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  • Tags: anonimato, deprivacy, Donald-Kerr, privacy, sicurezza
  • 4 commenti

http://www.flickr.com/photos/thetrial/366973538/
Cedereste mai tutti i vostri dati personali (anche quelli più sensibili, come il conto in banca, le preferenze sessuali o politiche) allo Stato o ad agenzie private in cambio di maggiore sicurezza e migliori servizi online? Se lo stanno chiedendo in molti negli Stati Uniti, dopo la proposta shock lanciata da Donald Kerr, capo dell’Office of the Director of National Intelligence. In un intervento (qui in formato pdf) che ha fatto molto discutere, Kerr è uscito formalmene allo scoperto: in rete il concetto di privacy sta cambiando velocemente (c’è chi sostiene non esista più), inutile chiedere allo Stato di non invadere la sfera privata, quando poi molte organizzazioni criminali (terroristi, spammer), di fatto già sfruttano a loro vantaggio le informazioni che pubblichiamo online. La soluzione, quindi, sarebbe uno scenario orwelliano da “Grande Fratello“, in cui la sorveglianza e la “deprivacy” (così la definisce Punto Informatico) prenderebbe il posto del diritto alla riservatezza.


Tutto ciò perché, dice Kerr, la sicurezza nazionale e quella personale possono essere garantite solo da istituzioni in grado di controllare e ricostruire l’identità di ogni cittadino digitale: “Troppo spesso, la privacy viene fatta coincidere con l’anonimato. Ma nel nostro mondo interconnesso e senza fili, l’anonimato - o quello che si crede anonimato - sta diventando una cosa del passato. La privacy dovrebbe coincidere con la possibilità che governo e aziende salvaguardano in modo proprio le comunicazioni private e le informazioni finanziarie”.
Anche nelle democrazie occidentali, sta per volgere quindi al termine l’era della rete libera da ingerenze degli Stati? E, poi: che conseguenze potrà avere tutto ciò in quei paesi in cui l’anonimato è l’unica condizione per esprimere liberamente le proprie opinioni?

LEGGI ANCHE: Goodbye privacy: il fisco inglese si perde i dati di 7 milioni di famiglie - Scusi, lei è un nativo digitale? - Chi insulta finisce davanti al giudice. E l’anonimato in Rete vacilla - La rivolta dei blog contro il nuovo Ddl sull’editoria

  • nicolabruno
  • Giovedì 22 Novembre 2007
Ô Jerusalem: l’alba d’Israele che sorge al cinema »
« Anoressia: la speranza di guarire riparte dal teatro

Commenti

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Il 22 Novembre 2007 alle 17:40 Facebook, una pubblicità che cambia la vita » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Se per molti il nuovo meccanismo pubblicitario è destinato a rivoluzionare tutto il mondo dell’advertising on line c’è anche chi però solleva qualche perplessità sulla legittimità dell’operazione in materia di privacy. Il New York Times parla per esempio di scarsa sensibilità di Facebook nei confronti dei suoi utenti e sottolinea l’escamotage utilizzato dal nuovo sistema di advertising, che sfrutta in pratica i volti dei membri della community per mandare messaggi promozionali. In fondo, sottolinea il NYT, è più facile che lo sguardo di un utente venga colpito da un messaggio pubblicitario se a lanciarlo è il volto del suo migliore amico o quello della ragazza più carina del corso di chimica. Il caso sarebbe controverso anche sotto il profilo legale: secondo le norme previste da molti stati confederati (compresi quello di New York e la California) chi utilizza il nome, la fotografia, il ritratto o la voce di una persona per usi promozionali senza l’esplicito consenso scritto del diretto interessato va incontro a una violazione di legge e a una causa civile. [...]

Il 27 Dicembre 2007 alle 10:17 Dal Www al Ggg: ecco il web che verrà, secondo Tim Berners-Lee » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:

