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Archivio di Novembre, 2007

Nella valle di Elah e The Kingdom: terrorismo e guerra al cinema

OkNotizie

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  • Tags: Ashraf-Barhom, Charlize-Theron, Cinema, Jamie-Foxx, Jason-Bateman, Jennifer-Garner, Nella-valle-di-Elah, Paul-Haggis, Peter-Berg, Susan-Sarandon, The-Kingdom, Tommy-Lee-Jones
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[i]Regia[/i]: Peter Berg<br /> [i]Cast[/i]: Jennifer Garner, Jamie Foxx, Chris Cooper, Jason Bateman, Jeremy Piven, Danny Huston<br /> [i]Genere[/i]: Drammatico, Thriller<br /> [i]Nazione[/i]: U.S.A.<br /> [i]Distribuzione[/i]: [url=http://www.uip.it/]UIP[/url]<br /> [b][url=http://www.cinema.universalpictures.it/website/thekingdom/]Il sito ufficiale[/url][/b]<br /> [color=red]Nelle sale dal 30 novembre[/color]

LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA

La tensione che attraversa il mondo dopo l’11 settembre arriva al cinema, il 30 novembre, sotto forma di due attesi film made in Usa, The Kingdom e Nella valle di Elah. Lo scontro tra Oriente e Occidente, l’odio e le sue terribile conseguenze, il prezzo emotivo e psicologico di chi vive la guerra vive.
Ma anche la speranza di poter collaborare tra culture tanto diverse tra loro, come emerge da The Kingdom di Peter Berg. Ispirandosi al terribile attentato del 25 giugno 1996 alle torri di Khobar, in Arabia Saudita, la pellicola inizia con uno dei più crudi attacchi terroristici perpetrati in questa regione contro gli occidentali, che provoca la morte di oltre cento persone e il ferimento di altre duecento, tra gli impiegati di una società petrolifera e le loro famiglie che alloggiano nel compound di Gulf Oasis, a Riyadh. L’agente speciale FBI Ronald Fleury (Jamie Foxx) e la sua squadra di prim’ordine, composta da Janet Mayes (Jennifer Garner), agente della task-force ed esperta di esplosivi, e Adam Leavitt (Jason Bateman), analista dei servizi segreti, organizzano un viaggio segreto di cinque giorni in Arabia per localizzare i responsabili. Ma senza la collaborazione delle autorità saudite la loro abilità può servire a ben poco. Qui una clip in esclusiva per Panorama.it:

È così che l’agente Fleury scopre delle affinità con il colonnello saudita Al Ghazi (Ashraf Barhom), che ha il compito di proteggere gli ospiti americani. Mentre Al Ghazi aiuta Fleury a comprendere la politica locale e a carpire i segreti della scena del crimine, i due scoprono le attività di una cellula terroristica, che ha il solo fine di distruggere. Pur provenendo da mondi profondamente diversi, i due si uniscono in un grande obiettivo comune. Qui il trailer da Youtube:

Applauditissimo all’ultima Mostra del cinema di Venezia, Nella valle di Elah è invece l’ultima sfida di Paul Haggis, autore del pluripremiato Crash - Contatto fisico e sceneggiatore di Million Dollar Baby.

[i]Regia[/i]: Paul Haggis<br /> [i]Cast[/i]: Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Josh Brolin<br /> [i]Genere[/i]: Drammatico, Guerra<br /> [i]Nazione[/i]: U.S.A.<br /> [i]Distribuzione[/i]: [url=http://www.mikado.it/]Mikado[/url]<br /> [b][url=http://wip.warnerbros.com/inthevalleyofelah/]Il sito ufficiale[/url][/b]<br /> [color=red]Nelle sale dal 30 novembre[/color]<br />

