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L’agitazione degli sceneggiatori di Hollywood non si placa. Lo sciopero, iniziato il 5 novembre scorso, dopo aver paralizzato le produzioni tv, colpisce ora i Golden Globes (il premio della stampa estera considerato il più significativo indicatore degli Oscar), in programma per il 13 gennaio. Il sindacato degli attori ha infatti annunciato che gli invitati al premio della Hollywood Foreign Press non romperanno i picchetti. E in prima fila c’è George Clooney, che minaccia di far fallire anche la serata più attesa di tutte: quella degli Oscar, in programma il 24 febbraio.
Lo sciopero degli sceneggiatori potrebbe così colpire gli Oscar in due modi: con l’assenza degli attori per solidarietà con i colleghi scrittori, e lasciando la cerimonia senza battute (maestro delle cerimonie sarà il comico Jon Stewart). Sarebbe uno scenario devastante per la Academy che trae ogni anno dagli Oscar la sua ragione di vita e di incassi, e deludente anche per i fan abituati alla tradizione annuale della pedana rossa e della consegna delle statuette.
La Nbc ha però annunciato di non voler rinunciare ai premi della stampa estera: la cerimonia del Golden Globe - ha annnunciato - andrà in onda. Ma oltre a George Clooney, lo spettacolo dovrà fare a meno di altri nomi eccellenti, che hanno già annunciato la loro defezione, come Julie Christie, Cate Blanchett, Angelina Jolie, Denzel Washington, Tom Hanks e Viggo Mortensen. “Stiamo cercando di convincerli a cambiare idea”, ha dichiarato laconicamente la Nbc, ammettendo comunque che l’annuncio del sindacato dei divi ha messo le rete tv in “una situazione difficile”.
Che la situazione sia difficile lo dimostrano i goffi tentativi delle emittenti per non bloccare completamente le trasmissioni. Tra gli escamotage, salta all’occhio la proliferazione di reality show, improvvisati e con un intervento autoriale risicatissimo. Un esempio per tutti è Crowned: the mother of all pageants, poverissima gara di bellezza dove undici coppie di madri e figlie sfilano in tandem davanti ad alcuni impietosi giudici per vincere i centomila dollari messi in palio. Agli spettatori sono dati in pasto i siparietti (litigi, zuffe, invidie) che vanno in scena nella grande casa in cui vivono le reginette concorrenti.
Nella lotta per la sopravvivenza dello spettacolo Usa, se George Clooney è indicato da molti come il paladino degli scioperanti, uno spiraglio si apre invece da parte di un’altra Star: Tom Cruise. La casa cinematografica diretta dall’attore sarebbe infatti vicina ad un accordo con il sindacato degli autori. L’accordo tra United Artists, di proprietà di Metro-Goldwyn-Mayer e gestita da Cruise, potrebbe portare ad uno dei primi atti di disgelo in due mesi di tensione. Un patto simile è stato firmato tra il sindacato e la Worldwide Pants, la casa di produzione tv di proprietà di David Letterman.
Prove di dialogo una una delle stagioni più buie della tv americana.
LEGGI ANCHE: Autori tv: mentre gli americani scioperano, gli italiani sognano l’Ikea - Come si diventa autori tv in Italia? Parla il writer della Littizzetto
- Lunedì 7 Gennaio 2008










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Commenti
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Il 9 Gennaio 2008 alle 13:02 A rischio gli oscar 2008 | Mako.biz - Tutto Rigorosamente Gratis!!! ha scritto:
[...] Approfondisci su >>> [...]