[...] C’è chi dà i numeri e chi dà lettere. Tim Berners-Lee, lo scienziato inglese che nel 1989 ha inventato il world wide web, preferisce da sempre le lettere alle serie numeriche (web 2.0, 3.0) che vanno tanto di moda di questi tempi. Non è un caso se c’è proprio lui dietro allo standard delle tre W (www) che ogni giorno ci troviamo a digitare chissà quante volte mentre navighiamo in rete. E sempre da Berners-Lee è arrivata di recente una definizione che prova ad andare oltre l’immagine della “ragnatela grande quanto il mondo”. Tralasciando la super inflazionata etichetta “2.0″ (ormai è arrivata a comprendere tutto - e quindi anche niente), il presidente del W3 Consortium ha spiazzato tutti con una nuova metafora: “Global Giant Graph“. Un’espressione che, tradotta in italiano, suona davvero male (”grafo gigante e globale”), ma la cui sigla (”Ggg”) conferma la passione di Berners-Lee per le lettere. Addio quindi www? D’ora in poi dovremo digitare ggg prima di ogni indirizzo? Assolutamente no. L’immagine del “network gigante e globale” - Berners-Lee usa il termine grafo perché secondo lui rende meglio il senso di connessioni interpersonali - è, in realtà, solo un pretesto per raccontare come la Rete dovrebbe evolvere per conservare le caratteristiche di libertà e semplicità con cui è stata pensata. E per andare al di là degli attuali modelli di interazione online, che spesso nascondono non poche “trappole” per la maggior parte degli utenti: privacy a rischio; siti come “giardini murati” da cui è difficile uscire una volta entrati; dati centralizzati e facilmente bersaglio di censura e repressione. Se Internet ha messo in comunicazione tra loro i computer, con il world wide web si è riuscito a rendere navigabili i documenti multimediali, spiega Berners-Lee. Ora il web sociale sta mettendo in relazione “ciò che è più importante per noi: amici, famiglia, colleghi, conoscenze”. Spesso generando non poche frustrazioni: “Il web ci offre documenti differenti per molti questi amici: uno su Facebook, uno su LinkedIn, un altro su LiveJournal, etc. (…). Tutti questi diversi siti e documenti, riguardano la stessa cosa, ma il sistema non lo sa”. Ecco perché bisogna andare oltre l’idea del web (basata sui singoli documenti) e abbracciare quella del “grafo” (focalizzata invece sulle relazioni e una effettiva mobilità delle informazioni): “Abbiamo già la tecnologia ed è il Web Semantico. Se i social network inizieranno ad adottare un formato comune per dire che io conosco Dan Brickley, anche un altro sito o programma potrà utilizzare quel dato per offrirmi un servizio migliore”. Un sistema in grado di coniugare l’intelligenza delle masse con quella delle macchine: è quanto i guru della Silicon Valley chiamano da tempo Web 3.0. E che Berners-Lee, da sempre allergico ai numeri, preferisce chiamare GGG. VIDEO: Berners-Lee sul Web Semantico [...]

Il 27 Dicembre 2007 alle 10:20 cultura » Blog Archive » Dal Www al Ggg: ecco il web che verrà, secondo Tim Berners-Lee ha scritto:

[...] C’è chi dà i numeri e chi dà lettere. Tim Berners-Lee, lo scienziato inglese che nel 1989 ha inventato il world wide web, preferisce da sempre le lettere alle serie numeriche (web 2.0, 3.0) che vanno tanto di moda di questi tempi. Non è un caso se c’è proprio lui dietro allo standard delle tre W (www) che ogni giorno ci troviamo a digitare chissà quante volte mentre navighiamo in rete. E sempre da Berners-Lee è arrivata di recente una definizione che prova ad andare oltre l’immagine della “ragnatela grande quanto il mondo”. Tralasciando la super inflazionata etichetta “2.0″ (ormai è arrivata a comprendere tutto - e quindi anche niente), il presidente del W3 Consortium ha spiazzato tutti con una nuova metafora: “Global Giant Graph“. Un’espressione che, tradotta in italiano, suona davvero male (”grafo gigante e globale”), ma la cui sigla (”Ggg&#822 conferma la passione di Berners-Lee per le lettere. Addio quindi www? D’ora in poi dovremo digitare ggg prima di ogni indirizzo? Assolutamente no. L’immagine del “network gigante e globale” - Berners-Lee usa il termine grafo perché secondo lui rende meglio il senso di connessioni interpersonali - è, in realtà, solo un pretesto per raccontare come la Rete dovrebbe evolvere per conservare le caratteristiche di libertà e semplicità con cui è stata pensata. E per andare al di là degli attuali modelli di interazione online, che spesso nascondono non poche “trappole” per la maggior parte degli utenti: privacy a rischio; siti come “giardini murati” da cui è difficile uscire una volta entrati; dati centralizzati e facilmente bersaglio di censura e repressione. Se Internet ha messo in comunicazione tra loro i computer, con il world wide web si è riuscito a rendere navigabili i documenti multimediali, spiega Berners-Lee. Ora il web sociale sta mettendo in relazione “ciò che è più importante per noi: amici, famiglia, colleghi, conoscenze”. Spesso generando non poche frustrazioni: “Il web ci offre documenti differenti per molti questi amici: uno su Facebook, uno su LinkedIn, un altro su LiveJournal, etc. (…). Tutti questi diversi siti e documenti, riguardano la stessa cosa, ma il sistema non lo sa”. Ecco perché bisogna andare oltre l’idea del web (basata sui singoli documenti) e abbracciare quella del “grafo” (focalizzata invece sulle relazioni e una effettiva mobilità delle informazioni): “Abbiamo già la tecnologia ed è il Web Semantico. Se i social network inizieranno ad adottare un formato comune per dire che io conosco Dan Brickley, anche un altro sito o programma potrà utilizzare quel dato per offrirmi un servizio migliore”. Un sistema in grado di coniugare l’intelligenza delle masse con quella delle macchine: è quanto i guru della Silicon Valley chiamano da tempo Web 3.0. E che Berners-Lee, da sempre allergico ai numeri, preferisce chiamare GGG. VIDEO: Berners-Lee sul Web Semantico [...]