Anche dietro questa pellicola una storia vera. Dopo aver combattuto in Iraq, Mike Deerfield (Jonathan Tucker) scompare misteriosamente. Quando Hank Deerfield (Tommy Lee Jones), ex membro della polizia militare e sua moglie Joan (Susan Sarandon) ricevono la telefonata che comunica l’inquietante notizia, Hank si mette sulle tracce del figlio insieme a Emily Sanders (Charlize Theron), ispettore della polizia del Nuovo Messico in servizio nel distretto in cui Mike è stato visto per l’ultima volta. Combattendo contro i quadri superiori dell’esercito per mantenere il controllo dell’indagine. In una ricerca che li porterà a svelare misteri terribili, in mezzo a un crimine che va ben oltre la sparizione. Qui il trailer da Youtube:


“Indipendentemente dalle opinioni che ognuno di noi ha sulla guerra” ha detto il regista, “ho sentito la necessità di parlare di quello che succede a quegli uomini e a quelle donne che stiamo mandando laggiù. Volevo raccontare la storia di tante brave persone che sono costrette a prendere delle decisioni terribili”.

  • simona.santoni
  • Venerdì 30 Novembre 2007

Come dite voi “lefufa”? Le parole intraducibili per capire i popoli

OkNotizie

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  • Tags: Adam-Jacot-De-Boinod, Bbc, Il-senso-del-Tingo, intraducibili, linguistica, parola, Toujours-Tingo
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[i](Credits: [url=http://flickr.com/photos/linnybinnypix/441471165/]Lin Pernille Photography[/url] by Flickr)[/i]

In Germania non vorrei mai incontrare un Tantenverfuhrer, giovane uomo dalle maniere eccessivamente affettate che si sospetta possa avere dubbie motivazioni. Il termine si traduce letteralmente in “seduttore di zie”. Mentre se andassi in Russia cercherei di stare alla larga da chi fa shnourkovat’ sya, la situazione in cui un guidatore cambia continuamente corsia senza motivo apparente (la traduzione letterale è: allacciarsi gli stivali).
A scovare queste perle nei vocabolari delle lingue di tutto il mondo è Adam Jacot De Boinod, linguista per passione, già autore del fortunato Il senso del Tingo, pubblicato in Italia l’anno scorso da Rizzoli, che oggi torna nelle librerie inglesi con Toujours Tingo, edito da Penguin, frutto della continua ricerca che ha prodotto nuovi divertenti risultati.
“Un giorno, stavo lavorando come ricercatore per il Quiz della Bbc QI, mi sono ritrovato per le mani un dizionario di albanese e sfogliandolo ho scoperto che in quella lingua esistono 27 parole per definire le sopracciglia e non meno per i baffi”. È così che, passando dalla curiosità alla passione e poi rapidamente all’ossessione, Jacot De Boinod si è reso conto di come i termini peculiari di una lingua che non hanno un corrispettivo in altri idiomi siano i più significativi quando si tratta di capire il carattere di un popolo. “Penso sia stato Salman Rushdie a dire che la storia di una cultura può essere determinata dalle sue parole intraducibili e credo sia vero che se si prende un dizionario di una lingua esotica come può essere il Maori delle Isole Cook si faranno molte più scoperte su quel posto in termini culturali che consultando una guida turistica”.
Il Tingo del titolo è una parola della lingua Rapa nui che significa: prendere in prestito un oggetto dopo l’altro dalla casa di un amico fino a svuotargliela; un evento che all’isola di Pasqua deve perciò verificarsi abbastanza di frequente. Il secondo volume della saga degli intraducibili contiene nuove chicche: come yubisakibijin (giapponese), una donna che spende gran parte del suo salario in manicure, o lefufa, che in Botswana esprime il sentimento di gelosia tra le mogli di un uomo. Problemi opposti a quelli che hanno in Cina, dove ci sono molti gagung, parola cantonese che distingue un uomo che non ha una donna a causa della sproporzione tra sessi (letteralmente: rami vuoti). L’avreste mai detto che i tedeschi fossero abbastanza rocamboleschi in amore da aver bisogno della parola Fensterln: l’atto di arrampicarsi su una scala fino alla finestra di una donna, evitando parenti e chaperon, per fare sesso con lei di notte? E come mai invece ai giapponesi è così familiare lo hira-hira, sensazione che si prova entrando in una casa buia e diroccata nel cuore della notte? Una lettura irresistibile, punteggiata dalle gradevoli illustrazioni di Sandra Howgate, che fa venire voglia di studiare le lingue, ma soprattutto di viaggiare: varrebbe la pena andare nelle lontane Hawaii solo per incontrare un lolo, uomo che sarebbe felice di dirvi l’ora se solo sapesse leggere l’orologio.
LEGGI ANCHE: La parola nell’arte: quando lo Zingarelli finisce nel quadro - LA GALLERY - Verba volant: la parola alla tv

