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Archivio di Gennaio, 2008

Sanremo: cinque serate tra stop and go e super ospiti

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  • Tags: Andrea-Osvart, Bianca-Guaccero, festival, Festival di Sanremo, Musica, Piero-Chiambretti, Pippo Baudo, Sanremo 2008
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Cinque serate, 20 big e 14 giovani artisti, per il 58esimo Festival della canzone italiana, che si apre il 25 febbraio al Teatro Ariston di Sanremo, per concludersi il primo marzo. La manifestazione canora è stata ufficialmente presentata alle 12,30, al Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo. Presenti i due conduttori: Pippo Baudo, che è anche direttore artistico, e Piero Chiambretti. Al loro fianco l’attrice Bianca Guaccero e l’attrice e modella ungherese Andrea Osvart.
Il dettaglio delle 5 serate.
Lunedì 25 febbraio si esibiranno dieci artisti della sezione campioni e sette della sezione giovani. In entrambe le sezioni è prevista la votazione della giurdia demoscopica. Le quattro canzoni più votate della sezione giovani saranno ammesse alla quarta serata.
Martedì 26: si assisterà all’intepretazione degli altri dieci campioni, cui seguirà la votazione della giuria demoscopica, e degli altri sette artisti della sezione giovani tra i quali avranno accesso (alla quarta serata del venerdì) le quattro canzoni più votate dalla giuria demoscopica.
Mercoledì 27: il Festival si ferma per un giorno con uno spazio più ampio dedicato al dopofestival: sarà l’occasione per fare un primo bilancio della canzoni presentate con ospiti e protagonisti del Festival.
Giovedì 28: terza serata della kermesse. Si alterneranno sul palco i 20 campioni che proporranno la propria canzone in versione riadattata, affiancati da artisti italiani o stranieri. Le performance saranno poi votate dal pubblico con il televoto, in funzione da questa giornata, perche’ i telespettatori avranno avuto modo di sentire le canzoni più volte nel corso delle serate precedenti.
Venerdì 29: ci saranno le esibizioni degli 8 partecipanti della sezione giovani ammessi alla gara ed è prevista la proclamazione del vincitore, attraverso la somma dei voti della giuria demoscopica, del televoto e della giuria di qualità. La serata di venerdì 29 vedrà anche l’esibizione dei super ospiti, nomi di grande prestigio del panorama musicale italiano.
Sabato 1 marzo: la serata della finalissima, ci sarà l’esibizione delle venti canzoni degli artisti appartenenti alla sezione campioni poi votate dalla giuria demoscopica, dal pubblico con il televoto e dalla giuria di qualità. In base alla somma dei voti complessivamente ottenuti nelle varie serate, verrà stilata la graduatoria definitiva e la canzone più votata sarà proclamata vincitrice del 58esimo Festival della canzone italiana. Verranno anche premiate le canzoni classificatesi seconda e terza.

LEGGI ANCHE: Quanti giovani dinosauri al Festival

  • redazione
  • Martedì 29 Gennaio 2008

Realismo russo: scene in presa diretta e quadri dal sapore eretico

OkNotizie

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  • Tags: arte, mostre, Realismo-russo, Verità-e-Bellezza
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LA GALLERY

