Il 2007 è stato un anno nero per la privacy. In tutto il mondo e soprattutto nelle democrazie storiche. Con Malesia, Cina, Stati Uniti e Russia a contendersi il primato delle peggiori. E la Gran Bretagna che si riconferma il Big Brother più distratto (dopo alcune clamorose perdite di dati sensibili). L’Italia? Meglio di altri paesi europei, ma neanche troppo. Le uniche isole felici per la riservatezza restano Grecia, Romania e Canada.
Queste le conclusioni dell’ultimo rapporto di Privacy International, organizzazione non governativa impegnata sul fronte del diritto alla privacy, che monitora lo stato dell’arte in 47 paesi del mondo. E che quest’anno punta il dito soprattutto contro l’Unione Europa: “Le iniziative di sorveglianza promosse da Bruxelles hanno causato un sostanziale declino della privacy, erodendo le protezioni anche in quei paesi che hanno sempre tenuto in buona considerazione il tema”. Il riferimento è alla Germania, scivolata dal primo al settimo posto in Europa dopo l’adozione di alcuni provvedimenti per la sicurezza (carte d’identità con le impronte digitali ed estensione dei sistemi di tv a circuito chiuso).
Subito dopo la Germania, all’ottavo posto, troviamo l’Italia, paese “con buone salvaguardie ma deboli protezioni”. Il che, tradotto in parole semplici, vuol dire che, da una parte, abbiamo buone garanzie costituzionali (l’art. 14 e l’art.15), un ampio quadro normativo (tra cui il Codice della privacy del 2003) e un’Autorità di controllo (il Garante).
Dall’altra, però, si registrano anche frequenti violazioni e abusi: il rapporto denuncia i discussi tabulati di Telecom e il recente provvedimento del governo Prodi (poi ritirato) per l’iscrizione di tutti i blog in un Registro. Ma ad allarmare maggiormente gli analisti di Privacy International è soprattutto l’eccessivo periodo di archiviazione dei dati telefonici e sul traffico Internet. Una questione di cui si è tornato a discutere all’inizio dell’anno dopo la proroga (a sorpresa) del Decreto Pisanu (legge 155/2005 “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”). Fino alla fine del 2008 tutti i dati sulle nostre conversazioni e connessioni alla rete risalenti al 2001 non potranno essere distrutti dai fornitori di servizio. Un periodo di oltre sette anni e mezzo che non ha eguali in Europa. A cominciare dai paesi maggiormente colpiti dal terrorismo: in Spagna e Inghilterra è previsto un tetto massimo di 12 mesi.
- Sabato 19 Gennaio 2008










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Commenti
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Il 20 Gennaio 2008 alle 10:19 cyberpress ha scritto:
Ma quale privacy? MA perchè c’ mai stata la privacy?
Continuiamo ad illuderci che la legge dello Stato 675/96, o la stessa carta costiuzionale della nostra Repubblica possa garantirci quello spazio individuale, personale ed inalienabile che ci spetta per umanità, ma non è così. IL colpevole di tutto ciò, il reo letterario di quanto sta accadendo nel mondo delle intercettazioni è solo lui, unico ed inimitabile Goerge Orwell. Baffetto quasi hitleriano, il grande reporter della letteratura e dei mutamenti del mondo moderno ci regalò quella perla tecnologico/letteraria di “1984″: e fu la fine della nostra privacy. Era il 1944, quando Orwell progettò, suo malgrado, Enchelon (The big brother)il mega satellite spia capace di entrare nelle case di tutti persino in un punto infinitesimalmente piccolo tra gi alberi innevati degli Urali a spiare qualche malcapitato boscaiolo a cui è venuto il mal di pancia.
Enchelon è divenuto una relatà schiacciante oltre che la quotidianeità della nostra vita frenetica costituita da microchip che ci rendono reperibili anche negli anfratti più recondidi di questopianeta super spiato.
D’altra parte basti pensare a Bin Laden: se avessero voluto catturarlo bastava orientare il satellite e ed intercettarlo e fotografarlo anche quando andava a fare la cacca. Il fatto è che non si è voluto, che Bin Laden faceva comodo lì dove era per gli equlibri internazionali.
Oggigiorno si lamentano i politici di essere intercettati sui telefonini, anche noi giornalisti lo siamo, e forse a noi ci intercettano molto di più, ma tanto la questione è divenuta prassi, e l’infrangere la legge 675 del 1996, una consuetudine acclarata e addirittura ’sub conditio iuris’.
Allora, cari lettori, non è che il 2007 è stato l’anno nero della privacy, l’appena trascorso settimo anno del terzo millennio è stata la riprova giuridica e sociale che l’umanità ha perso definitivamente la sua proverbiale libertà.
Rosario Lavorgna
giornalista
Il 28 Aprile 2008 alle 11:51 Privacy, boom di informazioni personali. Non solo online » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Sono attività comuni: un turista compra un biglietto su internet, un cliente apre un conto corrente in banca, un consumatore usa la tessera per la spesa. Ma richiedono di comunicare dati personali (come il nome o il numero di telefono), custoditi poi in archivi digitali dalle organizzazioni che li ricevono. È ormai una quantità enorme di informazioni, in rapida crescita. E le leggi in materia potrebbero non essere adeguate: è l’opinione, rivelata dai sondaggi Eurobarometro, di metà dei “guardiani della privacy” nella Ue, persone incaricate di proteggere i dati personali in ogni azienda e istituzione (qui il rapporto). Rappresentano, quindi, un termometro sensibile per il rispetto della privacy. L’Italia è la seconda in Europa per le richieste di accesso a queste notizie: ogni anno infatti il 12% dei “sorveglianti” riceve più di cinquanta domande; invece, la media Ue è inferiore a dieci interrogazioni. Non è una questione per soli addetti ai lavori: sei europei su dieci si dichiarano preoccupati dalla gestione delle informazioni personali (qui il sondaggio Eurobarometro). E si arriva a otto su dieci se i dati sono trasmessi attraverso internet. In particolare le incertezze degli italiani sulla tutela della privacy si rivolgono verso le banche: appena il 47% confida in istituti di credito e organizzazioni finanziarie, invece è in crescita la fiducia verso le organizzazioni non profit. [...]
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