Nel Regno Unito si torna a fare i conti con il cyber suicidio. Nell’ultimo anno ben 13 episodi simili avvenuti tutti nella stessa cittadina del Galles.
Il primo caso risale allo scorso marzo. Kevin Whitrick, un ingegnere elettronico di 43 anni, sta chattando su Paltalk, in una stanza di “insulti” in cui è consentito offendersi senza troppe remore. Tra uno scambio di battute e l’altro, minaccia di suicidarsi. Alcuni utenti connessi lo incitano a compiere il gesto, pensando si trattasse solo di uno scherzo. E lui si toglie la vita per davvero, trasmettendo il tutto in diretta attraverso la webcam.
La morte di Kevin ha scosso non poco il Regno Unito lo scorso anno. E in molti, in questi giorni, stanno pensando al suo cyber-suicidio per dare una spiegazione alla lunga serie di morti tra adolescenti (13 in un anno) avvenuti a Bridgend, piccola cittadina del Galles. L’ultimo è quello di Natasha Randall, una ragazza di 17 anni che si è tolta la vita lo scorso mese. Dopo la sua morte, in rete sono subito spuntati diversi siti in cui i coetanei la ricordano con fotografie, poesie e candele virtuali. Per questo genere di siti c’è addirittura un servizio ad hoc: si chiama Gone Too Soon e permette di creare in pochi click un “memorial site” in onore di persone “scomparse troppo presto”.
Una tendenza che sta insospettendo la polizia e gli psicologi, pronti a credere che dietro ai suicidi di Bridgend ci sia proprio il desiderio di essere “glorificati” in rete dopo la morte. “Potrebbero pensare che è cool avere un sito di memorie” ha spiegato al Times un portavoce della polizia. Dello stesso avviso, il deputato laburista Madaleine Moon: “Sono molto preoccupata per il finto ‘romanticismo’ dei muri in memoria che stanno andando alla grande. Offrono un’idea romantica del suicidio”, ha dichiarato alla Bbc. E c’è già un’associazione che sta facendo pressioni sul governo per rendere illegali questo tipo di siti.
Eppure, non tutti sono d’accordo sul nesso automatico internet/suicidi. “Si tratta di casi isolati o di una spaventosa moda? Non c’è dubbio che il computer è diventato una nuova arma nell’arsenale dell’adolescenza. Ma i media hanno un modo pericoloso di trasformare i problemi in un’isteria di massa”, scrive Jesse Baer dell’Università di Harvard. Tanto più, ricorda Baer, che una recente ricerca dell’Università di Alberta ha dimostrato che social network, chat e blog possono essere un valido supporto per gli adolescenti. E poi, rilancia un altro blogger, se iniziamo ad accusare il web di istigazione al suicidio, possiamo arrivare anche a dire che “Romeo e Giulietta lo hanno romanticizzato in misura molto maggiore”.
- Mercoledì 20 Febbraio 2008










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