Stasera allo storico Dingwalls di Camden Town a Londra va in scena Vinicio Capossela. Sold out: biglietti esauriti in poco meno di un mese. Panorama.it ha intervistato l’artista alla vigilia del concerto. L’abbiamo incontrato all’Italian Book Shop dove si è tenuto un incontro con il pubblico.
Istrionico e spettacolare sul palco, il cantante è in realtà timidissimo. Alle domande dei giornalisti risponde tromentando i suoi ricci e fissando il pavimento. “Mi considero un cantante di emozioni”, abbozza per cominciare. Poi, interpellato sulla sua carriera e sui suoi gusti, si lascia finalmente andare in voli pindarici in cui porta i suoi ascoltatori pur senza guardarli mai.
Un italiano in concerto a Londra: una bella soddisfazione dopo 18 anni di carriera.
La mia carriera è maggiorenne: ora può prendere la macchina e guidare fino a Londra, dove può anche andare dalla parte sbagliata della strada. È il mio primo live qui, anche se ero venuto in città per assistere a concerti in passato. Insomma, dopo che il Chelsea ha chiamato Capello, arrivo anch’io: gli inglesi hanno molta fiducia in noi italiani!
La sua è una musica che vuole andare alle radici delle emozioni, per raccontarle.
Qualcuno dice che vado alle radici della tradizione della musica ed è per questo che le mie canzoni piacciono anche qui. Ma io non mi considero un cantante tradizionale. E poi, a seconda della storia e dell’emozione, posso cambiare totalmente genere musicale.
Chi sono i suoi maestri?
Celine, Kerouac e Bukowski per la letteratura, Louis Prima, Renato Carosone, Adriano Celentano e Tom Waits per la musica. Tom Waits è il massimo. Le sue canzoni non sono la colonna sonora della nostra vita, siamo noi la colonna umana delle su canzoni.
E se dovesse fare un tour di Londra attraverso gli artisti e i luoghi che ama?
Mi spingerei nella Londra dell’Ottocento, quella che tanto ispira i registi cinematografici. Mi addentrerei nella Londra di Charles Dickens e passeggerei per le strade grigie curiosando fra le tante storie nascoste.
- Giovedì 21 Febbraio 2008










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Commenti
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Il 22 Febbraio 2008 alle 14:46 chi ha scritto:
Mi fanno ridere questi artisti italiani che vengono a suonare a Camden Town (ormai la little Italy di Londra), vedi Carmen consoli, gli Afterhours e ora Capossela… In genere suonano al Dingwalls o al Barfly e riempiono i locali ESCLUSIVAMENTE di italiani. Capossela più che ispirarsi a Tom Waits lo ha copiato, dagli arrangiamenti alle atmosfere, i testi e perfino i titoli delle canzoni! (vedi: in the coloseum/al colosseo). Gli ha pure “rubato” il chitarrista Marc Ribot.
Qui a Londra preferiamo ascoltare l’originale…
Il 22 Febbraio 2008 alle 16:04 inbtwn ha scritto:
Purtroppo il successo in italia di derivati, plagiatori e copiatori come Zucchero, Ligabue, Jovanotti…Vinicio C. racconta la sterilità artistica che c’è in Italia.
Si va a Londra a suonare, in america ad incidere ma in valigia non c’è una SOLA idea artistica propria.
Dingwalls è un buco splendido per gli artisti affamati senza un pubblico. Ho visto tante band fare il loro debutto londinese lì..cosa ci fanno questi delle major lì? Liberate il palco please. Chissà quanto lo avete pagato…
Il 22 Febbraio 2008 alle 16:46 persefone ha scritto:
Uè, giù le mani da Vinicio Capossela! E giù le mani dall’Italia!
A parte il fatto che non capisco cosa ci sia di male nel cantare davanti a una platea di emigrati italiani, Capossela non copia Tom Waits da almeno 10 anni, si rifà invece a generi musicali europei che l’afono Waits probabilmente non conosce neppure. E poi basta con questa sudditanza verso la musica anglosassone, basta col vostro fighettismo indie: non se ne può più.
