Archivio di Aprile, 2008

Gli Afterhours venerdì 2 maggio presentano il nuovo album I milanesi ammazzano il sabato direttamente dal palco della loro prima tappa del loro tour, a Bologna. “Ci piace andare ai concerti sapendo che la gente ancora non conosce i nostri pezzi. Salire sul palco con il dubbio. Creare un momento di curiosità” racconta a Panorama.it Manuel Agnelli, leader del gruppo.
Otto i concerti per cantare i 14 brani a cui hanno collaborato artisti internazionali come Greg Dulli, Stef Kamil Carlens, Brian Ritchie e John Parish, che partecipa non solo come musicista ma anche come coproduttore di parte dell’album.
Dopo i video dei singoli: Pochi istanti nella lavatrice e È solo febbre, nella capitale tedesca avete girato Riprendere Berlino, con un filo di nostalgia. Perché?
Abbiamo scelto Berlino perché qui sono successe cose molto importanti per la nostra vita, per questo scriviamo che sarebbe bello riprendere quei momenti, riconquistarli.
Con il brano I milanesi ammazzano il sabato,che dà il titolo anche all’album, ritorna l’inquietudine e l’amarezza degli After?
Questo brano è la chiave di lettura del disco che, come il nostro vivere, è un po’ schizofrenico, scuro, allegro, frizzante. Centrale è il tema della famiglia, della quotidianità vissuta a volte in modo favolistico, a volte in modo più crudo. Come questa persona che sta tornando a casa sua e pensa che potrebbe anche non tornare, sparire, ricominciare, pensare solo a sé. Fuggire da tutto ciò che è prezioso e allo stesso tempo è anche una gabbia. Ma alla fine torna a casa e dice ai suoi cari “voi siete il mio regno e allora beccatevi ’sto re”.
“La mia città ci insegna a vivere da pipistrelli chiusi in scatole”: avete fatto una lista delle cose che non vi piacevano, a partire da Milano?
Milano è la nostra città. La amiamo. E sappiamo che c’è molto qualunquismo nel criticarla: Milano è sporca, è brutta, fa schifo. Non è vero, è molto vitale, ma le manca la cultura del sociale e questo l’abbiamo voluto sottolineare con una canzone che è un gioco di parole che riguarda noi, Afterhours. Siamo noi quei milanesi del titolo. È la storia della nostra quotidianità, di come noi ammazziamo il sabato.
Le novità di questo album?
Sono i fiati. Con Enrico Gabrielli li abbiamo usati in maniera poco canonica, molto aggressiva, sempre complementari alle chitarre. Siamo e rimaniamo un gruppo rock. Abbiamo giocato anche con le voci. Questo è il nostro disco con più voci in assoluto.
La canzone più difficile da suonare?
Pochi istanti nella lavatrice. Un pezzo nato per caso, non riuscivamo ad andare a tempo, ma quando ce ne siamo accorti ci è piaciuto e abbiamo riprovato a riprodurre questo “fuori tempo” ed è stato difficilissimo, ma alla fine è uscito un caos organizzato niente male.
Riprendere Berlino
Pochi istanti nella lavatrice
È solo febbre

“Mai stato politically correct e non mi interessa esserlo”: Gene Simmons da 35 anni leader dei Kiss ci ha preso gusto. Le sue prese di posizione, a volte estreme, fanno discutere e questo lo diverte moltissimo. L’ultima trovata è in effetti degna della sua fama. Simmons, è a un passo dal completare un libro intitolato Ladies of the night. “Sarà un excursus storico sul mestiere più antico del mondo”, ci racconta entusiasta. Un racconto erotico camuffato da saggio storico? Una massa di volgarità direttamente dalla penna della rockstar che ha conquistato cinquemila fanciulle finite tutte nel suo letto? No, niente di tutto questo. “Io rispetto le prostitute. E lo dico senza ironia” assicura Simmons “Una donna che vende il suo corpo ha almeno l’accortezza di comunicarti quanto vuole prima di iniziare qualsiasi attività fisica. Senza denaro non c’è contatto”. Su questo siamo d’accordo, ma dove vuole arrivare? “Il punto è che una professionista del sesso si qualifica per quello che è. Molte donne che si sentono moralmente superiori alle signore della notte sono in realtà molto più disoneste. Pensi a tutte quelle che si sposano per convenienza in attesa del divorzio. In un colpo solo rapinano allo sfortunato di turno il 50 per cento dei suoi beni”. Consapevole di attirarsi l’odio di una bella fetta del pubblico femminile? “Io dico la verità e poi molte donne sanno che ho perfettamente ragione”.
