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Di Valeria Gandus
Alla voce professione la carta d’identità di Gianni Biondillo reca la dicitura: architetto. Ed effettivamente l’autore di Per cosa si uccide e Con la morte nel cuore condivide con il collega e amico Gianluca uno studio nel centro di Milano. Ma “la pagnotta”, come dice lui, non gliela dà l’architettura bensì la letteratura: fra maggio e ottobre, per esempio, uscirà con tre libri. Ma, sorpresa, il primo ha a che fare proprio con l’architettura: Metropoli per principianti (Guanda, in libreria dal 15 maggio), saggio sulla trasformazione delle città italiane. “Questa volta do sfogo alla mia passione per l’architettura. Però non è un libro specialistico” precisa Biondillo. “L’ho scritto per i lettori che conoscono i luoghi dei miei romanzi, cioè Milano e Quarto Oggiaro: il mio scenario interiore, come lo chiamerebbe Eugenio Montale, con la differenza che lui stava alle Cinque terre e scriveva Ossi di seppia“.
Quali sono, secondo Biondillo, le metropoli italiane? La vera Milano, cioè quella che arriva fino a Bergamo, ormai un suo sobborgo, o addirittura a Lugano, quasi un quartiere di banche per milanesi. E poi l’incredibile agglomerato urbano e industriale cresciuto senza regole lungo la via Emilia (”Sarà un caso che l’Emilia-Romagna non abbia mai espresso grandi architetti?”). E, ancora, la città globale che circonda Napoli: “Un’autentica metropoli del Ventunesimo secolo, a metà fra gli slum del Terzo mondo e l’urbanistica del capitalismo avanzato, un territorio dove, come a Las Vegas, le chiese sembrano case da gioco, gli alberghi castelli e i centri commerciali case di civile abitazione”.
Uno squallore infinito. Del quale però, secondo Biondillo, non sono responsabili gli architetti bensì i geometri che hanno imperversato lungo tutta la Penisola. Eppure, anche dove si è cercato di costruire bene affidando i progetti a grandi architetti, le cose non vanno meglio: a Milano, i palazzoni progettati nelle periferie da Carlo Aymonino o Aldo Rossi sono oggi luoghi di marginalità e degrado. “Ma la colpa è della politica: se non ci sono manutenzione, servizi, cura del pubblico, il degrado avanza inesorabile”.
E comunque non toccategli Milano: “È l’unica città italiana veramente moderna. Edifici come la Torre Velasca o il grattacielo Pirelli sono studiati in tutto il mondo, magari se ne costruissero altri” dice. “Con buona pace di Adriano Celentano e il suo odio per il cemento”. È innegabile, però, che Milano abbia bisogno di verde. “Questo non vuol dire che non si debba tornare a costruire. Come s’è fatto nel dopoguerra, quando c’era da rimettere in piedi la città, e con il boom, quando si è riusciti a dare un tetto a 300 mila immigrati”.
Poi dagli anni Settanta tutto si è fermato. A lasciare un’impronta degli Ottanta (e di Tangentopoli) solo la coppia di grattacieli del Garibaldi (”Orrendi come quegli anni”). E, a testimonianza dei Novanta, la trasformazione dell’ex Pirelli alla Bicocca in polo universitario e residenziale (”Un tentativo coraggioso e tutto sommato riuscito”).
Ora però si respira un nuovo fermento: c’è il progetto di riqualificazione dell’ex Fiera e soprattutto c’è l’Expo. “Finalmente si ricominciano a vedere le gru. Però stendiamo un velo pietoso sui grattacieli all’ex Fiera”. Biondillo come Silvio Berlusconi, che ha chiesto al sindaco Moratti di cancellare il progetto? “Magari lo facesse. I nomi di chi li ha progettati sono altisonanti (Hadid, Isozaki e Liebskind), ma il risultato è sconcertante. E pensare che c’era un bellissimo progetto di Renzo Piano: minimale, un solo grattacielo, un grande parco…”.
L’Expo è per Biondillo una grande occasione. “Mi piace il progetto della via d’acqua fino alla Darsena. E anche la Torre alla Fiera di Rho: l’idea di un landmark a Rho sta a dire che anche le periferie hanno dignità. Tuttavia, qualunque progetto non può prescindere dal marketing urbano: va colta l’occasione per potenziare i collegamenti, migliorare la qualità dell’aria con nuovi parchi, ampliare la zona ecopass”.
A proposito di collegamenti, che cosa c’entra questo saggio di architettura con le sue prossime fatiche? Pene d’amore, in uscita a luglio, è un’antologia di racconti erotici e il Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo, scritto con Severino Colombo (in libreria in autunno), è esattamente quello che denuncia il titolo. Ma per lo scrittore-architetto tutto si tiene: “L’erotismo porta alla procreazione, la procreazione alla famiglia e la famiglia alla ricerca di una casa”.
- Domenica 4 Maggio 2008










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Commenti
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Il 6 Maggio 2008 alle 8:50 schlaks ha scritto:
difficile credere che una persona così nutrita di vieti (e falsi) luoghi comuni - i geometri hanno rovinato l’italia - possa avere da dire qualcosa di originale e interessante.
libri da non comprare, quindi.
(da un geometra di buone letture)
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