La realtà vista con l’anima, anzi con la grande anima russa. Ci si imbeve di questa atmosfera da santa madre patria nella mostra Verità e Bellezza-Realismo russo (catalogo Marsilio), al Palazzo Loffredo di Potenza, fino 10 febbraio (qui le info).
Quando in modo generico si pensa all’arte russa, si ripensa da un lato alla sua tradizione sacra, quella delle icone, e poi dall’altro, con un salto mortale, alla grandezza delle sue avanguardie storiche con Kandiskij, Malevich, Goncarova e Chagall, tutti autori emigrati dalla Russia. Laura Gavioli, curatrice della mostra di Potenza ha portato invece in Italia 80 opere del Museo di Riga, inediti del Realismo Russo, quadri rimasti in odor d’eresia per quella patina ideologica di arte pompier-socialista che li adombrava. Invece queste opere sono il contraltare artistico del grande romanzo Ottocentesco russo, quello di Turgenev, Tolstoj, Cechov e Dostoevskij. Quadri in presa diretta sulla realtà e verità, in nome di quel “santo ver” di cui parlava anche Manzoni e che si ritrova nelle parole di Ylia Repin: “La Bellezza è una questione di gusti; per me è tutto nella verità”. Questo artista è presente in mostra con il Ritratto di Alexandra Schuvalova, ma Repin è anche autore dei Battellieri del Volga, vessillo di questa arte realista. Quadri epici di sudore e fatica creati da artisti che fanno parte degli Ambulanti. Giovani istruiti erranti, fervidi riformisti legati in gruppo, venati da utopico populismo. Il loro fine era quello di portare l’arte al popolo, sull’onda dell’abolizione, nel 1861, della servitù della gleba, voluta dallo zar Alessandro II.
Il gruppo, unito nei suoi esordi da un leader carismatico, Ivan Nikolaevic Kramskoj (1837-1887) presente in mostra con Dolore inconsolabile e il Ritratto di Pavel Kovalevskij, ebbe la capacità di organizzare mostre itineranti in varie parti della Russia, e il movimento rimase attivo fino agli anni Venti del 900. Per parlare al popolo e ai ceti diseredati era necessaria una pittura narrativa, scene di interni, ritratti, i vecchi, i bambini e i militari, la natura e la fame, il mondo del lavoro nella vasta campagna russa. La Sera sul Volga, di Pëtr Ivanovic Petrovicev (1874-1947), i paesaggi invernali di Aleksej Vladimirovic Isupov (1889-1950) e di Konstantin Fëdorovic Juon (1875-1958), Una città russa nel XVII secolo (1902), e il Paesaggio con chiesa (1903) di Konstantin Vestchilov, o Il pittore di icone di Klavdij Vasil’evic Lebedev, una sorta di quadro nel quadro come testimonianza e esaltazione dell’arte di pittori-contadini di icone devozionali: tutte queste opere palpitano di una musica da melodramma verista, dai toni e accenti più vasti e più popolari, ma è proprio in questa atmosfera che si ritrova l’identità nazionale del popolo russo.

LA GALLERY

  • silvia.tomasi
  • Martedì 29 Gennaio 2008

Manu Chao, il prossimo disco sarà una roba da matti

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  • Tags: Argentina, La-Colifata, malati-psichiatrici, Manu-Chao
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Sarà il più importante disco della sua carriera. Almeno a sentire il diretto interessato, Manu Chao, che parla in questi termini della sua ultima fatica. E mentre il calore del pubblico resta identico a quello che nel 1998 lo fece rimanere per settimane in classifica con l’album Clandestino, Manu Chao prosegue nella linea degli ultimi anni, divertendosi a sperimentare non solo linguaggi nuovi ma anche luoghi nuovi di espressione musicale. E così il prossimo disco sarà un disco da matti. Nel senso letterale del termine, visto che il francese di origini spagnole, ex voce della band La mano negra, è riuscito stavolta a mettere insieme e disciplinare un gruppo di pazienti psichiatrici in cura all’ospedale Borda di Buenos Aires. Si tratta di malati speciali, già avvezzi ai mezzi di comunicazione, visto che da anni hanno creato e animano una loro radio, La Colifata, ascoltata in tutta l’Argentina. Manu Chao non ha resistito alla tentazione di unirsi a loro. Dopo aver partecipato ad alcuni programmi della radio e dopo aver cantato in diretta, ha proposto a tre di loro di partecipare al suo ultimo videoclip Rainin’ in paradise, diretto da Emir Kusturica. Poi l’idea: realizzare un album. Il mix poteva funzionare, i pezzi dei pazienti erano piacevolissimi, e la sfida della musica come linguaggio universale aera davvero allettante. Un piccolo miracolo, insomma. E a dicembre 2007 sono partite le registrazioni. Manu Chao dunque produrrà il disco, e l’uscita è prevista per i prossimi mesi, con il lancio in grande stile in un concerto in Argentina già messo in cantiere per il prossimo ottobre.
Il “super chango”, il super ragazzino, come è stato ribattezzato dalla stampa argentina è entusiasta. Alla stampa accorsa in massa a sentire il suo progetto ha dichiarato senza mezzi termini “la loro è poesia, poesia allo stato puro. Come Prévert”.

