In Germania non vorrei mai incontrare un Tantenverfuhrer, giovane uomo dalle maniere eccessivamente affettate che si sospetta possa avere dubbie motivazioni. Il termine si traduce letteralmente in “seduttore di zie”. Mentre se andassi in Russia cercherei di stare alla larga da chi fa shnourkovat’ sya, la situazione in cui un guidatore cambia continuamente corsia senza motivo apparente (la traduzione letterale è: allacciarsi gli stivali).
A scovare queste perle nei vocabolari delle lingue di tutto il mondo è Adam Jacot De Boinod, linguista per passione, già autore del fortunato Il senso del Tingo, pubblicato in Italia l’anno scorso da Rizzoli, che oggi torna nelle librerie inglesi con Toujours Tingo, edito da Penguin, frutto della continua ricerca che ha prodotto nuovi divertenti risultati.
“Un giorno, stavo lavorando come ricercatore per il Quiz della Bbc QI, mi sono ritrovato per le mani un dizionario di albanese e sfogliandolo ho scoperto che in quella lingua esistono 27 parole per definire le sopracciglia e non meno per i baffi”. È così che, passando dalla curiosità alla passione e poi rapidamente all’ossessione, Jacot De Boinod si è reso conto di come i termini peculiari di una lingua che non hanno un corrispettivo in altri idiomi siano i più significativi quando si tratta di capire il carattere di un popolo. “Penso sia stato Salman Rushdie a dire che la storia di una cultura può essere determinata dalle sue parole intraducibili e credo sia vero che se si prende un dizionario di una lingua esotica come può essere il Maori delle Isole Cook si faranno molte più scoperte su quel posto in termini culturali che consultando una guida turistica”.
Il Tingo del titolo è una parola della lingua Rapa nui che significa: prendere in prestito un oggetto dopo l’altro dalla casa di un amico fino a svuotargliela; un evento che all’isola di Pasqua deve perciò verificarsi abbastanza di frequente. Il secondo volume della saga degli intraducibili contiene nuove chicche: come yubisakibijin (giapponese), una donna che spende gran parte del suo salario in manicure, o lefufa, che in Botswana esprime il sentimento di gelosia tra le mogli di un uomo. Problemi opposti a quelli che hanno in Cina, dove ci sono molti gagung, parola cantonese che distingue un uomo che non ha una donna a causa della sproporzione tra sessi (letteralmente: rami vuoti). L’avreste mai detto che i tedeschi fossero abbastanza rocamboleschi in amore da aver bisogno della parola Fensterln: l’atto di arrampicarsi su una scala fino alla finestra di una donna, evitando parenti e chaperon, per fare sesso con lei di notte? E come mai invece ai giapponesi è così familiare lo hira-hira, sensazione che si prova entrando in una casa buia e diroccata nel cuore della notte? Una lettura irresistibile, punteggiata dalle gradevoli illustrazioni di Sandra Howgate, che fa venire voglia di studiare le lingue, ma soprattutto di viaggiare: varrebbe la pena andare nelle lontane Hawaii solo per incontrare un lolo, uomo che sarebbe felice di dirvi l’ora se solo sapesse leggere l’orologio.
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- Venerdì 30 Novembre 2007
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