Più che una vivace contestazione, sembra essere un plotone di esecuzione. Sui blog nostrani, l’accoglienza riservata a recensori e critici letterari non è di certo tra le più accomodanti. E negli ultimi mesi (anche grazie all’uscita di certi libri che hanno fatto discutere) il dibattito sul loro ruolo e sui loro vizi ha scatenato lettori e scrittori di ogni sorta.
A suonare la carica, qualche tempo fa, è stato Letteratitudine, il blog di Massimo Maugeri, che pubblicava un post di Antonella Cilento. La scrittrice napoletana, commentando un convegno sul ruolo della critica letteraria nostrana, si domandava polemicamente: “Ci chiediamo anche come mai una folla di autori di buona qualità quando vengono editi - e non sono soggetti al lancio hollywoodiano riservato a quei due o tre titoli all’anno che fanno il fatturato dei molossi editoriali italiani (cagnetti, in verità, rispetto all’editoria tedesca o inglese per non parlare di quella americana) - debbano chiedere la carità ai recensori per essere letti e spesso malamente riassunti sui quotidiani”.
E continuava, rincarando la dose: “Perché debbano anche essere disprezzati dai critici che si mettono la maiuscola davanti, con ragione vista la loro storia, sfruttati da editori che danno anticipi ridicoli?”. “Perché debbano, in definitiva, scrivere per essere numeri di poco conto in case editrici i cui uffici stampa e editori e addetti ai premi li guardano come accattoni e, contemporaneamente, liquidati come ignoranti da critici che non li leggono?”.
Ma l’exploit della Cilento non è stato affatto isolato. Da mesi, la querelle sulla “lobby dei critici” dà vita a commenti di ogni tipo su tantissimi altri blog. Quello di Rossana Campo, pubblicato da Feltrinelli, ha ospitato ad esempio un post piuttosto fuori dalle righe: “Ah parliamo un po’ dei critici letterari. Ho letto un pezzo sull’Unità di Maria Serena Palieri che dice: “Se il critico è d’animo un po’ disonestuccio, cosa fa? Legge un po’ all’inizio, un po’ alla fine, se è furbo procede al carotaggio (campioni di testo prelevati qua e là) e poi giù a scrivere… Provate questo giochino: ritagliate le recensioni di un libro, andate in libreria e verificate quali usano in blocco la descrizione del libro che dà la quarta di copertina…’. Be’, coi miei libri lo vedo spesso, diciamo che a occhio e croce mi sembra il sistema di otto recensioni su dieci, quando va di culo…”.
Viva il blog e abbasso i critici, dunque? La risposta non pare poi così scontata, ed infatti basta pochissimo per far decollare polemiche infinite. Una delle ultime occasioni di contesa è stata un’intervista rilasciata da Jonathan Franzen al Corriere della Sera, ripresa polemicamente dal blog eremoletterario. Lo scrittore stanuitense se la prendeva con un “maledetto blogger che mi ha rovinato la serata del Book Award, sbattendomi in faccia un microfono e mitragliandomi di domande volgari”. A finire sul banco degli imputati era quindi “la mancanza di critici letterari tradizionali, che agivano da filtro, per farci scoprire libri di vero valore”. “Molto meglio avere 50 inflessibili recensori di quel tipo - concludeva l’autore delle Correzioni - piuttosto che 500 mila strilloni incompetenti”.
Punto e a capo, e ci ritroviamo così di nuovo all’interrogativo di partenza: quanto sono onesti e affidabili critici e recensori? Il dibattito resta aperto, in attesa di ricevere l’ennesima dichiarazione di qualche “blogger-scrittore” che si sente “sin troppo sottovalutato”.
- Domenica 13 Aprile 2008









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Commenti
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Il 14 Aprile 2008 alle 1:13 giulia.crepaldi ha scritto:
Bel problema: onestà e meritocrazia in Italia, bel problema!
Blogger o scrittore? L’importante è che qualcuno legga, meglio un pubblico attento di un critico menefreghista.
Quindi:
http://breakfastinlondon.blogo.....sfere.it/
Il 22 Aprile 2008 alle 18:25 edn ha scritto:
Fare una recensione basandosi sulla quarta di copertina è davvero squallido, neanche i ragazzini a scuola osano tanto! Se i critici non offrono visibilità perché prendersela con blog letterari che, a loro modo certo, predicano una sorta di allargamento della “base” della cultura. Questo ovviamente non sottende un livellamento verso il basso. Come già per la televisione, sta all’utente-internauta accendere o spegnere il medium.
http://eremoletterario.wordpre.....ss.com
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