Guarda lo show di Manu Chao con i ragazzi di La Colifata

  • mariazuppello
  • Martedì 29 Gennaio 2008

Sanremo, quanti giovani dinosauri al Festival

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  • Tags: Amedeo-Minghi, Anna-Tatangelo, Festival di Sanremo, Francesco-Tricarico, Frankie-Hi-Nrg, Gianluca-Grignani, Gianna-Nannini, Giò di Tonno, L’Aura, Lola Ponce, Loredana-Bertè, Manuela-Villa, Mario-Venuti, Matia-Bazar, Max-Gazzé, Mietta, Pippo Baudo, Sanremo 2008, Sergio-Cammariere, Teddy-Reno, Toto-Cutugno
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“Perché Sanremo è Sanremo”, dice l’allegro motivo che da anni accompagna le serate del Festival della canzone italiana. Infatti, per quanto si annuncino nuovi conduttori e cantanti, a ogni nuova edizione ci tocca sorbirci lo stesso polpettone. Neanche quella del 2008 farà eccezione. Pippo Baudo (conduttore e tutto fare) ha dato ancora la sua indelebile impronta, raggruppando cantanti di tutti i tipi e adatti a tutti i palati musicali, tanto per non scontentare nessuno e per tenersi tutti buoni. Ci saranno, dunque, personaggi che si sposano bene con il revival (Little Toni in testa, poi Amedeo Minghi, Loredana Bertè, Toto Cutugno) le giovani leve delle musica per “ragazzi” (Finley e Fabrizio Moro), passando attraverso nomi che mai avremmo pensato potessero calcare il palcoscenico del teatro Ariston. Sopra tutti: Eugenio Bennato e Frankie Hi-Nrg. Per altri, come Sergio Cammariere, L’Aura, Francesco Tricarico, Gianluca Grignani, Max Gazzè e Mario Venuti, Sanremo non è mai sembrato un pensiero così lontano, anzi per loro non si tratta della prima apparizione.

Quello che però stupisce, ancora una volta, è l’assenza di idee. Se è prevedibile che molti, a partire da Bennato, Frankie Hi-Nrg, Cammariere, Tricarico e Gazzè, si contenderanno i consensi della critica, altri rimarranno ancorati alla canzone sanremese standard. E ciò che più colpisce è come non sono solo i “vecchietti” a proporre lo stesso stile ormai da anni, ma ormai lo fanno anche i cosiddetti “giovani”. Così, canzoni e musiche nascono già vecchie.

Qualche esempio: Anna Tatangelo, che pure ha cercato di svecchiare il suo modo tradizionale di cantare proponendo un brano che parla di omosessualità. Mietta alla quale ci sentiamo di consigliare una botta di vita musicale lasciando cadere, per una volta almeno, i soliti e stantii argomenti amorosi. Poi Giò di Tonno e Lola Ponce che presentano un brano scritto da Gianna Nannini e che puntano tutto sul ritornello di sicuro impatto. Nell’attesa della pratenza della kermesse cìè una sola consolazione. Meno male che in finale, tra i big, non sono arrivati Manuela Villa, Teddy Reno e Matia Bazar. Avremmo pensato davvero di essere al Festival degli anni ’50.

