
L’anteprima milanese di Caos calmo prevista era per il 2 febbraio al cinema Anteo di Milano. Ma siccome il film, del regista Antonello Grimaldi non ha ancora ottenuto il visto di censura, la proiezione dovrà slittare. In attesa del nullaosta del ministro dei beni Culturali, sulla pellicola si è scatenato un polverone di polemiche. Sotto accusa è un’accesa di sesso visibile tra il protagonista Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Il video della sequenza, rubata da un telefonino da un operatore sul set, era finito su Youtube, e nella giornata di ieri ha fatto il giro del web. Oggi non c’è più. Ciò che appare sullo sfondo nero della finestra video non ha oggi nulla di trasgressivo: “Spiacenti, il video non è più disponibile”. Tant’è. Non resta che aspettare
l’uscita nelle sale l’8 febbraio. Sempre che Rutelli, infine, non abbia nulla da eccepire.
Nel frattempo ci si può acconentare dei video del backstage e del trailer del film. Quelli, su Youtube, ci sono ancora.
Il trailer
Il backstage

Il “ne parlano tutti” stavolta ha funzionato davvero. Il passaparola tra artisti, attori, galleristi, fino ad arrivare all’uomo della strada ha fatto sì che l’idea di due giovani canadesi, Adrian Salamunovic et Nazim Ahmed, fondatori di DNA 11, sia diventata un lasciapassare per chi vuole considerarsi a pieno titolo un cittadino del futuro. L’idea è semplice. Ma è il packaging che ha fatto la differenza. Avete presente il vostro Dna? Gli scienziati da anni si stanno arrovellando sull’argomento per capire quanto possa aiutare a predire, se non a prevenire, il nostro futuro in relazione alla possibilità di incappare in qualche malattia. Nell’attesa di approdare a risultati definitivi, Adrian e Nazim hanno pensato di usare il Dna come soggetto artistico, in modo che ciascuno a casa possa sfoggiare, i più fortunati tra un Monet e un Gauguin, un’opera d’arte direttamente ispirata al proprio DNA. E così ecco i quadri su commissione della premiata ditta DNA 11. Per richiedere la propria versione basta prelevare un pò di saliva su un Cottonfioc e spedirlo al laboratorio dei due artisti canadesi. Partendo da quel Cottonfioc, una speciale macchina è in grado di scattare una fotografia digitale della sequenza di Dna e poi di ingrandirla. La galleria mette poi a disposizione una decina di artisti che, partendo dalla foto, aggiungono colore dando al tutto una vera e propria forma d’arte. E a chi ha qualche dubbio basti sapere che i due artisti canadesi, che oltre al Dna, usano le impronte digitali e dei baci come punto di partenza per le opere che vendono. E hanno già esposto al Moma di New York.
VIDEO: Dna 11 contagia anche il serial tv Csi NY

È stata annullata l’anteprima milanese di Caos calmo prevista per il 2 febbraio al cinema Anteo perché il il film non ha ancora ottenuto il visto di censura.
Una copia di Caos Calmo, che tra l’altro contiene una un’accesa e già molto discussa scena di sesso visibile anche su YouTube (guarda il video in fondo all’articolo) tra il protagonista Nanni Moretti e Isabella Ferrari, è infatti arrivata solo stamattina al Ministero dei Beni Culturali che deve dare il nullaosta di proiezione in pubblico con gli eventuali divieti.
Non ci dovrebbe essere invece alcun problema per l’uscita nelle sale l’8 febbraio. Voci del ministero fanno sapere che le otto commissioni preposte alla censura (che si riuniscono tutti i giorni) non dovrebbero avere alcuna difficoltà nel visionare Caos Calmo prima della sua uscita ufficiale. Il film di Antonello Grimaldi sarà in concorso alla 58ma edizione del Festival di Berlino (7-17 febbraio).
La scena hot
La scena, girata la scorsa estate in una villa del Circeo, ha spiegato il regista Grimaldi, ha creato subito imbarazzo, tanto da pensare di eliminarla: “Poi ci siamo resi conto che se non l’avessimo girata avremmo deluso i tanti che avevano letto il romanzo”. Comunque è venuta molto “vera” dice ancora Grimaldi, “ne avevamo parlato tanto che alla fine gli attori l’hanno proprio fatta tosta. D’altra parte non potevamo glissare sul caminetto come nei film Anni ‘40… Ma alla fine Nanni e Isabella erano davvero stremati”. Tanto stremati che la stessa Ferrari ha rivelato in un’intervista che per affrontarla con la maggior disinvoltura possibile non ha mancato di bere una vodka, mentre Moretti si sarebbe lasciato andare a un paio di birre.
Guarda il video con la scena ‘rubata’ da un telefonino

