Di Chiara Risolo
“Qualche giorno fa, mentre compravo sigarette a un distributore automatico, si è avvicinato un tizio. Mi ha chiesto un autografo e poi abbiamo iniziato a chiacchierare. Alla fine mi ha detto: ‘Non lo avrei mai pensato, eppure sei un tipo normale e simpatico’. Mi ha fatto piacere sentire queste parole”.
Morgan, al secolo Marco Castoldi, racconta questo breve aneddoto tradendo una certa soddisfazione, quasi fosse lui, per primo, a voler suggerire al mondo: “Non sono la star mefistofelica, sovversiva e provocatoria che i media da sempre dipingono”. Uno stereotipo dunque? Da sempre funziona il cliché della rockstar maledetta. Ma Morgan, gentiluomo come il pirata, sembra diverso. E chi segue X-Factor, il reality musicale di Raidue, se ne sta accorgendo.
Sotto manciate di gel, secchiate di fondotinta e abiti da fare invidia a Lord Byron, in fondo c’è un ragazzo del ‘72, cresciuto nella borghese Monza. Anzi, per la precisione, Morgan ha vissuto i suoi primi 16 anni a Muggiò, un puntino di cemento in provincia di Milano popolato da commercianti dediti a “fa’ i dané”. Come a dire: puoi girare il mondo con un microfono in mano, crescere a pane e Bach, citare Edgar Lee Masters, ma la genuinità della provincia (per fortuna) ti resta addosso.
“Sono un ragazzo normale che fa cose normali” racconta mentre butta giù Coca-Cola. E quali sarebbero queste cose normali? “Vado all’Ikea. Quasi tutti i mobili di casa mia sono dell’Ikea. Vado al supermercato. Mi siedo sulle panchine a parlare con i vecchi. Faccio i conti con mia mamma”.
Viene quasi voglia di farselo ripetere: “Scusi, ha detto con la mamma?”. “Sì, con lei”. Stupisce un po’ immaginarseli seduti a un tavolo a ordinare bollette di luce, gas e telefono, ma è così e mentre sillaba la parola mamma sembra che dica: “Guai a chi me la tocca”. Del resto, se chiedi a Morgan quali siano le persone che più di altre hanno segnato la sua vita, dal mazzo dei ricordi non tira fuori un qualche filosofo o poeta maledetto, bensì mamma e papà. E gli cambiano pure i connotati, rilassa d’improvviso i muscoli facciali, che normalmente sembrano contratti.
“Prima di tutto devo ringraziare i miei. L’amore per la musica lo devo a loro. In casa mia non circolavano dischi di Orietta Berti e Gianni Morandi. Sono venuto su a Pink Floyd io, a Talking Heads, Rolling Stones, a Bach e Debussy. Quando mia madre mi domandava che giacca volessi per l’inverno, io le dicevo: ‘Il sintetizzatore. Se ho freddo metto quello sulle spalle’”.
E i desideri non sono cambiati. “In casa oggi ho più tastiere elettriche che calzini. Spendo una fortuna in strumenti musicali, ma il denaro è un mezzo e va usato. Per la musica e la cultura in generale poi è sempre ben speso”.
Ne è così convinto che diventa una iena se sa che qualcuno scarica musica dal web. “Perché bisogna rubare la cultura? Perché la gente non spende soldi per libri e cd?” incalza, e intanto alza la voce. L’osservazione “forse costano troppo, signor Morgan” lo indispone ancora di più e rilancia: “Perché nessuno rompe i cosiddetti se una serata in discoteca costa 50 euro?”.
Un discorso così mica te lo aspetti da lui. E invece il ragazzo col nome da pirata stupisce un’altra volta. Ha lasciato sbigottiti non pochi spettatori di X-Factor: ha un misto di equilibrio e di giocosa trasgressione. E senso paterno. E solidità artistica: si sente “un insegnante di armonia”, più che un modello. E per giunta fa il giudice, ruolo a rischio bacchettonismo, seduto al tavolo a fianco di Mara Majonchi e Simona Ventura.
Come le sue colleghe di X-Factor ha in carico un gruppo di aspiranti rockstar e durante l’intervista i suoi ragazzi bussano più volte al camerino per chiedergli consigli e lui si dà senza se e senza ma: per nulla infastidito, gli ridono gli occhi, è felice.
Diventano tristi, ma di una tristezza che spiazza, quando la conversazione cade su Asia Argento, sua ex compagna. Dopo qualche resistenza Morgan ammette che il loro è stato “un amore malato”, una follia di cui pagherà le conseguenze la figlia Anna Lou. “Ho una pessima opinione di Asia” dice. “Lei non si fida di nessuno, cambia idea ogni sei secondi”. Diventa talmente piccolo e indifeso che scompare sulla chaise-longue da cui fino a un attimo prima faceva la parte della star intervistata. E allora è meglio spegnere il registratore. E salutare Marco Castoldi e Morgan.
- Domenica 30 Marzo 2008










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