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I Morcheeba rompono il silenzio con Dive Deep

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  • Tags: Dive-Deep, Morcheeba, Musica, Ross-Godfrey, Trip-hop
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Lo davamo per morto, e invece no. Il Trip hop fa di nuovo parlare di sé con il ritorno di due mostri sacri del genere musicale più gettonato degli anni ’90: prima i Morcheeba (con l’ultimo album Dive Deep, il sesto della loro carriera), poi i Portishead (con l’uscita di Third il 28 aprile scorso dopo dieci anni di assenza e già acclamato da Thom Yorke, il leader di Radiohead, come l’album più bello del gruppo di Bristol), i media salutano il comeback di artisti resi famosi in tutto il modo grazie a un soundsystem che mescola hip hop, dub, downtempo, acid jazz, blues, pop, con ritmi lenti intrisi di atmosfere cupe e una vena melanconica.

Gli album Dummy e Big Calm, assieme a Mezzanine dei Massive Attack e a Maxinquaye di Tricky, rapprentano i successi più clamorosi di un fenomeno musicale che oggi si presenta con gli stessi protagonisti, ma con uno stile diverso rispetto al passato. In attesa dei Portishead, i fan italiani potranno godersi in live i nuovi suoni psicadelici proposti dai fratelli Paul e Ross Godfrey (rispettivamente autore dei testi e delle musiche dei Morcheeba) durante la loro tournée sulla penisola. Si inizia domani sera a Mantova (Teatro sociale), poi il 18 a Roma (Auditorium Parco della Musica) e il 19 a Milano (Teatro Smeraldo).

Panorama.it ha intervistato Ross Godfrey realizzata a Bruxelles, poco prima che i Morcheeba salissero sul palco di una sala storica della capitale belga, il Cirque Royale, 12 maggio. Confidenze di un gruppo rinato dalle proprie ceneri.

In soli tre mesi, i fan ritrovano sugli scafali Dive Deep e Third. Una semplice coincidenza?
Direi di sì, anche se devo ammettere che il ritorno dei Portishead sembra ancor più clamoroso del nostro. Era da dieci anni che Beth e Geoff non pubblicavano un album. Sono felice per loro, ma soprattutto per il successo che Dive Deep sta riscuotendo. Lo vediamo durante i nostri concerti. Negli Stati Uniti e in Canada le sale erano piene. Anche in Europa ci stiamo togliendo belle soddisfazioni. New York o Berlino non fa differenza: i fan riprendono a memoria le parole di Enjoy the Ride o di Run Honey Run. Non pensavo che sarebbe andata così bene. A dire il vero, siamo un po’ sorpresi.