FORUM
La copertina del libro di Gene Simmons, “Ladies of the night”, prossimamente nelle librerie americane

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Nadia Francalacci
Pinocchio e le sue bugie sbarcano in Cina. Le avventure del burattino più famoso del mondo hanno affascinato i bambini delle scuole elementari cinesi tanto che la Beijig Concert Hall, ente nazionale per la produzione e la diffusione della musica classica occidentale, ha voluto organizzare una tournée teatrale, con artisti italiani e tutta dedicata a Pinocchio, in giro per il Paese proprio alla vigilia delle Olimpiadi. Solo un anno e mezzo fa, il “Pinocchio” di Carlo Collodi è stato tradotto per la prima volta in cinese e adottato come libro di testo nelle scuole; Il fascino dei suoi personaggi dal Grillo parlante al Gatto e la Volpe, da Mangiafuoco a Geppetto non ha impiegato molto a travolgere ed far innamorare i piccoli cinesi proprio come tutti i bambini del mondo.
Il primo spettacolo “Le avventure di Pinocchio ovvero bugie musicali”, scritto e diretto da Italo Dall’Orto e interpretato interamente da una compagnia di attori toscani, sbarcherà a Pechino il prossimo 10 maggio. Poi farà tappa a Shangai e anche nelle città di Quingdao e TienJin. Ma due saranno i momenti particolari del tour di Pinocchio in Estremo Oriente e che lo vedranno protagonista assoluto: lo spettacolo del primo giugno nella capitale organizzato in occasione della Giornata internazionale del fanciullo e quello del 2 giugno per la Festa della Repubblica. “Le avventure di Pinocchio ben si prestano alla vigilia di un evento così importante come le Olimpiadi in Cina” spiega con evidente soddisfazione e una punta di orgoglio italiano, l’assessore alla cultura della Regione Toscana, Paolo Cocchi “per riflettere e far riflettere” . Pinocchio, mai dimenticato, sembra in questo periodo vivere un nuovo momento d’oro. Solo pochi giorni fa la è stato riproposto, sulle reti Rai, la storica fiction del 1972 di Luigi Comencini, con Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e con il piccolo Andrea Balestri nei panni di Pinocchio. Una serata che secondo i dati Auditel ha visto davanti agli schermi oltre 2 milioni e mezzo di telespettatori. Proprio il “Pinocchio” italiano, Andrea Balestri, ha scritto dopo trentasei anni, un libro presentato il 12 aprile scorso a Firenze “Io, il Pinocchio di Comencini“. Poco più di un centinaio di pagine, dove Balestri ripercorre la sua vita dai momenti di grande e precoce successo arrivati con il film ad una vita semplice e anonima, passando attraverso momenti difficili. Nei capitoli del suo libro, un insegnamento per i giovani attirati dal successo ma anche una guida tra i luoghi del film con foto e documenti inediti del grande capolavoro di Luigi Comencini.
![[b]Osvaldo Licini. Errante, erotico, eretico[/b]<br /> Ascoli Piceno, Galleria d'arte contemporanea<br /> Monte Vidon Corrado, Centro studi Osvaldo Licini<br /> Dal 18 aprile al 4 novembre 2008<br /> [url=http://www.centrostudiosvaldolicini.org/][b]Il sito[/b][/url]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/licini/normal_licini01.jpg)
LA GALLERY
Tra Monte Vidon Corrado e Parigi. Tra il richiamo di un borgo natale caldo e calmo negli Appennini, e la brama di un contesto culturale europeo e centrale. In questa dualità nascono le opere senza regole e libere di Osvaldo Licini, a cui le Marche, la sua terra natìa, dedicano un doppio percorso espositivo, nel cinquantenario della sua morte.
