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Meglio non fare i furbi: i finti blog che criticano la concorrenza rischiano pesanti multe

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  • Tags: Astroturfing, Blog, direttiva-2005/29/CE, e-commerce, guerrilla-marketing
  • 7 commenti

http://www.flickr.com/photos/roblee/207435086/
Parlare male di un concorrente, magari attraverso un finto blog pensato per screditare un prodotto che va alla grande? O intervenendo nei forum dei siti di e-commerce? Con l’entrata in vigore della normativa europea sulle pratiche commerciali sleali (direttiva 2005/29/CE recepita con il decreto legislativo 146/2007), come ha ricordato nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore, anche l’Italia si appresta a punire con multe salatissime (fino a 500.000 euro) tutte quelle aziende che mettono in campo azioni di marketing poco corrette. Anche nei casi in cui si sfrutta l’anonimato del web per promuovere i propri prodotti attraverso recensioni di finti consumatori. O quando si pianificano a tavolino campagne virali facendo poi credere che siano partite dal basso.
In rete (e non solo) si ammicca in maniera sempre più spinta al guerrilla-marketing e altre tecniche “non convenzionali”. Ci sono aziende chi pagano i blogger per far parlare bene dei propri prodotti. E c’è chi mette su finte campagne virali. L’ultima riguarda il presunto scoop sui capelli di Ronaldo, con tanto di pseudo-blog e canale su YouTube. Lo scopo? Promuovere un prodotto per la ricrescita:


Negli Stati Uniti già esiste un neologismo per indicare questo tipo di pratiche: astroturfing, parola che deriva da un casa produttrice di erbetta sintetica (Astroturf) e che si contrappone a “grassroot“, termine con cui si è soliti indicare “la gente comune”, ma anche tutti i contenuti prodotti dal basso nel web 2.0. Come dire: i patinati e fluorescenti prati artificiali della propaganda contro la naturalezza dei comportamenti spontanei. E sono già tante le compagnie astroturfer smascherate, per lo più dopo la pubblicazione di falsi blog (chiamati flog).
È il caso della Coca-Cola: in occasione del lancio di Coca-Cola Zero vennero avviate diverse campagne virali. Tra queste anche un blog in cui non compariva mai il logo della società di Atlanta. Scopo di questa operazione di marketing non convenzionale (teaser nel linguaggio dei pubblicitari) era creare una forte attesa intorno al prodotto. Si è rivelata, invece, solo un flop, dopo che alcuni blogger australiani hanno scoperto la mossa.
Stessa sorte per un flog messo online dalla Sony lo scorso anno. Si chiamava “All I want for Christmas is a PSP” (”Tutto ciò che voglio per Natale è una Playstation”) e si presentava come il blog di due teenager che dovevano convincere i genitori ad acquistare la consolle. Grafica accurata e uso professionale dei multimedia hanno subito insospettito gli utenti che in poco tempo hanno smascherato la paternità del sito, costringendo la Sony ad oscurarlo (qui un mirror).
In realtà, più che le multe dell’Antitrust, l’arma migliore per arginare le campagne di astroturfing sembra essere proprio la moderazione dal basso. Innanzitutto perché non è sempre così semplice risalire a tutti gli utenti che scrivono un commento o aprono un blog. Ma anche perché, con le strategie di marketing online che diventano sempre più sofisticate, si fa sempre più difficile capire qual è il confine tra l’erbetta spontanea e quella sintetica.

