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Al cinema rivive il mito del bandito Jesse James

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  • Tags: Brad Pitt, Casey-Affleck, Lassassinio-di-Jesse-James-per-mano-del-codardo-Robert-Ford, Leoni-per-agnelli, Meryl-Streep, Robert-Redford
  • 2 commenti

LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA

LEGGI ANCHE: Giovanna Mezzogiorno, ciak si gira - Non solo Brad Pitt: la storia del bandito Jesse James è anche un libro

Chi era veramente Jesse James, il bandito che per l’America ha rappresentato una leggenda? La sua fama ha riempito giornali e libri, tra verità, folklore e immaginazione. E soprattutto chi era Robert Ford, il giovane che dedicò una vita per coronare il sogno di cavalcare accanto al suo mito e che alla fine lo uccise sparandogli alle spalle?
È attorno a queste domande che si muove il film di Andrew Dominik, tratto dal racconto di Ron Hansen, L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, dal 21 dicembre al cinema. Con Brad Pitt, capelli bruni e barba incolta, nei panni del bandito che intorno al 1870 divenne il fuorilegge più famoso a stelle e strisce. Negli anni appena successivi alla Guerra di secessione, ex soldato confederato, Jesse con la sua banda rapinò banche e treni unionisti, e impedì la costruzione di una grande ferrovia nel Missouri. Agli occhi dei contadini del Sud, oltraggiati dai soldati dell’Unione, divenne un eroe. Qui il trailer da Youtube (in inglese):

“È più un dramma psicologico che un western” dice Pitt del film, di cui è anche produttore. “Descrive l’anatomia di un assassinio e le sue conseguenze”. Nei panni di Ford, il killer, Casey Affleck: “Sono molto legato affettivamente a Robert Ford, non penso assolutamente che sia stato un codardo” afferma. “Non ricordo di aver mai visto un personaggio migliore di lui nell’affrontare il caos complicato della vita umana. Passa dall’essere un bambino affascinato da Jesse James che idealizza il suo eroe dopo averne letto le gesta nei romanzetti melodrammatici al fatto di incontrarlo realmente, di rapinare un treno insieme a lui e di diventarne amico. Poi, quel rapporto diventa più complesso e, alla fine, lui lo deve uccidere”.

Arriva nelle sale il 21 dicembre anche un’altra produzione hollywoodiana. Ma il clima è totalmente diverso. Attualità pura, tra ipocrisie e drammi della guerra in Afghanistan. Il maestro è Robert Redford, regista e attore di Leoni per Agnelli. Film secco, che vuole scuotere coscienze addormentate. E anche il titolo la dice lunga: i leoni sono i soldati, al servizio di agnelli, i politici. La pellicola si sviluppa su tre linee parallele: un senatore, interpretato da Tom Cruise, alle prese con la giornalista Meryl Streep; un giovane universitario in dialogo con il professore di scienze politiche Redford; due ragazzi in missione in terra afgana. Qui il trailer da Youtube (in inglese):

LEGGI ANCHE: Giovanna Mezzogiorno, ciak si gira - Non solo Brad Pitt: la storia del bandito Jesse James è anche un libro

LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA

  • simona.santoni
  • Venerdì 21 Dicembre 2007
Olanda, a teatro fa capolino lo spot »
« Polaroid, la foto magica in sessant’anni di scatti

Commenti

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Il 27 Dicembre 2007 alle 6:50 laofa ha scritto:

Ben venga il ritorno di storie e ambientazioni che ricordino come fossero fatti “dentro” uomini (qui uno particolarissimo) di un tempo che fu
(in questo caso un preciso periodo di una precisa epoca, quella susseguente la fine della guerra civile americana). Un personaggio, Jessy James, destinato a confrontarsi con le sue ambiguità di eroe negativo (nella realtà) perchè sanguinario, spietato, ossessivo eppure, nonostante la sua epopea da bad man, la sua resa e la sua sconfitta, trasfigurato nell’epica popolare ed entrato nella leggenda, cantato in struggenti ballate che ne delineano l’intera storia. Dalla bellissima “Ballata di Jesse James” il ritratto di un uomo che, novello Robin Hood “rubava ai ricchi per dare ai poveri” mentre il suo antagonista (”quello sporco, piccolo codardo il cui nome era Robert Ford”) suo ammiratore e teso a trasferire su di se la leggenda del suo eroe “mandò il povero Jessy nella tomba…col diavolo che gli balla sulle ginocchia…e la moglie che piange disperata per la sua morte”.
Ma uccidendolo, Bob Ford alimenterà la leggenda di Jessy, dando inizio a sua volta alla sua personale discesa negli inferi, dileggiato e disprezzato da tutti per la sua azione.

