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	<title>Cultura e societa &#187; Parla Sottsass: La situazione degli architetti non è buona</title>
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	<description>Canale Cult di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 10:20:23 +0000</pubDate>
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		<title>Parla Sottsass: La situazione degli architetti non è buona</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 15:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si è aperta a Trieste una mostra dedicata al più grande creativo italiano. Che a novant'anni dice la sua sull'arte e il gusto, condanna le esasperazioni del mercato e boccia i grattacieli: "Sono edilizia, non architettura" - <strong>LEGGI ANCHE</strong>: <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2007/12/10/tra-decor-e-decus-cose-arte-e-cosa-semplice-oggetto/">La decorazione secondo Mendini</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery.panorama.it/displayimage.php?pos=-16638"><img src="http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10031/normal_sottsas.jpg" alt="Ettore Sottsass  abita a Milano. Si Ã¨ laureato in architettura al Politecnico di Torino nel 1939.  " border="0" /></a></p>
<p>di <em>Terry Marocco </em></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Sottsass" target="_blank">Ettore Sottsass</a> ha i jeans e un maglione blu, i capelli bianchi raccolti nella solita piccola treccia e lo sguardo azzurro che vaga oltre i vasi di fiori del suo salotto, verso la notte milanese. Il più grande designer (e architetto, fotografo, pittore, scrittore) italiano ha compiuto 90 anni il 14 settembre, è nato a Innsbruck nel 1917, e Trieste lo celebra con una retrospettiva dal titolo di un suo scritto, <a href="http://www.undo.net/cgi-bin/undo/pressrelease/pressrelease.pl?id=1196765332&amp;day=1196809200" target="_blank"><em>Vorrei sapere perché</em></a> (dal 6 dicembre al 2 marzo 2008 al Salone degli incanti dell&#8217;ex Pescheria).<br />
Ha amato molte donne,  da Fernanda Pivano, sua prima moglie, a Barbara Radice, bellissima in una foto con lui in bianco e nero di Helmut Newton, appesa sulla parete colorata. Scrittrice e giornalista che, come dice lui, &#8220;mi protegge dalla mattina alla sera&#8221; e che anche ora si affaccia a controllare che non si stanchi troppo.<br />
Sottsass non ama le autocelebrazioni: &#8220;Io non c&#8217;entro, hanno chiesto agli amici di scrivere qualcosa su di me, non ne sapevo nulla. Quando i miei collezionisti mi hanno domandato se consigliavo loro di prestare le mie opere, ho risposto no&#8221;. Ironico e  amaro, dice di sé: &#8220;Non credo di aver lasciato alcuna traccia del mio lavoro, forse qualcosa in Aldo Cibic&#8221;.<br />
Certo, non sono più i tempi di Adriano Olivetti e della celebre macchina per scrivere<em> Valentine</em>. Sottsass ricorda: &#8220;Scriveva solo maiuscole come i telegrammi, era di moplen, come i secchi per lavare per terra, ed è piaciuta solo agli intellettuali americani&#8221;.<br />
Sottsass ha sempre coniugato il design con la critica sociale.  Dalla libreria-totem <em>Carlton</em>, oggetto culto del periodo di <em>Memphis</em>, il gruppo fondato nell&#8217;81 con Arata Isozaki, Hans Hollein, Michele De Lucchi e Andrea Branzi, ai mobili <em>Beverly</em> e <em>Casablanca</em>, i suoi oggetti sono icone della modernità.<br />
&#8220;Oggi le riviste di architettura sono soprattutto cataloghi di pubblicità&#8221; dice &#8220;pagine di sedie e divani, perché quello si vende. Quello è l&#8217;arredamento. Invece una stanza non è solo un divano per ricevere gli amici, è un luogo dove si vive a lungo, dove si consumano arrivi e abbandoni. Un luogo che bisogna conoscere&#8221;.<br />
