Adriana Polveroni è appena tornata dall’India. Uno dei suoi usuali viaggi intorno al mondo, alla scoperta dei “templi del sapere”, i musei. Perchè questa giornalista fa un lavoro che molti le invidierebbero: visita, scandaglia e valuta i luoghi dove viene esposta l’arte contemporanea. La sua esperienza pluridecennale è adesso diventata un libro: This is contemporary! (sottotitolo: Come cambiano i musei d’arte contemporanea) pubblicato dalla casa editrice FrancoAngeli. Panorama.it ha intervistato Adriana Polveroni per capire un po’ meglio il mondo (talvolta poco conosciuto) dell’arte contemporanea.
Lei spiega nel suo libro che ormai non si parla più di pittura o di scultura, ma di installazione: le opere d’arte contemporanea sovrappongono più arti, come per esempio fotografia, video, suono, residui industriali. Quali sono le caratteristiche che un museo deve avere per accogliere e valorizzare al meglio queste opere?
Il primo requisito è la disponibilità di spazi molto ampi: talvolta serve un’intera stanza per esporre un’opera. E poi è necessario che questi spazi siano flessibili, modulabili: adattabili cioè alle diverse esigenze degli artisti.
C’è polemica sulla commercializzazione dell’arte contemporanea e dei suoi luoghi: lei scrive “oggi non è facile distinguere un museo da un’attività commerciale”, perchè accanto agli spazi espositivi vi sono sempre librerie, negozi, bar e ristoranti.
È sicuramente vero che i musei si sono sempre più “commercializzati”, ma bisogna valutare la situazione con un po’ di “laicità”. I musei sono macchine costose dal punto di vista della gestione, quindi cercano soluzioni per incrementare i guadagni. Il discrimine sta nel quanto: se il museo continua anche a funzionare come luogo culturale, o se finisce per diventare solo un megastore commerciale. I servizi aggiuntivi non sono un male tout-court, anzi: a volte rendono la visita al museo più piacevole. Ma non devono avere più spazio delle esposizioni!
Quali musei l’hanno colpita particolarmente, in positivo o in negativo, negli ultimi tempi?
In Italia ci sono due esempi positivi: il Castello di Rivoli, che è stato il primo museo d’arte contemporanea italiano e difende bene la sua posizione; e poi il MADRE di Napoli, che fa un’ottima offerta culturale rendendo la visita al museo piacevole e non solo faticosa. Il MADRE poi è una mosca bianca: pare che la città stia precipitando nel degrado, eppure questo museo - che sorge nel cuore antico e ferito di Napoli - guadagna posizioni di prestigio anche a livello internazionale. Come esempio negativo potrei invece citare le mostre di Marco Goldin: sempre sostenute da un battage pubblicitario martellante, cui poi purtroppo il più delle volte non corrisponde una qualità artistica elevata.
E all’estero?
Un esempio negativo clamoroso è il Museo Ebraico di Berlino: un progetto architettonico eccezionale di Daniel Libeskind, svilito da un allestimento fastidioso e quasi umiliante. Un percorso obbligato, in cui i visitatori vengono trattati come ragazzini da mettere in fila e guidare, togliendo loro la possibilità di esplorare, tornare sui propri passi, costruire la visita in maniera autonoma. Mentre come esempio positivo voglio citare il Louisiana Museum, vicino a Copenhagen: per l’armonia tra l’interno e l’esterno, dove l’allestimento delle opere continua in un bellissimo parco.
Quali sono oggi le città dell’arte contemporanea?
Prima di tutto Londra. Poi Pechino, Barcellona e New Tork. Ma la Grande Mela la metto per ultima: perchè l’offerta di gallerie d’arte è ormai molto scarsa, e ormai si trovano opere interessanti solo nei musei e negli spazi no profit.
- Mercoledì 23 Gennaio 2008










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Commenti
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Il 24 Gennaio 2008 alle 14:05 mario_bucolo_museumland.net ha scritto:
Mah, sinceramente trovo “strane” alcune considerazioni sia quello sulle mostre di Goldin che sul mercato a new york.
Goldin riesce a mettere insieme un numero impressionante di opere, che spesso non vengono date nemmeno ad alcuni musei, peraltro ho trovato le sue mostre anche molto ben organizzate come allestimento. Definirle come non di qualità elevata mi sembra, al solito, spare sui nemi profeti in patria.
Perchè sugli stessi argomenti non fate un’intervista parallela per esempio ad Angela Vettese?
Cordialità
Mario Bucolo
Museumland.net
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