IL FORUM

  • saverio.grimaldi
  • Lunedì 28 Gennaio 2008

Britney Spears: il vizio messo a profitto

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  • Tags: Britney Spears, gossip, vizio
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Di Gianni Poglio

Cinquantamila dollari: è questa la cifra richiesta dal Pure nightclub di Las Vegas per affittare un tavolo adiacente a quello della popstar più tormentata del momento. Cinquantamila dollari per vedere da vicino se davvero Spears (un tempo star innocente di Disney Channel) è a un passo dalla fine, per sedersi a fianco della cattiva ragazza che si ubriaca sempre e che quando perde il controllo inizia a spogliarsi in pubblico come se fosse nella toilette della sua villa a Malibu.
Imbottita di alcol e sonniferi, appannata dalle droghe e con la famiglia a pezzi (dopo il divorzio dal ballerino Kevin Federline ha pure perso la custodia dei figli, Sean Preston e Jayden James), Britney ha distrutto per sempre la sua immagine di lolita perbene. Quello che invece non è riuscita a intaccare è il suo valore di mercato: la “Britney spa” ha oggi un fatturato di 200 milioni di dollari l’anno. Lo stesso del 2001, quando era in forma e girava spot per consigliare ai ragazzini di bere più… latte.
Dietro la Spears devastata prolifera un business enorme. La sua presenza come testimonial a un evento, sia pure con tanto di occhiaie, acne e jeans sgualciti, viene ricompensata con un assegno da 250 mila dollari. Il suo volto abbinato a Curious, una fragranza firmata Elizabeth Arden, ha fruttato 100 milioni di dollari in 4 anni. Con picchi di vendite nei primi mesi del 2007, quando Ippo-Britney (il suo nomignolo nell’ambiente musicale) si è rasata a zero i capelli davanti agli obiettivi dei paparazzi a Los Angeles. Un’esibizione trash che ha fatto schizzare le vendite delle magliette e delle bambole che la raffiguravano senza capelli: 50 mila esemplari in tre settimane.
Non solo, Britney è riuscita a sopravvivere persino all’esibizione agli Mtv award dello scorso anno, quando si era presentata per lanciare il nuovo singolo, Gimme more. Immobile come un pachiderma, era stata demolita da colleghi e media. Ma non dal pubblico: Gimme more è entrato nelle top ten di tutto il mondo e viaggia intorno ai 3 milioni di copie vendute.
Insomma, quello della giovane popstar dopata e disperata si sta rivelando giorno dopo giorno un affare multimilionario. Lo sanno bene i paparazzi (Britney esce da 3 settimane con uno di loro, Adrian Ghalib) e i settimanali americani.
L’agenzia fotografica X17, nel solo 2007, ha venduto immagini dell’ex lolita pop per 2 milioni di dollari, incrementando il giro d’affari del 30 per cento. Migliaia di scatti su cui i giornali si sono avventati: People, Us weekly, In touch, Life & style e Ok! l’hanno messa in copertina 175 volte in 78 settimane.
Il motivo? Le follie della Spears valgono un 33 per cento di copie in più. Ecco perché quando Ippo-Britney annuncia di volersi rinchiudere in un centro di riabilitazione per tornare quella di prima molti tremano. Primi fra tutti i suoi avidi manager.

  • redazione
  • Domenica 27 Gennaio 2008

La memoria dei lager nei pizzini dei deportati

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  • Tags: Aned, campi-di-concentramento, deportazioni, Einrich-Himmler, Giornata-della-memoria, Giuseppe-Valota, Guido-Valota, lager, Mauthausen, nazisti, Sesto-San-Giovanni, Streikertransport
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Le vittime dei lager nazisti, dalla mostra “Le immagini dell’inimmaginabile”

Arrestato in fabbrica, la Breda di Sesto San Giovanni, deportato a Mauthausen, ucciso che non aveva ancora 40 anni durante una “marcia della morte” da un lager all’altro. Guido Valota, classe 1905, è uno dei 553 operai della città alle porte di Milano finiti nei campi di concentramento nazisti. Duecentotrentuno non tornarono mai a casa. A ricostruire la sua parabola tragica, insieme a quella degli altri prigionieri, è il figlio Giuseppe, che oggi ha 69 anni ed è presidente dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati) di Sesto, nel libro edito da Guerini e Associati Streikertransport (letteralmente “trasporto scioperanti”, ndr) - La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni, 1943-1945.