LA GALLERY
È il compimento della trilogia ideata dalla compagnia di Montreal Cirque Eloize e dedicata al cielo lo spettacolo che approda a Milano (il 5 e 6 febbraio) al Teatro degli Arcimboldi. Si tratta dello show dal titolo Nebbia, scritto e ideato dal fondatore del Teatro Sunil Daniele Finzi Pasca.
Le capriole e i volteggi degli acrobati si staglieranno in una leggera coltre di foschia che invadera’ tutto il palcoscenico. “In questo spettacolo la nebbia, metafora del cielo, calerà come un mantello per coprire le nostre spalle e proteggere i nostri sogni”, ha spiegato Daniele Finzi Pasca, che vanta nel suo curriculum l’allestimento della performance di chiusura delle Olimpiadi invernali di Torino.
La compagnia canadese Cirque Eloize è una delle massime esponenti del movimento artistico del “circo moderno”. “Un circo” ha spiegato l’assessore alla Cultura di Milano Vittorio Sgarbi “che entra nella logica felliniana della poesia, perché non è il circo degli animali, ma quello degli uomini e della loro anima”. E lo stesso Sgarbi ha ricondotto la stessa scelta poetica della nebbia a un motivo felliniano. “Da ferrarese” ha aggiunto Sgarbi “conosco la nebbia, che Daniele Finzi Pasca interpreta come una dimensione in cui non ci si perde, ma ci si ritrova”.
Dopo la prima mondiale a Ginevra, “Nebbia” debutta questa sera in Italia all’Archivolto di Genova, e da lì prenderà le mosse una tourneé verso Milano, Pordenone, Bologna, Catanzaro, Palermo e Bergamo. Qui la gallery e le date del tour

Chi si immagina Nick Cave burbero e di poche parole ha torto marcio: l’abbiamo incontrato alla presentazione del nuovo album Dig!!! Lazarus Dig!!! - che l’artista ha ultimato insieme agli inseparabili Bad Seeds e sarà in vendita dal 29 febbraio - e ci ha sorpresi non poco. Perché Nicholas Edward Cave è un cinquantunenne in perfetta forma fisica, decisamente alla mano e con parecchio senso dell’umorismo.
La Bibbia per Lei rappresenta spesso una fonte di ispirazione. Ma questa volta spunta anche Houdini come inedito protagonista del quattordicesimo album. Perché?
Mentre scrivevo i testi, leggevo la sua biografia. Amo Houdini: ha passato buona parte della vita a smascherare i finti medium. Ed è stato il primo a pilotare un aereo in Australia! Lazzaro, invece, l’ho trasportato a New York e ho intrecciato la sua storia con quella del mago.
Qual è stato lo stimolo per la musica, invece?
Avevo in mente un disco acustico, condotto da una chitarra ritmica, sulla quale sovrapporre tanti rumori. E così è risultato: un rumore pieno di gioia, al contrario dei testi che sono arrabbiati.
Nei brani non compare il pianoforte, strumento su cui compone…
È stata esclusivamente una scelta stilistica. Credo che il metodo migliore per scrivere una melodia sia utilizzare uno strumento che non si sa suonare. A parte questo, cinque canzoni sono nate strimpellando la pianola-giocattolo dei miei due gemelli di sette anni, che emette un unico beat di batteria.
Che apporto hanno dato i Bad Seeds?
Sono stai fondamentali, come sempre. Se non ci fossero loro, non sarei qui.
I suoi prossimi impegni?
Ho già ripreso a lavorare con i Grinderman (band blues-rock nata lo scorso anno e composta da Cave, Warren Ellis, Martyn Casey, Jim Sclavunos, ndr), un progetto a lungo termine che mi sta molto a cuore.
A proposito di Ellis, con lui ha composto la colonna sonora di The Assassination Of Jesse James By The Coward Robert Ford: soddisfatto del risultato?
Abbiamo creato ottimi pezzi per il film, ma il regista Andrei Domink ha inserito solo alcune parti. Il Cd è sicuramente meglio. Domande sulla sfera personale? Rispondo a tutto.
È entrato nella Hall of Fame australiana. Come ci si sente ad essere celebrati in patria?
Sono imbarazzato. Che altro? Imbarazzato.
È vero che ha scritto il seguito de Il Gladiatore?
Verissimo, è un capolavoro. Finito nel cestino della spazzatura di Ridley Scott.
Prevede di partire in tour?
I concerti iniziano in aprile; arriveremo in Italia a maggio, ma non sono ancora state fissate le date.