Architetto, laureato al Politecnico di Torino, Sottsass è figlio d&#8217;arte: &#8220;Anche mio padre era un architetto, ricostruiva i  paesetti nelle Dolomiti, distrutti dalla Prima guerra mondiale. Per me l&#8217;architettura era già allora il disegno di uno spazio da vivere, non da guardare&#8221;. Ad alcuni colleghi riconosce la capacità di  progettare attorno all&#8217;uomo. &#8220;Come Marco Zanuso, Vico Magistretti o Aldo Rossi, con cui eravamo amici. Cercavano disperatamente di  disegnare architettura&#8221;.<br />
E ai giorni nostri? &#8220;È un mestiere che può fare solo chi è ricco di famiglia&#8221;.<br />
I suoi progetti più recenti non tradiscono questa filosofia: così la costruzione di un luogo di svago a Nanchino, in Cina, diventa un nuovo intervento in chiave umanistica. &#8220;L&#8217;ho fatto diventare un villaggio, un luogo dove la gente abbia del verde dove camminare e ritrovarsi in una dimensione  consona&#8221;.<br />
Poi aggiunge il suo consueto &#8220;forse mi sbaglio&#8221;, perché nelle sue parole non c&#8217;è mai un&#8217;affermazione assoluta, come gli indiani che per dire sì scuotono dolcemente la testa come se non fossero d&#8217;accordo. Dunque, forse si sbaglia, &#8220;ma l&#8217;architettura deve essere misurata sul corpo umano&#8221;. Per questo non gli piacciono i grattacieli che, dice &#8220;sono edilizia, non architettura. E questa è una distinzione cui tengo molto. Sono tutti uguali, in qualunque parte del mondo. Per me l&#8217;architetto è chi tiene conto dei percorsi, dell&#8217;orientamento, dell&#8217;uso delle stanze. È come nei grandi templi, da quelli indiani a quelli di Paestum, dove era massima questa cura tra l&#8217;uso dell&#8217;interno e dell&#8217;esterno. Il tempio è la casa di Dio, deve comunicare intensità&#8221;.<br />
A quale dio si riferisce? &#8220;Esiste l&#8217;ignoto, la sacralità. L&#8217;ignoto è infinitamente più sofisticato di Dio&#8221;. L&#8217;ignoto che può diventare bellezza, perché, come Sottsass ha detto più volte, se qualcosa ci salverà sarà proprio la bellezza. &#8220;La  frase, tra l&#8217;altro molto bella, non è mia. È tratta dall&#8217;<em>Idiota</em> di Fëdor Dostoevskij e ai tempi del principe Mishkin la bellezza era considerata un&#8217;apparizione rara, rarissima. Quasi più divina che umana. Oggi penso piuttosto che sia una convenzione tra gruppi di persone, tribù o nazioni che hanno avuto nel tempo storie culturali  comuni. Sono loro che nei tempi lunghi hanno deciso che cosa è la bellezza&#8221;.<br />
Ha viaggiato ovunque e ha vissuto da sempre a Milano. &#8220;Non c&#8217;è niente di poetico in questa città, specialmente nelle grandi periferie, oggi abbandonate dai politici e luogo di rifugio per stuoli di disgraziati e migranti. Forse la parte più poetica di questa città sono gli zingari, con la loro capacità di affrontare difficoltà per noi impensabili&#8221;.<br />
E pensa un po&#8217; a se stesso, che  mentalmente nomade lo è stato sempre. Anche se da 10 anni sta in  questa &#8220;vecchia casa, un po&#8217; ripitturata&#8221;, vicino a via Dante, dai colori pastello, i molti libri, i suoi vasi antropomorfi, le divinità indù decorate da sottili collane.<br />
&#8220;Dallo studio di Barbara si vede una magnolia incredibile nel giardino del vicino. Ogni notte la luna illumina questa nostra magnolia&#8221;, si ferma e le mani sottili scivolano sulle ruote della sedia  a rotelle: &#8220;Non ho paura di nulla, neanche della morte. Piuttosto ho nostalgia, melanconia. Altri tipi di tristezza. Ma lo sa che la vita è più complicata di come ne abbiamo parlato oggi?&#8221;</p>
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