Il 22 Febbraio 2008 alle 18:30 inbtwn ha scritto:
Ti assicuro che se tu vedessi la mia collezione musicale capiresti che non sono un fighettino indie…;-)
Vinicio e Tom: persino l’artwork dell’ultimo CD “ovunque scoppiazzo” sembrava preso dalle sessions di Mule Variations! Poi gli ha pure preso il chitarrista…onestamente non vedo questa “indiependenza”.
Infine credo che l’arte c’entri poco con la nazionalità (giù le mani dall’Italia) il mio commento era che sicuramente artisti originali italiani sono soffocati da questi clonatori di successi.
Tutto qua.
Ah…Persefone…Waits Afono…scherzavi vero? dimmi di sì
Il 23 Febbraio 2008 alle 2:12 chi ha scritto:
Non c’è nulla di male nel suonare davanti ad emigranti italiani, forse hai frainteso il mio commento. Ha senso secondo te sentirsi “soddisfatti” o “realizzati” nel suonare a Londra se poi chi ascolta è la stessa identica gente che ti ascolta in Italia? La bottom line qui è: “c’è gente che ascolta la sua musica al di fuori degli italiani?”. Copiasella non viene certo a suonare a Londra perché la critica inglese lo vuole sentire. Capisci ora che intendo?
Ma mi sa di no, se dici che Tom Waits è afono è evidente che non ce capimo (per dirlo nel mio dialetto). Vinicio Copiasella ci prova tanto a imitare quel timbro afono… anche Tom Waits ha preso molto da Captain Beefheart ma lui poteva !
Il 23 Febbraio 2008 alle 2:17 chi ha scritto:
Scusa Persefone, rileggendo il tuo commento, cosa c’entra tom waits con la musica anglosassone? fighettismo indie di chi? ha idea di che musica ascolto? perché a me le 1000 clone-band indie non le sopporto davvero più… Mi pare che negli ultimi anni le cose decenti le stiano tirando fuori solo gli americani e i canadesi… sti afoni americani! :-)
Il 25 Febbraio 2008 alle 15:35 persefone ha scritto:
Senza nulla togliere a Tom Waits, chi conosce gli ultimi album di TW e VC non troverà similitudini per quanto riguarda l’aspetto puramente musicale. Vincio attinge casomai dalla tradizione mitteleuropea, la voce ha tutt’altra estensione, il tempo di valzer, caratteristica di buona parte della produzione caposelliana, è di certo preesistente a Waits che, peraltro e invece, col folk dell’est europa c’entra come i cavoli a merenda.
x Chi: secondo il dizionario Paravia, “anglosassone = nativo o abitante di un paese di lingua inglese”. Infòrmati.
Il 25 Febbraio 2008 alle 15:45 marietto ha scritto:
L’argomento ricorrente tra i detrattori di Capossela è appunto l’ispirarsi a Waits. Argomentuccio fragile, come dire che De Andrè non valeva una cicca perchè si ispirava a Dylan. Piuttosto, sarebbe interessante sapere quali locali londinesi ha visitato il nostro, visto che di birre e liquori se ne intende. O forse dopo il concerto è tornato al bar dell’albergo?
Il 1 Marzo 2008 alle 11:08 biscubegia ha scritto:
Ciao a tutti. Infastidisce chi di musica ne sa un pò di più della media nazionale (e ci vuole davvero poco) la assoluta mancanza di critica all’interno dei maggiori media. Che Zucchero possa risentirsi quando gli vengono contestati plagi a Tom Waits mi fa incazzare e basta, da spaccargli la chitarra sulla schiena. Che venga descritto come un genio ancora peggio.
D’altra parte siamo figli degli anni sessanta, in cui non c’era un pezzo che non fosse una cover, ma è vero anche che tanti brani ci sono rimasti in testa nella versione italiana. Sinceramente credo che non si possa mettere sullo stesso piano Capossela e Zucchero.
Forse ci basterebbe che i cloni ammettessero quantomeno l’ispirazione profonda che hanno tratto. Per carità, meglio chi si ispira a qualcosa di bello. In pittura far parte di una corrente non è mai stato così malvisto. Nulla si inventa.
Ricordiamoci o Italiani che Ramazzotti-Pausini-Bocelli ci rappresentano e perseguitano all’estero…
Il 12 Aprile 2008 alle 16:03 chi ha scritto:
Caro Persefone, mi sa che sei te che ti devi informare se pensi che anglosassone significa solo parlare in lingua inglese. Tant’è che che se vai a chiamare un irlandese “anglosassone” ti si incazzerà non poco.