Il 11 Gennaio 2008 alle 22:09 Lo sciopero degli autori tv fa impennare il web » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] Ha annullato i Golden Globe, sta facendo vacillare la notte degli Oscar, ma soprattutto ha svuotato il prime time televisivo americano. Lo sciopero degli sceneggiatori sta facendo perdere molti soldi ai grandi network televisivi (nel caso più recente la Nbc, che avrebbe dovuto trasmettere la cerimonia dei Golden Globe). Ma come al solito, tra i due litiganti c’è un terzo che ci guadagna. Internet, o meglio i siti di videosharing, sempre più numerosi online. Il sito della Bbc riporta la notizia che Nielsen Online avrebbe rilevato un raddoppio di audience per alcuni siti di condivisione video proprio a partire dall’inizio dello sciopero degli autori tv, a inizio novembre 2007. Lo scenario sul quale questa notizia si inserisce è quello di un trend di crescita per il videosharing e per la frequentazione di questo tipo di siti da parte degli utenti di tutto il mondo. Lo dimostrano i dati di un’altra ricerca (file Pdf), di Pew Internet Project, che snocciola una serie di dati interessanti. Quasi la metà degli utenti internet americani ha visitato un sito di videosharing nel corso del 2007 e in un giorno medio, circa il 15% di loro stava guardando un video o caricandone uno proprio. E se si guarda ai giovani sotto i 30 anni, la fruizione dei video online tocca il 70%. L’intrattenimento, insomma, si sposta inesorabilmente sempre più su Internet, ma certo la carenza di buoni prodotti in tv, da quando gli sceneggiatori hanno incrociato le braccia, deve aver contribuito al repentino boom. Nei due mesi successivi allo sciopero, racconta la Bbc riportando i dati Nielsen, YouTube ha aumentato il proprio pubblico del 18%, e altri siti più giovani, come Crackle, hanno letteralmente raddoppiato l’audience nei mesi di novembre e dicembre rispetto ai due mesi precedenti. “E una crescita molto superiore a quella cui si assiste normalmente in un periodo così breve e lo sciopero è un possibile fattore”, ha dichiarato al sito della tv inglese Alex Burmaster, analista della Nielsen. Sceneggiatori e attori tv devono stare attenti. In questo vuoto creativo lasciato dal prime time sguarnito, sempre più utenti si stanno improvvisando filmaker: secondo lo studio di Pew Internet Project il 22% degli americani si è messo a girare video in proprio e il 14% di loro ne mette online almeno qualcuno. Perciò può darsi che quando Grey’s Anatomy e Lost torneranno sugli schermi tv con nuovi episodi molti dei loro fedeli spettatori abbiano nel frattempo abbandonato il divano per imbracciare la videocamera. [...]
Il 11 Febbraio 2008 alle 17:34 Hollywood, stop allo sciopero degli autori tv » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] Capitolo finale per lo sciopero dgli autori Usa. Da domani il paesaggio di Los Angeles e New York non sarà piú costellato dei picchetti di sceneggiatori in sciopero davanti agli studi televisivi e cinematografici. Sceneggiatori e produttori - ha fatto sapere il sindacato WGA - hanno finalmente raggiunto un accordo. E martedí 12 febbraio ci sarà il voto finale da parte dei membri del sindacato, che sancirà la fine della mobilitazione iniziata il 5 novembre scorso. Da mercoledí Hollywood non soltanto tornerà al lavoro, ma lo farà con molta soddisfazione: “È il migliore accordo raggiunto in 30 anni, risultato dello sciopero di maggior successo degli ultimi 35 anni di vita della WGA” ha detto Patric Verrone il presidente dell’associazione che riunisce gli sceneggiatori della costa ovest degli Stati Uniti. “Non è tutto quello che speravamo e nemmeno tutto quello che meritavamo” ha aggiunto “ma è un accordo che pensa alle future generazioni”. In soldoni, gli sceneggiatori hanno ottenuto il 2 per cento dei ricavi derivati dai nuovi mezzi di distribuzione del lavoro cinematografico e televisivo (ovvero Internet e gli altri new media). “Non abbiamo ripetuto gli errori del passato” commentano i sindacati “Quando 50 anni fa arrivó la televisione, che era il ‘nuovo’, noi venimmo pagati con una percentuale sugli incassi al cinema. Ora invece abbiamo legato i nuovi introiti ai guadagni derivanti dagli stessi nuovi mezzi. Ogni nuovo media è coperto da questo contratto, anche quelli che verranno in futuro”. I tre mesi di mobilitazione non sono trascorsi senza problemi per le produzioni tv. Anche se non è stata ancora calcolata una cifra esatta dell’intero danno economico, basti pensare che il solo annullamento della cerimonia dei Golden Globes, sostituita, alla fine di gennaio, da una semplice conferenza stampa di annuncio dei vincitori, era costata almeno 80 milioni di dollari. E a chi ha chiesto dei danni collaterali portati dallo sciopero, ovvero i danni economici causati alle fasce deboli dei lavoratori dello spettacolo, il sindacato ha risposto così: “Il nostro accordo avrà un benefico effetto sull’intera comunità. Anche gli altri sindacati ora avranno piú potere contrattuale e spunteranno accordi migliori. Per tutti”. Il primo segno visibile della fine dello sciopero sarà la cerimonia degli Oscar, prevista per il 24 febbraio e sino a ieri in forse. [...]
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