Da bravi eurocentrici, abbiamo a lungo pensato che l’Occidente fosse la culla della cultura, fonte ed origine dei progressi scientifici ed economici. Ma le radici filosofiche greche, la grandezza dell’impero romano e un Rinascimento sublime subito si ridimensionano, basta solo allontanare un po’ lo sguardo e spingerlo verso gli estremi limiti dell’Oriente: di lì si eleva come un faro la Cina.
Non solo il nuovo colosso economico e politico (vedi Tibet), che spaventa col suo miliardo e trecento milioni di abitanti, un Pil che raddoppia a vista d’occhio, mentre si sta urbanisticamente re-inventando in vista delle Olimpiadi di quest’anno. Ma anche quella Cina di cui si hanno documentazioni già cinquemila anni fa, e che fino al Settecento aveva una forma di economia che prefigurava ante-litteram la globalizzazione, come ha individuato lo storico Fernand Braudel. Eppure essa è ancora per noi un continente semisconosciuto, relegato al favoloso resoconto di Marco Polo nel Milione, ai terrori superstiziosi evocati dall’Orda d’oro di Gengis Khan, alla via della seta e all’opera di gesuiti devotamente enciclopedici come Matteo Ricci o Daniello Bartoli.
Il fatto è che la Cina stessa ha, fino ad anni recentissimi, trascurato la propria storia. “Se si pensa che la grande scoperta archeologica della Cina, quella del mausoleo di Qin il Primo Imperatore e del suo esercito di soldati di terracotta, risale appena al 1974, si comprende quanto lavoro e quante sorprese attendano ancora gli archeologi”: così scrive Renata Pisu, presentando la mostra Cina: alla Corte degli imperatori. Capolavori mai visti, dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907 d.C.), aperta in Palazzo Strozzi a Firenze fino all’8 giugno e curata da Sabina Rastelli con Roderick Withfield, Maurizio Scaparri, I-Man Lai e Felix Schoeber (catalogo Skira).
Affreschi, sculture, oggetti d’oro, ceramiche, gioielli, lacche: su tutto si staglia il gigantesco Budda della Grande Nube, dal peso di quattro tonnellate e alto 240 centimetri, che esce per la prima volta dalla Cina. Tradizione vuole che la statua, maestoso ed elegante esempio dello stile Tang, il Rinascimento cinese, sia stata voluta dall’imperatrice Wu Zetian (690-705), fervente buddista e unica donna a salire sul trono del Celeste impero.
Molti sono gli incanti della mostra fiorentina, allestita in tonalità ocra dallo stilista Romeo Gigli: tra gli oltre 200 pezzi esposti, si segnalano le figure demoniache e zoomorfe dei guardiani delle tombe e la curiosità d’una sala dedicata alle statue femminili. A fare da pendant alla rassegna maggiore, dal 21 marzo al 4 maggio Palazzo Strozzi ospiterà anche Cina! Cina! Cina!. Arte contemporanea cinese oltre il mercato globale, dedicata a 15 giovani artisti, interpreti della realtà metropolitana della Cina odierna. E se a Roma ha appena chiuso la rassegna Capolavori dalla città proibita. Qianlong e la sua corte con la straordinaria scoperta delle opere di Giuseppe Castiglione (Milano 1688-Pechino 1766), missionario gesuita vissuto presso la città celeste, che affascinò lo stesso imperatore, suo allievo in pittura, fino quasi a riuscire a convertirlo, rimane invece aperta fino all’11 maggio a Treviso, alla Casa dei Carraresi, la mostra Gengis Khan e il tesoro dei Mongoli: secondo appuntamento delle manifestazioni dedicate alla Via della Seta e la civiltà cinese. Il grande impero di Gengis Khan si stende al di là della grande Muraglia cinese, e l’epopea mongola prende avvio con l’anno della Tigre nel 1206. Gengis Kahn occuperà tutti i territori dal Mar del Giappone all’Adriatico, creando il più grande impero di tutti i tempi. Le armi delle conquiste (elmetti, maglie di ferro, frecce aerodinamiche, spade e bombe, che non sono un anacronismo, bisogna ricordare infatti che la Cina aveva già scoperto l’uso della polvere da sparo) documentano la più potente macchina da guerra che arrivò fino alle porte del Veneto e propose all’Europa cristiana un’alleanza contro l’Islam. Ma in mostra ci sono anche “Le più belle porcellane di tutti i tempi” così vengono definite quelle della dinastia Song (960-1279), delicate e trasparenti quasi tessuti di seta più che statico materiale ceramico.
Da Gengis Kahn a Chen Zhen. Artista scomparso nel 2000 di cui viene presentata l’antologica al Mart di Rovereto, aperta fino al 1 giugno. Artista trasversale fra Cina e New York, che nel confronto di civiltà mette in mostra nelle sue opere “l’eterna incomprensione” fra oriente e occidente. Varie sue creazioni condensano e assemblano materiali di recupero come camere d’aria insieme a perle di rosario buddista, metalli e giocattoli per creare strutture di fascino metafisico, dal profilo sgangherato di pagode. Ci sono poi le antiche immagini di Leone Nanni missionario in Cina fra il 1904-1914 esposte a Verona con il titolo di Cina perduta. Per concludere con due rassegne di arte contemporanee a Roma: Cina XXI secolo a Palazzo delle Esposizioni aperta fino al 18 maggio e Pechino 2008. Il tempo gli animali e la storia, al Museo delle Mura fino all’8 giugno. Una nuova muraglia cinese dell’artista Huang Rui: ispirata dalle mura di Roma, ma realizzata utilizzando 2008 vecchi mattoni provenienti dagli hutong, gli antichi quartieri in corso di demolizione a Pechino per l’ammodernamento urbanistico in vista delle Olimpiadi: 29 tonnellate di materiali che il progresso sta per cancellare, risalenti a prima della fine della dinastia Qing (1644-1911), sottratti all’oblio della storia e trasformati in opera d’arte. Non c’è modo migliore per farci comprendere che la Cina è vicina.
- Giovedì 27 Marzo 2008










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