“Errante erotico eretico. Osvaldo Licini” è il progetto che si sviluppa nelle mostre antologiche “Osvaldo Licini dalle Marche all’Europa”, ad Ascoli Piceno, presso il Polo culturale Sant’Agostino, e “Osvaldo Licini da Monte Vidon Corrado, la stagione figurativa, i rapporti col territorio”, a Monte Vidon Corrado (AP), al Centro Studi Licini. Dal 18 aprile al 4 novembre. Sono esposte centoventi opere del maestro, in cui si può sentire il respiro di questa anima doppia e tesa, “nella suggestione del paesaggio sibillino, nel perdurante ricordo delle antiche leggende popolari, nei miti e nelle immagini leopardiane”, come scrive Stefano Papetti, curatore dell’evento insieme a Elena Pontiggia ed Enrica Torelli Landini.
I lavori di Licini sono contraddistinti da segni leggeri e semplici, cromatismi vividi e luminosi, ampi spazi onirici, che danno vita a figure magiche e fantastiche, agli Angeli Ribelli, alle Amalassunte. In un astrattismo lirico e surrealistico scevro da qualsiasi dogma.
![[b]Osvaldo Licini. Errante, erotico, eretico[/b]<br /> Ascoli Piceno, Galleria d'arte contemporanea<br /> Monte Vidon Corrado, Centro studi Osvaldo Licini<br /> Dal 18 aprile al 4 novembre 2008<br /> [url=http://www.centrostudiosvaldolicini.org/][b]Il sito[/b][/url]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/licini/normal_licini07.jpg)

È una di quelle notizie che fanno immediatamente il giro del web, e non potrebbe essere altrimenti. Il colosso editoriale Bertelsmann ha annunciato che il prossimo settembre pubblicherà un volume contenente la summa della versione tedesca dell’enciclopedia online Wikipedia.
Certo, nell’era di Internet che corre veloce e del sapere accessibile a tutti e fruibile gratuitamente, rappresenta sicuramente un controsenso il fatto che un editore tradizionale voglia trasportare su carta e a pagamanento (il costo del libro infatti sarà di circa 20 euro) quella che negli ultimi anni ha incarnato il ruolo di principale avversario delle più classiche enciclopedie.
Nel comunicare l’iniziativa i responsabile della Bertelsmann hanno sottolineato che a comporre il volume saranno brevi definizioni delle voci più cliccate dagli internauti. Da ciò si possono dedurre due cose: la prima è che più che un enciclopedia sembrerebbe un annuario, e infatti già si sa che la pubblicazione avrà un seguito nei prossimi anni. Il secondo elemento, e forse quello più importante, è la brevità delle definizioni; con ogni probabilità questa scelta è dovuta alla volontà di evitare di incorrere in errori grossolani di cui Wikipedia si è resa responsabile in più di un’occasione mettendo in dubbio l’attendibilità stessa del sito e soprattutto di coloro che lo aggiornavano. Anche Umberto Eco in passato, pur elogiando la bontà dell’idea di Wikipedia, aveva tuttavia avanzato qualche dubbio sulla qualità dell’informazione e in particolare del controllo della stessa.