“Sono uno dei pochi figli di deportati ad aver messo insieme, tassello dopo tassello, l’intera vicenda del padre”, dice Giuseppe Valota. E comincia il racconto, lo stesso che fa da anni ai ragazzi delle scuole che lo invitano. “Mio padre faceva l’attrezzista nel reparto aeronautico e per passione suonava il violino. Lo chiamavano ‘Soccorso Rosso’, perché raccoglieva soldi clandestinamente per le famiglie degli operai in difficoltà”. Nel marzo del ‘44 Guido partecipa agli scioperi in fabbrica e per questo viene arrestato dai fascisti.

Finisce a San Vittore, dove i nazisti prendono in consegna i prigionieri. Per Mauthausen parte dalla stazione di Bergamo. Arriva al campo il 20 marzo, dopo tre giorni di viaggio a bordo dei vagoni piombati dei treni merci. Da qui, dopo essere stato immatricolato, depilato e vestito con l’uniforme a righe, viene trasferito prima a Gusen e poi a Vienna, dove lavora nelle fabbriche dell’aeronautica. Alla fine di marzo i nazisti sono ormai alla vigilia della disfatta. Einrich Himmler ordina che tutti i prigionieri rientrino a Mauthausen.

Per Guido e i suoi compagni comincia la “marcia della morte”. Duecento chilometri a piedi, al freddo, per strade secondarie. “Le cronache dell’epoca dicono che piovve otto giorni di fila”, ricostruisce Giuseppe. Pioveva anche il giorno in cui Guido Valota morì, era il 5 o il 6 aprile 1944. I prigionieri che non ce la facevano più a marciare venivano giustiziati con un colpo alla nuca dai soldati e poi ricoperti con un po’ di terra dagli “spalatori”, loro stessi deportati. “Per impedirne l’identificazione, prima di ucciderli, gli strappavano dai vestiti i numeri di matricola”, spiega Giuseppe Valota.

“Mio padre è crollato a Steyr, una bellissima cittadina a sud di Linz”, continua lo storico. “In città confluiscono due fiumi e ci sono due ponti. Vicino ai ponti c’è una breve salita, saranno cento metri di pendenza minima. È lì che mio padre si è arreso, invocando i nomi di sua moglie e dei suoi figli. Quel giorno è morto con lui anche il suo amico, l’ingegner Cima Pericle della Tosi di Legnano (Valota chiama i suoi personaggi rigorosamente con cognome e nome, ndr), mi piacerebbe molto conoscere i suoi parenti”. Ogni anno Giuseppe Valota va sui luoghi dello sterminio nazista insieme agli altri soci dell’Aned. Due anni fa è stato a Steyr e grazie a un’associazione culturale del posto ha capito che fine ha fatto il corpo di suo padre.

“Lì c’era un lager, ma senza fondo crematorio”, ricorda. “Ne aveva però uno il cimitero cittadino”. Lo scorso anno Guido è tornato a Steyr e finalmente il cerchio si è chiuso. “Siamo andati al cimitero, dove sono custodite le urne con i resti di 350 persone ignote morte durante la guerra. Ho guardato il mio accompagnatore locale e ‘Eine moment’, gu dì (‘un momento’, gli ho detto, in un misto di tedesco e dialetto, ndr). Mio padre era lì. Ho pianto, soprattutto pensando che 25 anni prima avevo dormito lì vicino durante un altro viaggio e non sapevo nulla”.

Come è riuscito questo operaio in pensione e nonno bonario a trovare il punto esatto della morte di suo padre dopo 63 anni dai fatti e dopo 15 anni di ricerche? Grazie alle testimonianze, prima di tutto quella della madre e del fratello maggiore. Giuseppe aveva 5 anni all’epoca ed era sfollato a Bergamo dai nonni. E seguendo il filo dei ricordi di due reduci ottantenni, ora scomparsi, che sono stati deportati e hanno marciato col padre: “Il Croci Santino e il Sardini Adamo, che mi hanno indicato il luogo in cui hanno dovuto lasciarlo a terra”.