  • marta.buonadonna
  • Venerdì 30 Novembre 2007

Verba volant: la parola alla tv

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  • Tags: alessandro-robecchi, parola, peter-freeman, tv, verba-volant
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Basta la parola, recitava un vecchio slogan pubblicitario. Il problema, come sempre, è capire quale parola. Prendete per esempio il verbo navigare: storicamente indica lo spostarsi per fiumi o per mare, il viaggiare di persone e cose. Oppure il tentare di cavarsela in situazioni non facili. Da qualche anno però, navigare indica pure “il muoversi all’interno di un ipertesto”, un mare di parole (appunto) e immagini: Internet. Niente di nuovo per carità. Da sempre funziona così. Il tempo consuma, arricchisce, trasforma o deforma. Pubblico per molti è l’aggettivo riferito a proprietà e servizi dello stato. Per tanti è innanzitutto quello che sta davanti alla televisione. Lo slittamento semantico è all’ordine del giorno, non da oggi. Purtroppo, anche l’uso approssimativo delle parole.
Su Rai 3, da qualche anno, ogni mattina va in onda un programma - Verba Volant di Peter Freeman e Alessandro Robecchi - che cerca di capire come siamo cambiati e stiamo cambiando. A partire da una parola, prova a leggere l’evoluzione della nostra società.
“Dopo l’aria e l’acqua le parole sono la cosa che usiamo tutti, tutti i giorni, ma raramente ci chiediamo come le usiamo”, spiega Robecchi, giornalista e autore tv. “Eppure è strabiliante quello che dicono le parole, anche quando non vogliamo dirlo. Io e Peter Freeman ci pensavamo da un pezzo. Poi un giorno abbiamo sentito al telegiornale che presunti terroristi avevano consegnato una “presunta videocassetta”. Proprio così: presunta pure la videocassetta. E ci siamo detti: ma che razza di modo è di usare le parole. Poi ci siamo stati più attenti e abbiamo troviamo migliaia di casi, alcuni divertenti, altri strabilianti, altri proprio lunari…”. Un lavoraccio, verrebbe da dire. La parola più divertente da raccontare? “Fin’ora, in quattro edizioni di Verba Volant, abbiamo esplorato più o meno 400 parole, dunque capisci che è difficile fare una classifica. Ci sono parole molto “dense”, che vanno spiegate e raccontate nelle loro diverse accezioni, tipo “laico”, per esempio, o “precario”, che viene da preghiera e rende bene l’idea di qualcuno che implora un lavoro… Ma poi si finisce sempre a divertirsi di più quando si gioca con parole normali, quotidiane, persino banali”.
In definitiva, la parola logora (nel senso che ne siamo tramortiti) o si logora (nel senso che ne abusiamo)? “Tutte e due le cose, e anche no. Mi spiego”, prosegue Robecchi: “Alcune parole logorano noi, alcune le logoriamo noi, altre si modificano, cambiano, vengono usate in un’accezione per qualche anno, poi cambiano significato, svoltano senza mettere la freccia, modificano il loro senso senza preavviso. Non c’è inquisito in Italia che non dica “sono sereno”. “Evento” intende sia lo sbarco sulla Luna che un appuntamento mondano. Insomma, alla fine non è facile dire se siamo noi che corriamo dietro alle parole o loro che prendono in giro noi. È una bella lotta. In ogni caso è molto stimolante farlo in tv, perché quando alle parole devi associare delle immagini (il montaggio è molto serrato, alla Blob) le ambiguità si moltiplicano e una parola può diventare come un cubo di Rubick… a proposito: “cubo”, e “cubista”? “Trono”, e “tronista”? Ho l’impressione che potrebbe non finire mai..”