LEGGI ANCHE: Wikipedia? È un grande bluff. L’accusa in un documentario

Yoko Ono ha dichiarato battaglia alla World Wide Video responsabile di voler pubblicare un filmato in bianco e nero con immagini inedite di John Lennon, intitolato 3 Days In The Life. Nove ore in tutto (ma un estratto già circola su youtube), girate nel febbraio del 1970 dal primo marito della Ono, Antony Cox, che ha immortalato uno spaccato di vita privata del musicista. Lennon così non si era mai visto: alle prese con uno spinello di marijuana, mentre propone di mettere dell’LSD nel te dell’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e, nella sua casa inglese, intento a comporre Remember e Mind Games. Secondo la vedova il film non deve assolutamente finire nelle anni del mass market. Le due parti si affronteranno mercoledì prossimo in un’aula del tribunale di Boston: sarà il giudice a decidere il legittimo proprietario dei diritti d’autore sul docu-film. Ma l’esito sembra chiaro: Cox, infatti, ha venduto le riprese alla World Wide per un milione di dollari. Yoko Ono, però, non si da pace e continua nella sua missione di salvaguardia dell’immagine pubblica del marito defunto e soprattutto del suo conto in banca. La vedova è infatti impegnata in un’altra battaglia legale contro gli autori di un documentario, colpevoli di aver utilizzato come colonna sonora Imagine, senza autorizzazione. Ad aggiungere sospetti sulle buone intenzioni di Yoko ci si mette anche il commento dell’artista giapponese sulle pretese economiche avanzate da Heather Mills all’ex marito, Paul McCartney. “Ha fatto del suo meglio per cercare di sopravvivere”. Solidarietà femminile o gelido calcolo? Per il momento nessuno lo sa, ma di certo Yoko Ono non si rassegna e lancia anche una velata minaccia all’assassino del marito, Mark Chapman, che presto tornerà in libertà: “Sarà molto pericoloso per lui uscire, perché ci sono molte persone ancora arrabbiate per quello che ha fatto”.
Il video
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Al cinema tra gelosie di corte, fantasy made in Italy e amori che superano l’età. Il 24 aprile escono infatti i film L’altra donna del re, L’anno mille e Un amore senza tempo.
![[i]Regia[/i]: Justin Chadwick<br> [i]Cast[/i]: Natalie Portman, Scarlett Johansson, Eric Bana, Kristin Scott Thomas, Jim Sturgess, Eddie Redmayne<br> [i]Genere[/i]: Drammatico, storico<br> [i]Nazione[/i]: Regno Unito<br> [i]Distribuzione[/i]: [url=http://www.uip.it/]Uip[/url]<br> [b][url=http://www.cinema.universalpictures.it/website/laltradonnadelre/]Il sito ufficiale[/url][/b]<br> [color=red]Nelle sale dal 24 aprile[/color]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/film24aprile/normal_altra-donna-re3.jpg)
L’ALTRA DONNA DEL RE
Storia di intrighi e tradimenti sullo sfondo del regno di Enrico VIII, L’altra donna del re di Justin Chadwick è l’adatamento cinematografico dell’omonimo bestseller di Philippa Gregory. E vede unite sul set, come sorelle, due bellezze tanto diverse di Hollywood, la semplice e sensuale Scarlett Johansson e la fine e delicata Natalie Portman, ovvero Maria e Anna Bolena. Entrambe, spinte dalla sfrenata ambizione del padre e dello zio, con un obiettivo: conquistare l’affetto del sovrano d’Inghilterra, interpretato da Eric Bana. Il trailer da Youtube:
Le due ragazze vengono catapultate, dalla loro tranquilla vita di campagna, nell’eccitante e pericolosa vita di corte, e ciò che inizia come un semplice tentativo di aiuto per la loro famiglia, si trasforma gradualmente in una spietata rivalità fra le due, al fine di ricevere i favori del re. “È come una storia di mafia all’interno della corte dei Tudor”, dice il produttore Alison Owen. “C’è sesso, rivalità, gelosia, ambizione, scandali, e tutto ruota intorno a queste due donne affascinanti”.