L’ego-surfing, si sa, è una delle pratiche più diffuse tra chi frequenta regolarmente la rete. Secondo un’indagine dell’autorevole Pew Internet & American Life Project, almeno un navigatore su due digita il proprio nome sui motori di ricerca per controllare “cosa si dice”. Una pratica che diventa ancora più maniacale tra alcune frange “celopiulunghiste” della blogosfera o dei social-network. Molti blogger italiani, ad esempio, sono ossessionati dalla posizione nella classifica realizzata da Blogbabel. Come ha spiegato Luca Sofri in un recente articolo, “almeno duemila allodole ogni mattina vanno a vedere in che posizione della classifica - aggiornata alle sette tutti i giorni - sta il loro blog. E si eccitano, o si deprimono, a seconda di quel che vedono”. Ed è così anche per i social network: il numero di amici su Facebook o su Twitter per molti iscritti è indice di popolarità e successo.
Una forma di narcisismo digitale per il quale ora è stato elaborato anche un quoziente numerico. Si chiama QDOS ed è stato pensato apposta per misurare in maniera più attendibile il proprio status online. Basta registrarsi al sito, inserire i diversi profili di social network su cui si è attivi, e il sistema elabora automaticamente un punteggio. Ad essere preso in considerazione non è soltanto il numero di volte che il proprio nome compare online (come fanno i motori di ricerca), ma anche parametri come l’impatto e la frequenza delle attività. L’ideale, quindi, per gli ego-surfer più sfrenati.
Per i fondatori di QDOS il vero scopo del servizio è anche un altro: spingere gli utenti a prendere maggiore dimistichezza con il proprio status digitale per sapersi difendere dagli eventuali (e sempre più frequenti) abusi.
GUARDA IL VIDEO
LA GALLERY DEL FILM
La critica e il pubblico americani lo stanno premiando (uscito negli States il 21 dicembre 2007, al 7 gennaio aveva incassato 52,630,000 dollari). Ma la sua presenza nelle sale fa meno piacere a certo establishment a stelle e strisce. La guerra di Charlie Wilson parla di verità fastidiose, tra storia diventata cinema e cinema che si confonde alla storia. E l’ala conservatrice legata all’età Reagan, soprattutto, non gradisce.
Tratto dall’omonimo libro bestseller del 2003 di George Crile, premiato giornalista che dedicò anni a scavare tra intrighi internazionali, il film (che arriva nelle sale italiane l’8 febbraio) racconta una delle più importanti operazioni segrete americane, condotta da Wilson, deputato di Houston amante della bella vita e delle buone cause, e da un agente della CIA esperto di dure battaglie. Nel dicembre del 1979, l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan, un evento che la Cia attendeva. In piena Guerra Fredda. E, ritenendo alquanto “anemica” la reazione americana, Charlie Wilson, spinto dalla cara amica Joanne Herring, sua sostenitrice e talvolta amante, nonché console onorario del Pakistan, decise di rifornire i Mujahideen, gli afgani combattenti per la libertà, delle armi e del denaro necessari per sradicare gli aggressori russi dalla loro terra.
A un cast da Oscar spetta portare queste losche trame sul grande schermo. Tom Hanks (Forrest Gump, Philadelphia) è infatti il libertino e pasionario Wilson, Julia Roberts (Erin Brockovich, Closer) la bionda e ricchissima Herring (sulla scena ha indossato un paio di orecchini con diamanti di 10 carati del valore di 1,5 milioni di dollari e un anello di diamante da quasi 2 milioni di dollari). Per i due attori è la prima volta insieme sul set. Lo smaliziato agente della CIA Gust Avrakotos, che il deputato texano ebbe come alleato, è interpretato da Philip Seymour Hoffman (Capote, La famiglia Savage), candidato ai prossimi Academy Award come miglior attore non protagonista. Per la regia di un altro premio Oscar, Mike Nichols (Closer, Il laureato).
Qui una clip de La guerra di Charlie Wilson in esclusiva per Panorama.it, con la serata di beneficenza organizzata dalla Herring, in cui la milardiaria seduce Wilson per la prima volta e lo recluta per aiutarla nella sua causa a favore dei profughi afgani.