Verba Volant: la parola “Fortuna”

LEGGI ANCHE:
Come dite voi “lefufa”? Le parole intraducibili per capire i popoli

  • andrea.dambrosio
  • Venerdì 30 Novembre 2007

La parola nell’arte: quando lo Zingarelli finisce nel quadro

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  • Tags: Alighiero-Boetti, arte, Duchamp, Emilio-Isgrò, Filippo-Tommaso-Marinetti, Fortunato-Depero, futurismo, Giacomo-Balla, Lucio-Fontana, mostre, parole, Rovereto-Mart, Umberto-Boccioni
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LA GALLERY

“Parole parole parole”, come dice Shakespeare in Amleto, citando Mina con tre secoli d’anticipo. Parole come palline di mercurio che saltano, sfuggono, creano legami ibridi. E che rivoluzione, quando si uniscono alle immagini, non più come semplici didascalie, ma loro stesse opere d’arte, Parole in Libertà.
È Filippo T. Marinetti, agli inizi del Novecento, a creare con il suo chiassoso Zang Tumb Tumb una nuova lingua che supera i confini tra arte verbale e arte visiva. Lo segue in questa avventura modernista un manipolo di “parolibero-futuristi”, da Umberto Boccioni a Fortunato Depero, da Giacomo Balla allo spericolato drappello dei futuristi russi e il vecchio quadro di bella pittura esplode, fra parole disseminate, urlate, assemblate o appiccicate con i collages.
Queste relazioni pericolose o affinità elettive fra arte e lingua sono indagate in una mostra che rimarrà aperta fino al 6 aprile 2008 al Mart di Rovereto, La parola nell’arte. Sottotitolo: Ricerche d’avanguardia nel ‘900. Dal Futurismo ad oggi attraverso le collezioni del Mart (qui la gallery).
Ottocento i lavori esposti, impaginati in undici sezioni: le prime sono una sorta di “prologo” storico sulle avanguardie del primo Novecento, dai futuristi al movimento Dada, dall’espressionismo al ready made di Duchamp, al capogiro di senso della famosa pipa di René Magritte con la scritta che dichiara: Ceci n’est pas une pipe, questa non è una pipa.
Poi la mostra prosegue per aree tematiche, dal Gruppo 63 alla Pop Art, dal video storico della lezione di Joseph Beuys a Perugia (tre delle mitiche lavagne usate, coperte dai segni dell’artista sono in mostra), alle parole cancellate di Emilio Isgrò o alle Scritture illeggibili di popoli sconsciuti, un alfabeto sognato dal computer. Ecco la trapunta di parole in Braille tessuta, tassello dopo tassello, da Alessandra Cassinelli; poi il video dove ciò che sempre parla in silenzio è il corpo di Alighiero Boetti: la mano destra tratteggia parole che la sinistra ritrascrive leonardianamente con un percorso a rovescio. In analogia c’è l’autoritratto di Lucio Fontana, Io sono un santo, subito negato dal retro dove c’è scritto io sono una carogna: una doppia verità che testimonia anche nelll’arte la fertile ambiguità delle parole.


LA GALLERY

LEGGI ANCHE: Come dite voi “lefufa”? Le parole intraducibili per capire i popoli - Verba volant: la parola alla tv

  • silvia.tomasi
  • Venerdì 30 Novembre 2007

Trent’anni senza Charlie Chaplin: omaggio al re del cinema muto

OkNotizie

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  • Tags: Charlie-Chaplin, Charlot, Cinema, Il-grande-dittatore, Luci-della-città, trentennale
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Immagine di scena del film [i]Tempi Moderni[/i]<br /> [i](Foto: Ansa)[/i]