  • nicolabruno
  • Mercoledì 9 Gennaio 2008
Spoleto, cronaca di uno scempio ambientale dai tratti noir »
« Nuovo spot della Svizzera: immigrati, restate a casa vostra

Commenti

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Il 9 Gennaio 2008 alle 22:03 pierluigidimonaco ha scritto:

Le multe mi sembrano esagerate se i contenuti dei blog non offendono o calunniano alcuno. Dietro ogni blog non c’è un direttore responsabile pronto ad assumersi la Responsabilità (anche penale) di quanto pubblicato. Quello che mi sembra più grave è che molti giornalisti (Tv, Radio e carta stampata), quelli che appartengono (come i massoni) “all’ordine”, scrivano sotto dettatura o a pagamento. Il caso di Renato Farina (che ha confessato ma continua a scrivere su Libero) è solo uno degli esempi. E se dietro la sua scelta ci sarebbero “motivi patriottici”, quale motivo hanno i giornali di riempire quotidianamente i loro articoli di “marchette” a questa azienda o a quell’altra? E il caso delle giornaliste della moda riportato da report che prima di fare un servizio o un articolo passano in boutique? O il Sole 24 Ore (mica un Blog anonimo!) che per non perdere la pubblicità ha dovuto necessariamente affermare che la cotoletta del ristorante di Dolce e Gabbana era squisita? L’informazione ufficiale, quella dettata dai cosiddetti Organi di Informazione, composti da redazioni, da comitati di redazione o da giornalisti e basta, è intrisa di pubblicità. Questo non è un pò più grave di un blog pubblicitario?Maghi, cartomanti e mignotte in TV scippano ogni giorno soldi a tanti poveri fessi promettendo l’impossibile…vogliamo continuare?

Il 10 Gennaio 2008 alle 11:50 active121srl ha scritto:

Certo i blog sono creati da persone competetenti che molto svelano i loro nomi; ma come controllare i commenti di chi scrive? molti utilizzano il moderatore, ma non sempre si ha in azienda o nella struttura uno strumento e una risorsa che svolta questo tipo di lavoro.
quindi esistono moltissimi blog non moderati dove il privato può comnmentare in maniera positiva o negativa qualsiasi prodotto/servizio. Quando si parla di viral diventa difficile accostarlo al termine gestione e controllo, se no pensate che il blog di Beppe Grillo avrebbe questo enorme consenso???

Il 10 Gennaio 2008 alle 13:15 SEGNALEZERO - Reti, Comunicazione, Tech & Co. ha scritto:

[...] Fino a che punto si possono spingere i corporate blog? Un tema controverso questo: Internet è un ottimo strumento per le aziende per comunicare con potenziali utenti/clienti/partner, e da anni ormai si discute attorno all’importanza dei corporate blog  e delle applicazioni 2.0 al servizio delle imprese.Link 1Link 2 Tuttavia mi sembra che le cose stiano prendendo una piega del tutto diversa, e il buon senso è andato a farsi benedire. La scorsa estate mi è stato segnalato un fatto accaduto a Milano secondo me molto grave. Un’agenzia di pubblicità, in vista del lancio di un famoso portale legato al mondo del turismo, ha dato vita a una campagna pubblicitaria molto "below", fatta di falsi profili creati su MySpace. I finti profili (gestiti a rotazione da alcuni dipendenti dell’agenzia) avevano il compito di attrarre più contatti possibile, conversando della loro passione per i viaggi avventurosi e le mete lontane dal turismo di massa. Temi guarda caso strettamente collegati al nuovo portale che si stava per lanciare. A battesimo avvenuto, questi profili- ben lontani dal rivelare la loro vera funzione - consigliavano ai loro amici (veri, quelli si) il portale in questione, dicendo che si erano trovati benissimo in quanto a prenotazione di biglietti aerei eccetera. E il passaparola, si sa, funziona sempre. Purtroppo - e sottolineo il purtroppo - nonostante tutto il materiale di cui ero riuscito ad entrare in possesso (progetti, slide in powerpoint ecc), non è stato possibile scriverne menzionando le due aziende coinvolte e l’agenzia di pubblicità. Mancava solo una carta in cui si menzionasse esplicitamente il ruolo dei falsi profili su MySpace in tutta questa operazione molto "virale". Il mio contatto mi ha detto che in questi casi di solito non si mette per iscritto niente. Si preferisce lavorare senza correre il rischio che la cosa venga rivelata. Infatti, tra le scartoffie in ufficio, non è riuscito nemmeno a trovare il contratto.     commenti : (0) [...]