Poi ci sono “i pizzini dei deportati”. Una scia di bigliettini che i prigionieri gettavano dai vagoni non appena si fermavano vicino a un centro abitato. “Ci scrivevano i nomi e gli indirizzi dei loro cari e qualche anima buona li ha raccolti e li ha spediti alle famiglie, aggiungendo qualche pietosa bugia. Frasi come: ’suo marito sta bene, le scriverà dalla Germania’”, spiega Valota che ha ripercorso quella scia di messaggi e li ha trascritti nel suo libro.
A Sesto San Giovanni, allo Spazio Mil di via Granelli, è aperta anche fino al 22 febbraio una mostra di fotografie inedite sui lager. “Le immagini dell’inimmaginabile” raccoglie gli scatti delle stesse SS, fatte a scopo di propaganda e conservate quasi per caso, documentando lo sguardo del carnefice sul proprio orrore. Orari di apertura: dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 17.30.

LEGGI ANCHE: A Milano il Comune sfratta gli ex deportati - L’antisemitismo è finito? Non proprio - Anima Underground: l’occidente visto dal metrò, in un campo Rom

  • cristina bassi
  • Domenica 27 Gennaio 2008

A Milano il Comune sfratta gli ex deportati

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  • Tags: Aned, Anpi, Carmela-Rozza, Chi-ama-Milano, Dario-Venegoni, Giornata-della-memoria, Giovanni-Verga, Letizia-Moratti, Milano, sfratto
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“La figlia di un deportato sfratta gli ex deportati”. Alla sede dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati) di via Bagutta a Milano, vicino a piazza San Babila, sono rimasti a bocca aperta quando lo scorso 11 gennaio hanno ricevuto la raccomandata da parte del Comune. Il messaggio è chiaro: l’associazione deve lasciare liberi gli uffici entro il 30 giugno 2009, dopo oltre 40 anni.

“Abbiamo chiesto spiegazioni”, dice il presidente della sezioni milanese Dario Venegoni, “ma finora non abbiamo ricevuto risposte. Non capiamo il motivo di un’iniziativa da parte di un’istituzione con cui abbiamo sempre avuto buoni rapporti (abbiamo ricevuto diversi Ambrogino d’oro) e oggi guidata dalla figlia di un ex deportato”. Paolo, il padre di Letizia Moratti infatti, fu arrestato durante la Resistenza e rinchiuso a Dachau. “Abbiamo sempre pagato regolarmente l’affitto”, continua Venegoni, “circa 10 mila euro l’anno e ci manteniamo con le nostre sole forze. In altre città l’Aned viene ospitata gratuitamente in edifici comunali”.

L’associazione degli ex deportati promuove 200 iniziative ogni anno, convegni, pubblicazioni, commemorazioni, lezioni nelle scuole per ricordare le vittime dei lager nazisti, “senza distinzione di religione e parte politica”, sottolinea il presidente milanese. “Il Comune mostra di non riconoscere il valore storico e culturale della nostra associazione”. E alla Giornata della memoria, domenica 27 gennaio, i membri dell’Aned rischiano di trovarsi sul palco di fianco ai rappresentanti di Palazzo Marino.

L’assessore alla Casa Giovanni Verga spiega in un’intervista a “Chi ama Milano” che la lettera inviata all’Aned è solo un avviso di routine di fine contratto e non uno sfratto. Per capire che fine farà quindi la sede dell’associazione l’opposizione ha inviato un’interrogazione al sindaco, firmata dal capogruppo del Pd Marilena Adamo e dal consigliere Carmela Rozza, che dice: “Non ci è stato ancora risposto e non sappiamo cosa il Comune intenda fare degli uffici di via Bagutta. Si tratta di un caso simile ma non identico a quello dell’Anpi (che ha ricevuto lo sfratto perché l’edificio in cui ha sede verrà cartolarizzato, ndr), di una comunicazione di fine locazione senza richiesta di rinnovo. Vogliamo sapere se qualcuno si è preoccupato di trovare una sistemazione alternativa a enti che rappresentano principi cardine della nostra storia”.

