha appena dedicato il libro fotografico Pablo Volta, la Sardegna come l’Odissea. E per Pablo la Sardegna è un po’ come Itaca. La fotografò la prima volta nel 1954, quando i reportage di denuncia sociale univano giornalismo e antropologia. C’era una nuova Italia da raccontare, e fotoreporter come Federico Patellani, Franco Pinna, Pablo Volta erano lì pronti a scattare. Volta collaborò con Il Mondo di Pannunzio e insieme a Pinna fondò la Fotografi Associati, la prima cooperativa di professionisti in Italia. In seguito il suo obiettivo raccontò il mondo del cinema e quello degli artisti parigini. Anna Magnani, Marc Chagall e Le Corbusier, ma anche i mamuthones, i pastori dormienti, le donne a lavoro.
Da Parigi a San Sperate, Volta, classe 1926, con le sue immagini ha fatto parlare la realtà, ora il suo amico Sciola fa parlare le pietre, e il fotoreporter, oggi armato di macchina digitale, continua a scattare. “Io sono nato da una pietra in un paese di fango. A sette anni cercavo le pietre, andavo nelle cave e gli scalpellini mi prendevano in giro” dice l’artista “poi iniziarono a darmi i massi migliori da scolpire”. Per Sciola “i suoni ci sono da sempre. La pietra è la memoria universale del mondo”. Le sue sculture non sono però strumenti musicali, ma litofonie, “a me interessa la forma, l’elasticità”. I suoni per Sciola nascono nel silenzio della campagna. Ecco allora intorno al paese tre musei all’aperto dove centinaia di sculture vibrano le loro note nel vento.
- Lunedì 29 Ottobre 2007










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