Da un lato, c’è chi ne elogia il gusto e chi evoca i tempi in cui era cucinato in modo artigianale. Dall’altro, chi ne canta la sofficità e chi lo aspetta per pura tradizione. Ogni anno, di questi giorni, a contendersi il prestigio e il primato del dolce più tipico delle feste dicembrine sono sempre in due. Ed il refrain che ne segue è più o meno lo stesso: pandoro o panettone?
Politici, scrittori e giornalisti hanno detto la loro a Panorama.it. Ne è venuto fuori un k.o. schiacciante in favore del dolce meneghino, con qualche piccolo distinguo campanilistico.
Per il giuslavorista ed editorialista del Corriere della Sera Pietro Ichino, non ci sono dubbi: “Panettone, senza esitazione, se è di quelli buoni”. Se no, allora i dubbi vengono: “Nel caso in cui non si possa aspirare alla fascia alta, allora forse meglio il pandoro”. Prima però andrebbe preceduta da una “buona galantina di tacchino con la gelatina. Per i primi due decenni della mia vita, ogni anno ho visto mia madre e mia nonna impegnate per almeno un paio di giorni prima del pranzo di Natale nella preparazione di questa prelibatezza. Se ne mangiava ancora fino a Capodanno”.
Ad un Giampiero Mughini che si professa “totalmente estraneo alle atmosfere e alle abitudini del Natale”, c’è Giano Accame che si dichiara senza esitazioni: “Panettone, per vecchie consuetudini. Ma lo preferisco pure per i canditi e per l’uvetta”. Anche se, continua lo scrittore, “sopraggiunge la nostalgia di quando i panettoni Motta e Alemagna erano milanesi”.
Tra Veneto e Lombardia, Antonio Caprarica, direttore di RadioUno e dei tg RadioRai, sceglie la sua Puglia: “se devo dire un dolce, faccio il nome degli strufoli nella versione leccese, vale a dire un pernicioso mix di pasta frolla fritta e poi passata al miele. Tra pandoro e panettone, comunque io sono un cultore del secondo”, tanto da farne (gradito) omaggio anche in quel di Londra: “Tempo addietro, quando ero ancora corrispondente Rai, regalai un panettone al Principe di Galles. Mi ringraziò, ma tenne a precisare che fra tutte le things italians, lui stava decisamente dalla parte del pane toscano tostato con olio extravergine d’oliva”.
Altra regione, altri campanilismi. Il senatore a vita Giulio Andreotti non ha dubbi, e tra pandoro e panettone sceglie quest’ultimo, perché è “più romano”. Ma c’è spazio anche per un ricordo legato alla madre e ai suoi tortellini (”li faceva buonissimi”) e ad una rievocazione di tradizione capitolina: “è una vecchia usanza romana mangiare lenticchie, come auspicio di danari che arriveranno lungo l’anno. Nel 1957 ero a Parigi. I negozi erano chiusi e al ristorante non ce ne erano. Il mio compagno di gita Mario Ungaro fu molto addolorato per questo, e vi restò fino al giorno dopo”. Tristezze gastronomiche a parte, per il momento è il panettone a spuntarla: l’84 per cento degli italiani lo acquista, spendendo mediamente 14 euro.
Per il momento, appunto: possiamo star certi che il prossimo Natale torneranno entrambi sugli scaffali di supermercati e pasticcerie. E con essi ritornerà il solito, ciclico, refrain: pandoro o panettone?
- Lunedì 24 Dicembre 2007










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Il 24 Dicembre 2007 alle 14:44 cultura » Blog Archive » Politici e scrittori nella morsa di panettone e pandoro ha scritto:
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