  • cristina bassi
  • Domenica 27 Gennaio 2008

Goliardi & futuristi: siamo un paese di Cecchini

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  • Tags: Filippo-Tommaso-Marinetti, fontana-di-Trevi, Graziano-Cecchini, Trinità-dei-monti
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dipingere con i colori della Roma il duomo di Milano
LE GALLERY: (1) (2) - Il FORUM
Di Pietrangelo Buttafuoco

Trinità dei Monti bagnata di palline. “Come nella pubblicità della Sony” puntualizza Laura Ravetto, parlamentare di Forza Italia ma pur sempre avvocato d’affari e perciò demoplutocrate: “Come nello spot della pioggia di palline su San Francisco. Il Cecchini poteva farsi pagare dallo sponsor, no?”.
Trinità dei Monti invasa di palline fino a riempire la Barcaccia. Ma in principio fu Fontana di Trevi rossovestita. La Roma delle cartoline è diventata una tabula rasa da riempire con performance artistiche estemporanee e Graziano Cecchini, il futurista pedinato dalla forza pubblica (il futurpallista, il guastatore che ha restituito l’Urbe al mondo aggiornata come neppure Maurizio Cattelan saprebbe fare), ne è diventato il profeta indiscusso. E senza guadagnarci un soldo. A dispetto dei mercanti d’arte contemporanea e degli sponsor.
Palline a disposizione dei pallinari, dunque. Duccio Trombadori, aristocratico romano, poeta, artista, si definisce pallinaro, sottoscrive il gesto plateale di Cecchini, così come Paolo Liguori, direttore del TgCom, ma soprattutto artefice nell’anno 1967+1, quando faceva parte del gruppo situazionista Gli uccelli, di una strepitosa orchestrazione alla facoltà di architettura a Roma: fece srotolare 500 metri quadrati di moquette rossa per portarvi 200 pecore a brucare, “Un gregge di pecore dedite al pascolo tra i saperi”. E Liguori ha in mente una performance da fare subito: “Un picnic nei giardini del Qurinale con gli amici miei e i cannoli di Totò Cuffaro”.
L’arte e la beffa, dunque. E la beffa nell’arte. Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della sera, coinvolto in questo gioco dei propositi estemporanei, vorrebbe radunare e mobilitare un gruppo di “amici miei” armati di funi e “ripetere lo scherzo della Torre di Pisa che cade”. Oppure fabbricare altri falsi Modì, quelli della beffa delle sculture fatte trovare in un canale a Livorno e poi certificate come autentiche da Giulio Carlo Argan in persona.
La beffa, le palle e la sfera, allora. “Dopo il rosso, dopo quelle multicolori” dice Anna Scavezzon, veneziana, imprenditrice del restauro dei beni culturali, “userei il bianco totale. Una gigantesca sfera in materiale plastico morbido, leggero e sufficientemente deformabile da far circolare per le vie del centro”.
Una beffa da contagio situazionista se anche un compassato signore degli affari, Francesco Bellavista Caltagirone, presidente di gruppo Acqua Marcia, si lascia catturare: “Quando ho appreso dell’iniziativa futurista sulla scalinata di Trinità dei Monti, ho pensato che per me, da romanista, una vera goliardata sarebbe colorare il Duomo di Milano di giallorosso”.
Il contesto è filosofico se un illustre maestro del pensiero qual è Giulio Giorello (accompagnato da un codazzo di puri folli come Gianluca Nicoletti) non resiste alla chiamata del pittore e sommo artista Filippo Martinez e arriva puntuale ogni anno al raduno degli Zorro a Oristano. Loro sono quelli dell’Accademia perduta del Giudicato d’Arborea, magnifici custodi della fantasia, e ci vuole immaginazione e capriccio a voler vestire di nuovo tutt’Italia. Bellezze naturali comprese.