Il 4 Gennaio 2008 alle 11:43 cultura » Blog Archive » Dal Www al Ggg ecco il web che verr secondo Tim Berners Lee ha scritto:

[...] C’è chi dà i numeri e chi dà lettere. Tim Berners-Lee, lo scienziato inglese che nel 1989 ha inventato il world wide web, preferisce da sempre le lettere alle serie numeriche (web 2.0, 3.0) che vanno tanto di moda di questi tempi. Non è un caso se c’è proprio lui dietro allo standard delle tre W (www) che ogni giorno ci troviamo a digitare chissà quante volte mentre navighiamo in rete. E sempre da Berners-Lee è arrivata di recente una definizione che prova ad andare oltre l’immagine della “ragnatela grande quanto il mondo”. Tralasciando la super inflazionata etichetta “2.0″ (ormai è arrivata a comprendere tutto - e quindi anche niente), il presidente del W3 Consortium ha spiazzato tutti con una nuova metafora: “Global Giant Graph“. Un’espressione che, tradotta in italiano, suona davvero male (”grafo gigante e globale”), ma la cui sigla (”Ggg&#822 conferma la passione di Berners-Lee per le lettere. Addio quindi www? D’ora in poi dovremo digitare ggg prima di ogni indirizzo? Assolutamente no. L’immagine del “network gigante e globale” - Berners-Lee usa il termine grafo perché secondo lui rende meglio il senso di connessioni interpersonali - è, in realtà, solo un pretesto per raccontare come la Rete dovrebbe evolvere per conservare le caratteristiche di libertà e semplicità con cui è stata pensata. E per andare al di là degli attuali modelli di interazione online, che spesso nascondono non poche “trappole” per la maggior parte degli utenti: privacy a rischio; siti come “giardini murati” da cui è difficile uscire una volta entrati; dati centralizzati e facilmente bersaglio di censura e repressione. Se Internet ha messo in comunicazione tra loro i computer, con il world wide web si è riuscito a rendere navigabili i documenti multimediali, spiega Berners-Lee. Ora il web sociale sta mettendo in relazione “ciò che è più importante per noi: amici, famiglia, colleghi, conoscenze”. Spesso generando non poche frustrazioni: “Il web ci offre documenti differenti per molti questi amici: uno su Facebook, uno su LinkedIn, un altro su LiveJournal, etc. (…). Tutti questi diversi siti e documenti, riguardano la stessa cosa, ma il sistema non lo sa”. Ecco perché bisogna andare oltre l’idea del web (basata sui singoli documenti) e abbracciare quella del “grafo” (focalizzata invece sulle relazioni e una effettiva mobilità delle informazioni): “Abbiamo già la tecnologia ed è il Web Semantico. Se i social network inizieranno ad adottare un formato comune per dire che io conosco Dan Brickley, anche un altro sito o programma potrà utilizzare quel dato per offrirmi un servizio migliore”. Un sistema in grado di coniugare l’intelligenza delle masse con quella delle macchine: è quanto i guru della Silicon Valley chiamano da tempo Web 3.0. E che Berners-Lee, da sempre allergico ai numeri, preferisce chiamare GGG. VIDEO: Berners-Lee sul Web Semantico [...]

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