Ha accompagnato un secolo di cinema e storia. Dagli esordi in pellicole mute, attraversando le brutalità della seconda guerra mondiale, passando a film sonori e per il maccartismo che lo accusò di filocomunismo, fino alla consacrazione con l’Oscar alla carriera nel 1972. Il secondo Oscar alla carriera ricevuto, dopo il primo del 1929 che lo aveva reso il più giovane regista a vincere il premio. Potere e fascino di un vagabondo. Del vagabondo per eccellenza, Charlie Chaplin, che con il suo Charlot, con talento gentile e comicità delicata, ha segnato il Novecento.
Quest’anno, nella notte di Natale, ricorre il trentennale della sua morte, avvenuta il 25 dicembre 1977 a Corsier-sur-Vevey, in Svizzera. E già si sono susseguiti omaggi e celebrazioni, in Inghilterra, sua terra natale, negli States, patria d’adozione, come in Italia, dove la Chapliniana organizzata dalla Cineteca di Bologna ha proposto le pellicole del maestro con baffetti e bombetta. E altri eventi sono ancora in programma.

A New York, al Film Forum, dal giorno di Natale al primo gennaio 2008 sarà proiettato Luci della città (1931), film completamente muto e accompagnato solo dalla musica nonostante all’epoca della sua realizzazione fosse già introdotto il sonoro. Qui una scena, da Youtube:

Proiezioni di film di Chaplin, con orchestra dal vivo, saranno effettuate da dicembre in varie città del mondo, da Firenze a Oslo, da Vienna e Minneapolis.
In Italia la Chapliniana bolognese migra in tour per l’Emilia Romagna, proponedo una selezione dei principali titoli di Chaplin, da Il grande dittatore a Tempi moderni, nelle versioni restaurate dalla Cineteca di Bologna, oltre al film-concerto The Chaplin Revue. Le tappe: Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Imola, Forlì, Cesena, Rimini.

Immagine di scena del film [i]Tempi Moderni[/i]<br /> [i](Foto: Ansa)[/i]

La rassegna di cinema muto “Penombre 2007-2009” di Perugia si colloca volutamente tra il trentennale della morte di Chaplin e i 120 dalla nascita, che scoccheranno nel 2009. E da dicembre 2007 a gennaio 2009 presenterà una lunga serie di proiezioni, sia approfondendo la relazione tra Chaplin e gli artisti che con lui fondarono la United Artists, cercando dunque di sganciarsi dall’industria cinematografica hollywoodiana, sia mettendo in parallelo la figura di Chaplin a quella di Buster Keaton.

Sotto due spezzoni (da Youtube) de Il grande dittatore (1940), primo film completamente sonoro di Chaplin, esplicitamente e ironicamente ispirato a Hitler:

  • simona.santoni
  • Venerdì 30 Novembre 2007

Nasce Kangaroo: Bbc, Itv e Channel 4 fanno pace. Sul web

OkNotizie

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  • Tags: Bbc, channel-4, itv, Kangaroo, tv-on-demand
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Bbc, Itv e Channel 4 non hanno molto comune, anzi: sono tre agguerriti - e concorrenti - canali televisivi britannici. Eppure, in nome dell’audience, sembra che abbiano lasciato da parte le rivalità per creare, insieme, una tv on line. Al momento a questa nuova “creatura” è stato dato il nome provvisorio di Kangaroo e dovrebbe cominciare a trasmettere a partire dall’anno prossimo.

La nuova tv conterrà oltre 10 mila ore del meglio dei tre broadcaster e la sua proprietà sarà suddivisa in tre parti uguali. Alcuni programmi saranno gratuiti mentre altri si dovranno acquistare o affittare. Kangaroo, però, non andrà a sostituire le trasmissioni on line delle tre emittenti ma al contrario le integrerà.

I commenti dei diretti interessati sono entusiasti e c’è già chi comincia a chiedersi se questa triplice partnership rivoluzionerà la tv on demand. Attenzione, però. La Bbc ricorda che questo progetto deve ancora essere formalmente approvato dal board: è ancora un po’ presto per dire che i tre concorrenti hanno trovato pace sul web.

