Brutto carattere gli artisti. Qualcuno non si fa nemmeno intervistrare. Altri sono talmente gelosi della propria immagine che ai vernissage fanno allontanare addirittura i semplici fan armati solo di zainetto e macchinetta digitale. Le cose cambiano, però, se si premia la vanità dei venerati maestri. Se anziché chiedere loro di mettersi in posa per una comunissima foto ricordo, gli si propone un autoritratto, allora nessuno sa dire di no. Così, decine dei più grandi nomi della scena artistica internazionale hanno ceduto alle lusinghe dell’obbiettivo di Marcello Mencarini. Eclettico fotografo (è stato il primo ad aver accreditato una macchina fotografica comandata a distanza al Festival del cinema di Venezia, e il primo ad aver girato un lungometraggio con un telefono cellulare), Mencarini ha messo insieme un lavoro iniziato nel 1999 e ora approdato alla mostra Self Made, autoritratti da Vedova a Cattelan, a Palazzo Martini di Riva del Garda (fino al 22 marzo).
“Ogni volta che andavo alla Biennale d’arte di Venezia” spiega il fotografo a Panorama.it “chiedevo agli artisti che incontravo di farsi un autoritratto fotografico. Mettevo a loro disposizione una macchina montata su cavalletto che settavo per le loro esigenze e un computer sul quale potevano vedere se stessi. Poi davo loro un telecomando con cui scattare la foto. Gli artisti” continua Mencarini “erano così i padroni assolui dell’immagine, potevano scegliere il luogo, cambiare l’inquadratura e decidere in quale momento fare clic. Dunque erano coscienti che il risultato sarebbe stato tutto frutto della loro cratività”. Ma più che il mestiere poté la vanità: tra cotanti creativi, da Oldenburg a Enzo Cucchi, “quasi nessuno ha badato all’inquadratura. Tutti erano attenti a scattare quando si vedevano belli, quando piaceva loro l’espressione del volto” spiega Mencarini “Soltanto due degli artisti in mostra si sono interessati a una visione più generale. Uno è Michelangelo Pistoletto, che ha pensato parecchio all’immagine d’insieme. L’altra è Patricia Piccinini, che ci ha messo una buona mezz’ora prima di fare clic. Lei, per controllare meglio l’inquadratura, ha voluto addirittura che io mi mettessi in posa, sdraiato al suo posto” spiega il fotografo “Non contenta, ha poi fatto stendere anche il suo fidanzato. Infine si è distesa accanto a una sua scultura, ha scattato una quindicina di foto e, dopo un’attenta cernita, ha scelto quella che ora è in mostra”.
Nessuno degli artisti ha declinato l’invito di auto-immortalarsi. Unica parziale defezione quella di Emilio Vedova, che si era rifiutato di premere sul telecomando: “Io scelgo il luogo e il momento, ma clic lo deve fare lei” aveva detto al fotografo “perché fare clic è un lavoro. E io già fatico abbastanza con le mie opere”. Tra le più entusiaste per l’autocelebrazione, Carol Rama “si è divertita più di tutti” racconta Mencarini “e voleva a tutti costi che nell’inquadratura entrassi anch’io. Anche Orlan era sinceramente incuriosita nonostante il suo assitente le sconsigliasse di prestarsi al gioco. L’artista mi aveva detto che non poteva in quel momento e che sarebbe tornata dopo un po’ di tempo. Io avevo perso ogni speranza quando invece, dopo un paio d’ore, mi si è ripresentata, senza assistente e pronta per lo scatto”.
Orlan, a Riva del Garda, farà capolino dalle pareti di Palazzo Martini insieme con una ventina di altri volti eccellenti fissati su grandi stampe Canon. “Altri ritratti saranno invece proiettati” spiega la curatrice Katjuscia Tevini “e anche i visitatori potranno lasciare una traccia del loro passaggio. A disposizione di tutti ci sarà una macchina fotografica in grado di fornire l’immagine in due versioni: una sarà immediatamente stampata e resterà all’autore/spettatore, l’altra entrerà a far parte della mostra grazie a una proiezione in loop sulle pareti delle sale”. Un’operazione alla Franco Vaccari rinverdita in salsa tecnologica “grazie a un software creato ad hoc da Chritian Pozzer”, spiega Mencarini “Foto di artisti e di spettatori confluiranno poi in un catalogo in uscita a febbraio”.
Nel frattempo la rassegna è un work in progress. “Altre iniziative si aggiungeranno di qui a marzo”, assicura Katjuscia Tevini, “il progetto è di far confluire nel settecentesco palazzo Martini anche musica, teatro e danza”. Gli aggiornamenti saranno su www.palazzomartini.it. Intanto, per vedere che faccia hanno (e che faccia fanno) gli artisti, qui c’è una gallery con un assaggio della mostra. Lo spazio di Riva del Garda è aperto - con ingresso libero - ogni venerdì, sabato e domenica. A fine mostra, tutte le opere saranno messe all’asta per devolvere il ricavato in beneficenza.
- Lunedì 7 Gennaio 2008











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