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	<title>Cultura e societa &#187; Il privato diventa pubblico: come cambia la privacy sul web</title>
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	<description>Canale Cult di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 15:54:22 +0000</pubDate>
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		<title>Il privato diventa pubblico: come cambia la privacy sul web</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 17:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.delloiacovo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Basta poco per pubblicare un video o un racconto, con tutti i rischi che a volte questo comporta: in rete è immediato il passaggio dalla sfera privata a quella pubblica. Con effetti sui comportamenti delle persone e sulla riservatezza delle informazioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensieri intimi e drammi interiori, semplici battute, riflessioni ma anche risse o rapporti sessuali: sul web  ciò che è privato diventa pubblico. Istantaneamente, in tutto il mondo. Con tutti i rischi che a volte questo comporta. &#8220;Chi condivide riflessioni e filmati attraverso internet spesso si rivolge a una fascia di utenti ristretta, come gli amici. Ma è meno consapevole che esiste una fascia molto più estesa di persone che possono leggere o guardare quei contenuti&#8221; sottolinea <a href="http://mediamondo.wordpress.com/" target="_blank">Giovanni Boccia Artieri</a>, sociologo dell&#8217;<a href="http://www.uniurb.it/" target="_blank">università di Urbino</a>. Una situazione a due facce: se da un lato internet può essere uno strumento per isolarsi, dall&#8217;altro è uno spazio per dire cose private in pubblico, per esprimersi, per iniziare conversazioni attraverso blog e forum su temi trascurati dalla televisione, dalla radio e dai giornali. Talvolta dalla famiglia. E i ragazzi si sfogano, si confrontano, filmano quello che vedono. &#8220;Insomma, ce la prendiamo con internet, con la tecnologia: ma nessuno ha accusato il videoregistratore quando si sono diffuse le prime videocassette pornografiche negli anni ottanta. Perché prendersela con Internet, allora?&#8221; aggiunge Boccia Artieri.</p>
<p>Un aspetto del problema riguarda però la tutela della privacy: potenzialmente ci si può ritrovare sul web,  a propria insaputa, come protagonisti di un video pubblicato da altri. Per usare un&#8217;espressione tecnica, è un <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/03196dl.htm" target="_blank">“trattamento dei dati” privo del consenso dell&#8217;interessato</a>. Cosa bisogna fare per tutelarsi? Il mondo della Rete è un territorio nuovo per la giurisprudenza, ma si può fare riferimento a prassi consolidate. Chi vuole provare a bloccare immediatamente un video in cui appare la sua immagine, può chiedere al <a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/navig/jsp/index.jsp" target="_blank">Garante della privacy</a> di disporne l&#8217;oscuramento temporaneo: &#8220;Il filmato deve essere stato realizzato in un luogo privato e pubblicato su Internet senza il consenso esplicito dell&#8217;interessato&#8221; precisa l&#8217;avvocato <a href="http://www.uniurb.it/giornalismo/scuola/docenti/malavenda/malavenda.html" target="_blank">Caterina Malavenda</a>. Se poi, dopo aver sentito le parti, il Garante lo ritiene opportuno, il blocco del video diventa definitivo.<br />
Altrimenti, per difendere la privacy si può fare ricorso all&#8217;autorità giudiziaria: l&#8217;oscuramento (o la rimozione) del filmato sarà possibile <a href="http://studiocelentano.it/codici/cpc/codicedpc004.htm" target="_blank">in via d&#8217;urgenza</a> o dopo il processo, se la sentenza accoglie la richiesta dell&#8217;interessato. In questo caso si potrà fare una domanda per il risarcimento dei danni. &#8220;Nell&#8217;ipotesi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diffamazione" target="_blank">diffamazione</a>, che sussiste se l&#8217;immagine è tale da ledere la reputazione, si può sporgere querela: il processo diventa anche penale&#8221; evidenzia Malavenda . Inoltre, se chi ha ripreso le immagini lo fa in modo fraudolento e in un luogo privato, all&#8217;eventuale violazione del trattamento dei propri dati si aggiunge il rischio di reclusione da sei mesi a quattro anni per infrazione dell&#8217;articolo <a href="http://www.medialaw.it/privacy/privacy/codpen.htm" target="_blank">615 bis del codice penale</a> che riguarda le interferenza illecite nella vita privata.</p>
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