Anglosassone si può applicare solo all’Inghilterra e alla Scozia del Sud, è la lingua inglese antica.
Che la voce di Vinicio ha tuttaltra estensione sono d’accordissimo! porellino lui sogna di avere la voce di tom. Che non ci sono similitudini, figurati.. gli ha solo fregato pure il chitarrista con un sound ben distinto, come fa a essere simile?? :-)
tineti copiasella, io mi tengo Waits, a ciascuno il suo.
Il 13 Aprile 2008 alle 1:37 metronix ha scritto:
Vinicio Capossela NON è nemmeno lontanamente la copia di Tom Waits. Senza dubbio ha attinto molto da questo artista, ma c’è una grossa differenza tra ISPIRAZIONE e COPIATURA. L’una è elaborazione di idee, l’altra è riproduzione sterile ed inutile. Se Vinicio fosse un semplice riproduttore non avrebbe nemmeno un fan. E, comunque, Stravinsky disse: “Il bravo artista copia”, nel senso che è in grado di esprimere ESATTAMENTE i propri pensieri. Se i pensieri di Capossela sono simili a quelli di Waits, questo non rende la sua musica un plagio spudorato.
Per quanto riguarda la scelta del chitarrista, ha semplicemente fatto la scelta più appropriata alla sua musica. Questa non è una prova del fatto che sia uno scopiazzatore. Voglio dire, Van Halen ha suonato con un gruppo punk prima di fondare i Van Halen, e i generi sono ben diversi, per quanto il chitarrista sia il medesimo.
Sbarcare all’estero, per un artista quasi folcloristico come lui, è un gran successo sempre e comunque.
Ti sei messa a chiedere a tutti i suoi spettatori (SOLD OOOOOOOUT) se erano italiani?
Se non l’hai fatto non dire che gli inglesi non lo ascoltano… la mia fidanzata è di cambridge ed ha la discografia completa, tanto per farti un esempio…
Il 21 Aprile 2008 alle 12:08 chi ha scritto:
caro metronix, la penso diversamente.. il discorso che se capossela avesse copiato non avrebbe nemmeno un fan non lo condivido perché molta gente in italia non conosce l’originale. E perché popolarità non significa in nessun modo originalità. Penso si sia molto più che ispirato e sotto così tanti punti di vista, pure nei photoshoots pensa tu.Tutti si rifanno ad altri artisti, attingono e portano qualcosa di nuovo ma Capossela non mi da nulla di nuovo anzi mi ridà la chitarra di Marc con lo stesso sound. per carità meglio copiare da Tom che da gigi d’alessio ma come posso accettare uno che mi canta al colosseo se posso ascoltare “in the colosseum” di tom di 20 prima?
Ti assicuro ne ho visti di concerti a camden di gruppi italiani e gli inglesi sporadici che ci sono, sono solo quelli portati dagli amici italiani. Ti posso assicurare che qui nessuno conosce Capossela e che se suona qua è solo grazie agli italiani trapiantati a londra. Stessa cosa vale per il sold out di DUE giorni di fila di LIGABUE (brrr rabbridiamo al solo nome!) quanti inglesi pensi ci andranno? Carmen consoli e afterhours stessa solfa.
Se la tua fidanzata sta cambridge e ha la discografia vuol dire che gli l’hai passata te o mi sbaglio? o che l’ha consociuto in italia?
ciao
Il 5 Maggio 2008 alle 18:29 luzin ha scritto:
caro chi, avrai pure una buona cultura musicale ma con i tuoi discorsi dimostri che la tua conoscenza si ferma li. Stando ai tuoi ragionamenti, siccome ogni artista, dal poeta al pittore dal compositore allo scultore e cosi via.. ha preso spunto o comunque è stato influenzato da un suo predecessore, l’arte non esisterebbe ed è semplicemente una copia della “natura” stessa.
Lo stesso Dante “padre” della lingua italiana è un copione, siccome la sua arte è stata influenzata dai provenzali e dalla scuola siciliana..
Secondo me dovresti ampliare un po di più i tuoi orizzonti.
“Nulla si crea, nulla si distruge, tutto si trasforma.”
ciao
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