Alessandro Ortenzi, storico del Futurismo, in vista dell’anno che verrà, il 20 febbraio esattamente, centenario della pubblicazione del Manifesto futurista su Le Figaro, propone di “cannoneggiare le piste di Cortina con neve artificiale verde per trasformare così la perla delle Dolomiti in una primavera di prati verdeggianti”. E sempre neve propone Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei deputati che, futurista per ascendenze culturali, la butta così: “Diffido Cecchini dal copiarmi l’idea, farò piovere neve tricolore sull’Altare della patria”.
E sempre neve ci fu in principio. Umberto Scapagnini, sindaco di Catania, nel trionfo del barocco di pietra lavica etneo, fece bianca tutta la salita di S. Giuliano e vi fece una discesa in perfetta tenuta da sciatore. Convocato nel gioco, Scapagnini propone oggi questa provocazione: “Un ologramma di San Sebastiano trafitto anziché dalle frecce dai sacchi di monnezza, un ologramma da far levitare nei cieli di Napoli”.
La provocazione urge d’attualità. “Nel nuovo centro commerciale di Renzo Piano fatto a forma di Vesuvio sotto il Vesuvio caricare tutta la monnezza di Napoli” così dice Manuel Orazi, storico dell’architettura, redattore della scicchissima editrice Quodlibet, inutilmente scongiurato a trovarne un’altra di pensata rischiando come rischia di vedersela brutta nel futuro con un Piano addosso.
Sempre immondizia è quella evocata dallo scrittore Massimiliano Parente, da depositare dentro i confini dello stato vaticano (là dove i futuristi, però, lasciavano piovere rose profumatissime). Ma provocazione è provocazione e Roberta Torre, regista, vorrebbe “svelare i piselli occultati delle statue virili al Foro Italico. Servirebbe a far da prosecuzione ideale con la sfilata delle ragazze che battono sulla Salaria”. E provocazione è, insomma, denuncia.
“I futuristi non facevano boutade” avvisa severa Beatrice Buscaroli, curatrice a Bologna della mostra sull’Aeropittura: “Ogni volta che si evoca Filippo Tommaso Marinetti, per un delitto d’ignoranza unito alla malafede, s’aggiunge un’idea di buontempone che però non esiste, amava la lingua italiana, lui, e l’unico scherzo da fare adesso sarebbe quello di stampare sulla Gazzetta ufficiale la proibizione dell’uso di locuzioni guaste tipo, “assolutamente sì”, “quant’altro” e “silenzio assordante””.
Anche i libri possono diventare materiale esplosivo, ci fa un pensiero il giornalista Antonio Socci immaginando i lampadari “dell’Università La Sapienza coi libri del cardinal Bellarmini appesi, pronti a scivolare in testa ai professori che non hanno voluto ricevere il Papa al grido di “e pur si muove!””.
Ma tra palle e colori in libertà, forse paga pegno la furberia dell’arte messa a mercato. Umberto Croppi, direttore generale di Valore Italia, la società di Stato che protegge il made in Italy, l’aveva pensata proprio bene: “Quando Cattelan impiccò i fantocci dei bambini a Milano, con un mio amico realizzammo un manichino iperrealista di Cattelan da impiccare altrettanto platealmente ma per rivenderlo allo stesso Cattelan”.
Roberto Floreani, un altro artista, assai pratico di futurismi, giusto in tema di denari ha ribattezzato Cecchini “Futurgraziano”: “Ha lasciato la libertà anche al vigile di fotografare la cascata colorata da Trinità dei Monti e a tutti di vendere su internet le palline recuperate per terra, uno scherzetto da 20 mila euro nelle mani di tutti”. Viva Futurgraziano, “ha sconfitto la supponenza dell’arte contemporanea e l’usura dei mercanti: 500 mila (palline) a zero”.

LE GALLERY: (1) (2) - Il FORUM

  • redazione
  • Sabato 26 Gennaio 2008
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