  • teresa.potenza
  • Giovedì 29 Novembre 2007

Una Magna Charta del web per vincere censura e repressione

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  • Tags: Internet-Bill-of-Rights, Internet-Governance-Forum, libertà-despressione, privacy, Stefano-Rodotà, web
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http://www.flickr.com/photos/goodsardine-clean/

Per la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ci sono voluti secoli e secoli di discussioni, a partire da un dibattito inaugurato nel ‘700 e arrivato a termine solo dopo uno choc terribile come la Seconda Guerra Mondiale. Quanto ci vorrà, invece, per l’Internet Bill of Rights, l’encomiabile proposta di una Costituzione dei diritti dell’uomo nell’era elettronica, rilanciata all’ultimo incontro dell’Internet Governance Forum di Rio (qui la dichiarazione finale in pdf)? Difficile dirlo. Eppure in ballo ci sono temi quanto mai urgenti e attuali come la tutela della privacy e della libertà d’espressione online, i diritti dei consumatori, il mantenimento di standard aperti, l’inclusione digitale. Tutte problematiche che non possono trovare soluzioni adeguate nelle politiche spesso miopi e repressive dei singoli stati. Né in quelle, altrettanto controverse e utilitaristiche, delle grandi corporation.
Internet si è sviluppata in un clima di sostanziale auto-regolamentazione e questo per molti versi è stato un bene: ha permesso alla rete di crescere dal basso e via via riadattarsi in linea con i bisogni della sua base di utenti. Ma ora le cose stanno decisamente cambiando. Di giorno in giorno, la rete diventa un’arena sempre più centrale per il business e la politica. Spesso dell’attuale deregolamentazione finisce con l’avvantaggiarsene chi vuole limitare, piuttosto che proteggere, i diritti e le libertà degli utenti. Ecco perché, spiega Stefano Rodotà, componente del Comitato italiano per la governance di Internet e principale ispiratore della proposta di Rio, “la formula del Bill of Rights ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole limitare la libertà in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perché possa continuare a fiorire. Per questo servono garanzie costituzionali”.
Certo, la strada è tutta in salita: ancora non sono per niente chiare le modalità e gli strumenti per arrivare alla definizione della Carta costituzionale. Come è giusto che sia, si tenterà il percorso della partecipazione dal basso, magari con un coinvolgimento attivo delle Nazioni Unite. Speriamo solo non ci vorranno tre secoli e un altro evento traumatizzante.
VIDEO: Stefano Rodotà sull’Internet Bill of Rights

  • nicolabruno
  • Giovedì 29 Novembre 2007

Cent’anni fa nasceva Alberto Moravia. Il suo mondo nelle foto di Dacia Maraini

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  • Tags: Alberto-Moravia, centenario, Dacia-Maraini, fotografie, mostra, Pier-Paolo-Pasolini, Roma
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LA GALLERY DELLA MOSTRA

Non poteva che essere lei, Dacia Maraini, la compagna di vent’anni di vita, la fotografa ideale per ricordarlo nel centenario della sua nascita. Il 28 novembre 1907 vedeva infatti la luce Alberto Moravia, morto nel 1990. E negli spazi della Ex Gil a Trastevere (la Casa della Gioventù) a Roma, oggi, fino al 22 dicembre, omaggia lo scrittore de La romana, Gli indifferenti e La noia la mostra “Moravia. Dal mondo intero. Fotografie di Dacia Maraini“.
Dal Mali a Cuba, dagli States al Giappone, quasi cento scatti, in gran parte inediti, di Moravia e Maraini in viaggio, realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta. Rare sono le immagini in cui compaiono entrambi, come sempre accade a chi si sposta in coppia. Ma la presenza di Moravia è sempre percepibile.
Per la ricorrenza, sabato 1 dicembre presso il Palazzo del Comune di Sabaudia si terrà un incontro con Dacia Maraini (dalle ore 10 alle 17) corredato dalla proiezione del docufilm Moravia 99+1 di Gianni Barcelloni e Alain Elkann.

Inoltre l’abitazione romana dello scrittore sul lungotevere della Vittoria, donata dai suoi eredi al Comune di Roma, diventerà Casa museo e sede dell’Associazione Fondo Alberto Moravia, che si occuperà della gestione dell’archivio e della biblioteca, organizzando anche attività culturali.

Qui sotto un video da Youtube con l’orazione funebre di Alberto Moravia per la morte di Pier Paolo Pasolini:

  • simona.santoni
  • Mercoledì 28 Novembre 2007
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