![[i]Regia[/i]: Diego Febbraro<br> [i]Cast[/i]: Giada Desideri, Marco Bonini, Franco Oppini, Anna Orso, Edoardo Leo, Guglielmo Carbonaro<br> [i]Genere[/i]: Avventura<br> [i]Nazione[/i]: Italia<br> [i]Distribuzione[/i]: [url=http://www.mediafilm.it/prove/index.php]Mediafilm[/url]<br> [color=red]Nelle sale dal 25 aprile[/color]<br>](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/film24aprile/normal_anno-mille.jpg)
L’ANNO MILLE
Diretto da Diego Febbraro e interpretato da Franco Oppini, Giada Desideri e Marco Bonini, L’anno mille è un fantasy tutto italiano. I suoi ingredienti sono il mistero della magia antica, la classica lotta tra il bene e il male, e una storia d’amore a cavallo di un millennio. Due età lontane, diverse ma con dinamiche simili, si intrecciano attraverso coincidenze e varchi insoliti. Il trailer da Youtube:
Ci sono un principe e la sua amata, un coraggioso gigante, il mistero di una Porta Magica, mentre si fondono sogno e realtà, purezza e corruzione, storia e leggenda, presente e passato. Il film è stato girato in 35 mm, poi riversato in HD sr, con il quale si è realizzata la color correction.
UN AMORE SENZA TEMPO
Un manipolo di grandi attrici e curiosi legami famigliari in Un amore senza tempo, secondo film da regista dell’ungherese Lajos Koltai, direttore della fotografia di La leggenda del pianista sull’oceano (1998 ) e Being Julia - La diva Julia (2004). Tra gli interpreti, infatti, due coppie di madre e figlia, Vanessa Redgrave, madre di Natasha Richardson, e Meryl Streep, madre di Mamie Gummer. E anche Claire Danes e Glenn Close. Per una storia di memoria e presente, tratta dal romanzo di Susan Minot, che cura la sceneggiatura insieme allo scrittore Michael Cunningham, l’autore di The Hours.
Ann Grant Lord (Redgrave) è in punto di morte e dal letto nel quale è costretta, accudita da un’infermiera e dalle due figlie, rivive i momenti più importanti della sua vita, tra ricordi intensi e ombre che riaffiorano. Il trailer da Youtube:
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di Stefania Berbenni
Anche se non è stato strombazzato come 300 (il film sulla battaglia delle Termopoli tratto dal comics di Frank Miller), Mongol è l’apoteosi del genere “storia più effetti speciali più grandi battaglie”. Si direbbe che il regista russo Sergei Bodrov (Oscar nel ‘97 per Il prigioniero del Caucaso) abbia studiato alcuni suoi illustri colleghi sintetizzandone componenti in una nuova formula chimica cinematografica: la megalomania espressiva di Peter Jackson, l’epica di George Lucas, la violenza di Quentin Tarantino.
Mongol, in uscita il 9 maggio, sembra infatti pensato per la generazione Kill Bill, famelica di sangue, miti e visionarietà. E dopo i vari Alessandro, Enrico VIII, Leonida, il grande schermo è invaso da un professionista delle invasioni, Gengis Khan, mitico condottiero mongolo, anno di nascita 1162.
Bodrov è andato a girare nei luoghi natali del condottiero, luoghi in cui la civiltà non è ancora arrivata malgrado gli 800 e più anni trascorsi. Non pochi sono stati i problemi per i produottori che hanno dovuto convincere i 600 della troupe ad arrangiarsi in tende, a rinunciare a qualsiasi comfort e a far buon viso a cattivo gioco ai soli viveri di base: la città più vicina era quasi sempre a otto-dodici ore di auto.
Epico e romantico insieme, il film si basa sull’unica storia mongola risalente al 1230 circa. Le libertà prese dagli sceneggiatori sono molte. Risultato: Mongol è suggestivo per scenari, trascinante per l’iperbole visiva delle scene di battaglia ma è contaminato da Hollywood pur essendo una produzione russa. Perché la storia d’amore fra Gengis Khan e la moglie Borte finisce per funzionare da architrave narrativa a scapito della parte “macha”, guerriera e visiva. Una furbata perché Mongol possa attrarre anche il pubblico femminile.
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