Il 15 Gennaio 2008 alle 19:30 Obama e le sue girls: così si vincono le primarie su Internet » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Cambiano anche le strategie messe in moto dalla reciproche “macchine del fango“. Sono già tanti i siti di “Fact” creati per screditare l’avversario (qui e qui due esempi). Ma non sempre si opera in maniera trasparente. I blogger d’oltreoceano già hanno segnalato casi sospetti di astroturfing. Dietro alla famoso filmato che accosta Hillary al Grande Fratello, sembra esserci la mano dello staff di Obama. Alla vigilia delle primarie, sul popolare blog democratico Blue Hampshire un supporter dell’ex first lady è stato beccato nel tentativo di registrarsi con diversi nomi utenti per mettere in buona luce Hillary. [...]

Il 16 Gennaio 2008 alle 9:26 Obama e le sue girls: così si vincono le primarie su Internet » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] Cambiano anche le strategie messe in moto dalla reciproche “macchine del fango“. Sono già tanti i siti di “Fact” creati per screditare l’avversario (qui e qui due esempi). Ma non sempre si opera in maniera trasparente. I blogger d’oltreoceano già hanno segnalato casi sospetti di astroturfing. Dietro alla famoso filmato che accosta Hillary al Grande Fratello, sembra esserci la mano dello staff di Obama. Alla vigilia delle primarie, sul popolare blog democratico Blue Hampshire un supporter dell’ex first lady è stato beccato nel tentativo di registrarsi con diversi nomi utenti per mettere in buona luce Hillary. [...]

Il 16 Gennaio 2008 alle 9:26 Obama e le sue girls: così si vincono le primarie su Internet » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] Cambiano anche le strategie messe in moto dalla reciproche “macchine del fango“. Sono già tanti i siti di “Fact” creati per screditare l’avversario (qui e qui due esempi). Ma non sempre si opera in maniera trasparente. I blogger d’oltreoceano già hanno segnalato casi sospetti di astroturfing. Dietro alla famoso filmato che accosta Hillary al Grande Fratello, sembra esserci la mano dello staff di Obama. Alla vigilia delle primarie, sul popolare blog democratico Blue Hampshire un supporter dell’ex first lady è stato beccato nel tentativo di registrarsi con diversi nomi utenti per mettere in buona luce Hillary. [...]

Il 4 Agosto 2008 alle 11:48 Sceso in campo anche sul web : Giornalettismo ha scritto:

[...] BELOWE THE LINE - Parrebbe proprio di no. Soltanto che, contrariamente a quanti hanno voluto seguire l‘effetto Grillo aprendo un blog personale, l’entourage berlusconiano ha pensato di prendere il problema “dal basso“. D’altra parte, non è appunto di “comunicazione dal basso” che si parla? E quindi non è Berlusconi l’io narrante, ma i suoi “fans“. Un pò come quella forma particolare di guerrilla marketing famosa qualche anno fa: girando per facebook, ad esempio, fra i tanti gruppi dedicati al premier ce ne sono un paio che si scostano dal tenore generale. Aprendoli, si può leggere il nome del fondatore. Che, spesso e volentieri - dice Google - è in qualche modo collegato al partito. Nulla di che, è guerrilla marketing: serve a tranquillizzare il “consumatore” che ha una percezione positiva del “prodotto” causata dalle “recensioni di consumo” benevole di un consumatore come lui. Qui, ad esempio, un responsabile della comunicazione di forza italia Milano scrive: “Il Gruppo nasce per dare sostegno al Presidente Berlusconi, un grande stratega,un grande politico,un grande imprenditore,un grande uomo del cambiamento,con la sua innovazione restituirà all’italia il meritato prestigio!!! PRESIDENTE SIAMO CON TE MENO MALE CHE SILVIO C’è!!!” ma si dimentica di fornire, per così dire, le sue generalità. Che, magari, farebbero percepire “al consumatore” il messaggio in maniera diversa. [...]

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