Perché?
Oggi il mercato della musica è saturo. Le case discografiche sono in crisi e i soldi non girano più come una volta. Almeno non nel modo con cui circolavano negli anni ’80 e ’90. Nonostante le nuove tecnologie ti consentono di produrre dischi a costi bassissimi, è ormai chiaro che un cd non ti permette più di sopravvivere. Tutti puntano sul marketing, sui tour promozionali oppure sui guadagni che il cinema e la televisione ti consente di accumulare attraverso i diritti d’autore. In altre parole, gli spazi per sfondare o rimanere a galla sono diventati strettissimi. Noi ci siamo affidati alla nostra “cottage industry”: uno studio artigianale e tanta voglia di fare buona musica a costo zero. Girare in limousine non è il nostro obiettivo.
Gli ultimi anni non sono stati particolarmente generosi con i Morcheeba. Nel 2003 vi separate con Skye, poi nel 2005 è la volta di Daisy Martey…
Sono due storie totalmente diverse fra loro. Dopo i successi di Big Calm e di Fragments of Freedom, Skye voleva scrivere i suoi testi e produrre musica per conto suo. Le case discografiche sono rimaste scioccate: “chi rappresenterà i Morcheeba?” ci chiedevano. Sia io che Paul non riuscivamo a crederci. Eravamo convinti che al di là della bravura di Skye, il successo dei Morcheeba era in larga misura farina del nostro casso. Dopo la sua partenza, i nostri produttori volevano imporci una voce sexy, giovane e nera. Una gemella di Skye insomma! I sociologi l’avrebbero definita una discriminazione positiva. Io preferisco parlare di una stronzata colossale! Purtroppo, con Daisy Martey le cose non sono poi andate così bene. E non soltanto per colpa dell’industria discografica. È un’artista molto brava, ma le nostre divergenze musicali erano troppo grandi. Il risultato è stato The Antidote, un’esperienza un po’ disastrosa…
Poi tre anni di silenzio assoluto. Che cos’è accaduto?
Avevamo bisogno di staccare la spina. Il successo ci aveva distrutti, soprattutto Paul. La sua depressione era esplosa durante i tour che hanno seguito Big Calm. Allora non ci eravamo ancora resi conto di quanto la notorietà aveva compromesso la nostra carriera. Siamo rimasti intrappolati dalle regole ferree imposte dalla case discografiche che ti spremono come un limone finché non scoppi. Negli anni ‘70 c’era un logica completamente diversa nel gestire gli artisti. All’epoca i produttori puntavano sul lungo periodo, convinti che per produrre canzoni di grande respiro ci volevano cinque o sei album. Oggi è tutto il contrario: devi avere successo al primo colpo e e fare il giro del mondo sette volte con tour massacranti. Difficile uscirne vivi. Per mio fratello è stato devastante.
Intanto siete qui. Con un album diverso e un tour con ritmi più umani…
Sono ormai dodici anni che i Morcheeba sono sulla scena musicale! Sono grato a questo gruppo e soprattutto conscio di condurre una vita privilegiata. Credo che il fallimento di The Antitode sia stata benefico, per lo meno sul lungo termine. Il fatto di essere stati estromessi dai circuiti che contano ci ha per la prima volta consentito di riflettere su noi stessi. È stato un lavoro psicologico difficile, a tratti penoso, ma salutare. Al contrario di The Antitode, dove prevalgono ritmi agressivi, Dive Deep è un album catartico che riflette una senerità ritrovata. E’ stato come andare in fondo al mare e riscoprire quel sentimento di pace che il mondo terrestre ci aveva tolto. Oggi siamo tornati a suonare da Morcheeba, con ritmi e suoni in cui il genere folk-rock prende pero’ un po’ il sopravvento sul blues.
Di solito vi affidate a un unico cantante. In questo album figurano cinque voci diverse, tra cui quella di Judie Tzuke.
È una scelta dettata dal timore di ripetere l’errore di Daisy Martey?
Non credo. Assieme a mio fratello siamo sempre stati aperti al confronto con altri artisti, ma non ci hanno mai convinto i duetti messi in piedi per soddisfare le logiche di mercato delle case discografiche. Ce ne sono già troppi in giro. Preferiamo preservare il nostro stile e avvalorarci del supporto vocale di persone in cui abbiamo fiducia. Con Jude Tzuke è stata un’esperienza incredibile, mentre Manda è un caso un po’ speciale. Da Parigi, mi ha scritto su MySpace per chiedermi se poteva collaborare con noi. Eravamo un po’ scettici perché la richiesta proveniva da una fan priva di qualsiasi esperienza musicale seria. Ma dopo aver ascoltato i suoi brani, abbiamo deciso di invitarla a Londra. Non sono passate nemmeno due settimane che avevamo già registrato una canzone. La nostra collaborazione rispecchia in qualche modo lo spirito che caratterizza il nostro gruppo: un collettivo vincolato a un suono più che agli individui. In questo abbiamo seguito l’esempio degli Zero 7 e per ora siamo molto soddisfatti.
Progetti futuri?
Siamo impegnati con il tour fino all’estate 2009, ma stiamo già lavorando sul prossimo album. Con una scoperta: il jango, uno strumento di cui sto andando letteralmente pazzo!

Il sito ufficiale dei Morcheeba

Tutte le date del loro Tour mondiale

Le recensioni di Dive Deep su BBC Music, The Indipendent, Billboard e The Times.

  • joshua.massarenti
  • Venerdì 16 Maggio 2008
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