In quegli anni, nonostante Wilson fosse un democratico, era presidente degli Stati Uniti il repubblicano Ronald Reagan. E sono proprio i seguaci di Reagan, oggi, a essere critici verso la pellicola, ritenendo che promuova il “mito” di certa sinistra, quella che vede la CIA dietro all’11 settembre, nonché finanziatrice di Osama Bin Laden e al Qaeda. E il sito di news AlterNet accusa il lungometraggio di diverse inesattezze storico-politiche.
Di sicuro tra i detrattori non c’è invece il protagonista di tutto, il vero Charlie Wilson, che, come aveva già collaborato a lungo con Crile per il suo libro, non ha avuto problema a rivelare dettagli della sua vita anche per il film. Hanks, che è anche produttore di La guerra di Charlie Wilson, ha raccontato: “La cosa sconcertante è stata quando Wilson ha detto: “Non mi importa quel che direte di me. Probabilmente quel che direte sarà vero. L’unica cosa che voglio è che raccontiate la storia con la massima accuratezza e veridicità”. Non gli importava, quindi, di apparire in una vasca da bagno a Las Vegas, circondato da ballerine esotiche… perché l’ha fatto sul serio”.
Wilson, incoraggiato dalla Herring, si convinse definitivamente ad appoggiare la resistenza afgana in seguito a una visita agli ospedali sul confine tra Pakistan e Afghanistan, dopo aver visto profughi, specialmente bambini, con arti mozzati dalle mine che i sovietici lanciavano dagli elicotteri. “L’esercito dell’Unione Sovietica era il più temibile del mondo”, racconta Wilson. “Si pensava che fosse invincibile. Aveva terrorizzato il mondo per cinquant’anni, la grande indomita armata rossa. E questi uomini tribali a piedi nudi, e analfabeti, muniti di fucili 303 Enfield, cercavano di resistergli. Pensavo che fosse nostro compito renderli più sofisticati per riuscire a distruggere i carri armati sovietici e per difendersi contro gli elicotteri. Nessuno credeva che sarebbero riusciti a cacciarli, nessuno tranne me e Gust. Ma ce l’hanno fatta”.

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Lele Mora spera di avere udienza dal Papa. L’agente dei vip, coinvolto nello scandalo di Vallettopoli - ma il procedimento è archiviato - ha deciso di confessare la sua passione per il Pontefice. E - come ha dichiarato all’Ansa - spera di essere ricevuto da Benedetto XVI per comunicargli tutta la sua ammirazione.
Non importa se Benedetto XVI, giovedì scorso, ha strigliato i media e lo star system accusandoli di “imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale”. E non importa nemmeno se Ratzinger se l’è presa esplicitamente con certa televisione che: “per favorire gli ascolti non esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza”. Il talent scout non vede nessuna contraddizione tra quelle parole e la propria attività. Anzi, vede il proprio mestiere come “una missione: quella di portare al successo le persone, facendo le cose nel miglior modo possibile, inseguendo il bene e non il male”. E già che c’è ne approfitta per togliersi pure un sassolino dalla scarpa: “I giornali mi dipingono come un lupo mannaro” dice “e invece sono l’opposto”.
L’ammirazione dell’agente dei vip per Benedetto XVI è sincera. E se il Pontefice non piace a tutti, basta dare tempo al tempo: “Anche Papa Wojtyla non era stato apprezzato immediatamente, c’è voluto tempo perché la gente capisse il suo valore” rievoca l’impresario. Ma attenzione a dare giudizi affrettati sull’accostamento Mora/Ratzinger. Servano da monito le parole che l’agente dei vip dispensa su Papanews.it, il quotidiano on line sul pontificato di Benedetto XVI: “Qualcuno ora si scandalizzerà e dirà: ‘Mora adesso vuole fare il religioso’. Ma so di essere sincero e ai moralisti di turno dico: non giudicate se non volete essere giudicati”. Come non credere alla sua conversione: non sembrano forse parole sante?