Non ho potuto vedere il film, del quale ho però letto recensioni entusiaste: film potente, dal taglio classico ed epico, indefinibile ed estremamente affascinante, e con esame profondo della psicologia dei due personaggi principali, Jessy James e Robert Ford, nterpretati da Brad Pitt e Casey Affleck entrambi giudicati meritevoli dell’oscar. Aria fresca nella stantìa e ormai stomachevole tendenza alla promozione di film esaltanti solo la “donna forte” e i maschi femminilizzati.

Ben venga dunque, dicevo, il ritorno di personaggi appartenenti alla storia (mitizzata e non) ma ancora dotati di attributi: personaggi certo un pò difficili da definire per generazioni cresciute battendo sui tasti dei computer per immedesimarsi con Lara Crof o con le comiche “eroine” senza attributi (in attesa di quelli delle nuove biotecnologie) di Tarantino, tutto takana e ridicole pose “macho”, o delle dark ladies che pullulano ormai sugli schermi, in film fatti passare per “opere d’arte” quando altro non sono se non mezzi per fare facilmente cassetta di produttori e registi che hanno scoperto la gallina dalle uova d’oro, incensate pure da una critica che non si sognerebbe mai di porsi contro il “politically correct” occidentale.

Sono così proficui i vantaggi di cassetta dei film con “donne forti al comando” o con pacifici omosessuali come protagonisti (ormai sempre più di moda, con la tendenza alla sessualizzazione della società) da continuare ad essere imposti, con un’insistenza che parrebbe commovente se non fosse che non tutti gli appassionati di cinema (vero) sono rincretiniti per non capirne la comicità grottesca e ridicola. Ma tutto (quindi anche il cinema) rientra nel tentativo tutto occidentale di promuovere l’”empowerment della donna” a tutti i costi, in ossequio alle “ideologie di genere” femministe per arrivare all’individuo androgino previsto per la società futura: un misto unisex comico-tragico di maschio femminilizzato e di donna “virilizzata” per imposizione dall’alto. Basta che la gallina continui a produrre le uova d’oro.

Desta quindi meraviglia il ridestarsi, ogni tanto, di sussulti di arte creativa vera, in opere stranamente ancora libere dai dettami dell’industria hollywoodiana, considerando che film (libri) come quelli su Jessy James difficilmente potrebbero far presa su generazioni cresciute a pane e “Charlie’s Angels” rampanti, con contorno di “Black Mamba” tarantinesche.

Non per niente l’unica critica negativa al film arriva da “Repubblica”: “Sfilata di moda country-sexy capeggiata da Brad Pitt”! Come poteva essere diveramente per un giornale in cui fra giornaliste femministe e maschi pentiti l’unico personaggio western “virile” ammesso è, evidentemente, quello del cow boy omosessuale che fa tanto trend e “politicamente corretto”?

Il 22 Gennaio 2008 alle 17:34 Oscar: due nomination per Cate Blanchett. Bocciato Giuseppe Tornatore » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:

[...] I cinque concorrenti per la categoria miglior attore non protagonista sono: Casey Affleck (L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford), Javier Bardem (Non è un paese per vecchi), Hal Holbrook (Into the Wild), Philip Seymour Hoffman (La guerra di Charlie Wilson), Tom Wilkinson (Michael Clayton). Candidate per la miglior attrice non protagonista: Cate Blanchett (I’m Not There - Io non sono qui), Ruby Dee (American Gangster), Saoirse Ronan (Espiazione), Amy Ryan (Gone Baby Gone), Tilda Swinton (Michael Clayton). [...]

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