Quindici musicisti da nove nazioni hanno scoperto di avere qualcosa in comune: non solo la passione per le sette note, ma la residenza in via Padova, una delle zone più multietniche di Milano. Hanno trovato un direttore d’orchestra, Massimo Latronico, un posto dove provare, il circolo Anpi di zona, e si sono messi in ascolto l’uno dell’altro.
Il risultato è Tunja (”verità” in lingua bambara), il primo album - distribuito da Universal - dell’Orchestra di via Padova, un giro del mondo in 60 minuti che l’eclettica formazione, nata a fine 2006, proporrà dal vivo il 23 maggio all’Alcatraz di Milano, in un concerto che verrà trasmesso in diretta da radio Popolare, e il pomeriggio del 7 giugno al parco Trotter, proprio alle spalle di via Padova.
Sostenuta dall’Arci, da Radio Popolare e dalla Provincia di Milano, “l’orchestra rappresenta la ricchezza umana di via Padova, ma” sottolinea Latronico “non è una cartolina edulcorata del vivere insieme: è vero che in questa zona ci sono tanti problemi, ma con questo progetto cerchiamo di mettere il nostro mattoncino per la convivenza civile”.
L’orchestra, però, “non è solo un progetto sociale” puntualizza il suo direttore, spiegando che “ha una sua ricchezza artistica, data da 15 musicisti di 9 nazioni diverse, che sono fior fior d’artisti e hanno abbandonato qualcosa del loro linguaggio per mettersi in ascolto di quello dell’altro”. Molti di loro per vivere devono fare i magazzinieri, le colf, le badanti, “ma questa” scherza Latronico “è la normalità per chi fa musica: anche io mantengo la mia famiglia con l’insegnamento, non certo con i concerti”.
La magia dell’Orchestra di via Padova sta nelle sue commistioni, negli incroci culturali che hanno permesso la nascita di canzoni come Podmoskovnye Vechera, una specie di O sole mio russo con inserti jazz, Meron Nigun, inno al confronto interculturale con musica yiddish e testo arabo, e, soprattutto la Canzone marenara, attribuita a Gaetano Donizetti, cantata in napoletano dall’ucraina Tatiana Zazuliak.
Per non chiudersi sul territorio di via Padova e dintorni, l’orchestra ha già preso contatti con altri ensemble simili, a partire dalla romana Orchestra di piazza Vittorio, che ha fatto da apripista a formazioni che sono un inno al meticciato culturale come quelle di piazza del Caricamento di Genova e di Porta Palazzo a Torino, tutte invitate al concerto del prossimo 23 maggio. La serata milanese sarà l’occasione, forse, per mettere le basi di quella che Latronico già immagina come una grande rete italiana di orchestre multietniche.
- Lunedì 19 Maggio 2008









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