Tre dischi nelle prime 24 posizioni della classifica e un nuovo spettacolare cd, Evolution, in uscita a metà giugno, già prenotato da 50 mila fan. Sono questi i numeri dell’«allevimania», un fenomeno che non ha precedenti nella storia della musica italiana. Ne parliamo con l’interessato, un marchigiano introverso di 38 anni che risponde alle domande teneramente abbracciato allo spartito con le note delle sue ultime composizioni.
Com’è la vita da popstar di un pianista classico?
Abito in un bilocale a Milano, non ho l’auto e mi sposto solo con i mezzi pubblici. Se vivessi chiuso in una torre d’avorio non arriverei al cuore e alle orecchie della gente.
I giovani musicisti rock sono schiacciati dal peso del paragone con gli U2 e i Rolling Stones… Lei si sente oppresso dal confronto con Mozart e Chopin?
No. Anch’io mi sento schiacciato dal peso della leggenda degli U2 e dei Rolling Stones. I miei colleghi del passato non dovevano sostenere la concorrenza del pop e del rock. Ai tempi di Chopin c’era solo Chopin… E poi non esisteva la radio. Oggi siamo immersi in un brodo musicale pazzesco. Fare emergere le proprie note è una bella impresa.
Che cosa ascolta alla radio?
Non ascolto mai musica per caso. Quindi, difficilmente accendo la radio. Se ho voglia di farmi cullare dalle note, mi butto su un cd di classica.
Risposta prevedibile: sta forse dicendo che non si è mai fatto abbagliare da un ritornello pop?
Adoro Hey Jude dei Beatles. Di recente mi ha colpito la melodia di Gli ostacoli del cuore di Ligabue (la canticchia sottovoce agitando le dita come un direttore d’orchestra, ndr). Un altro brano che mi ha stregato è Il corsaro nero dello Zecchino d’oro del 1991.
Chi non la ama la considera un personaggio troppo snob. Si difenda…
Io sono l’antidivo per eccellenza. A me interessa solo la musica. Mi presento in maglione e scarpe da tennis perché così mi sento me stesso. Se per qualcuno è essere snob, pazienza… Si figuri che negli anni della gavetta ho fatto anche piano bar nella hall di un albergo della riviera marchigiana. Suonavo i pezzi di Renato Carosone.
Le piace Vasco Rossi oppure la sua musica la lascia indifferente?
Io non posso che pormi umilmente nei confronti di un artista che riempie San Siro. Come compositore colto sono cresciuto con il mito della complessità e della concettualità. Vedere Vasco allo stadio è una grande lezione, perché mi aiuta a cogliere il valore della semplicità e dell’immediatezza della musica. Quando arriva l’emozione, qualsiasi discorso tecnico passa in secondo piano. E Vasco è un maestro dell’immediatezza. Alcuni suoi brani, come Un senso, hanno la capacità di rimanere impressi per sempre dopo un solo ascolto.
Si sbilanci e faccia il nome di un genio del pop internazionale…
Michael Jackson. Ha una freschezza comunicativa e un linguaggio musicale assolutamente inimitabili.
Dopo il grande successo sono aumentate le fan che vogliono sedurla?
Guardi, a me non interessa essere solleticato nell’ego e non ho l’indole del latin lover. Sono felice che non ci sia un’attenzione morbosa nei miei confronti. E questo, nonostante i numeri da rockstar. In ogni caso sono sentimentalmente appagato dalla relazione che sto vivendo.
Nella sua playlist dei piaceri dove si colloca il sesso?
A pari merito con la musica. Quindi, direi nella parte alta della classifica. L’ho scoperto tardi, ma poi mi sono rifatto ampiamente. Non concepisco una vita di isolamento e privazione.
Visualizzi la musica: che cosa vede?
Una strega capricciosa che viene a trovarmi solo ed esclusivamente se io sono aperto al mondo, alla vita, alle esperienze. La musica bussa alla mia porta quando sono fragile e indifeso rispetto al mondo esterno.
In «Evolution» al pianoforte si è aggiunto il suono dell’orchestra e il risultato è eccellente. A quando un cd cantato?
No, no e poi ancora no. Visto che il pubblico e, di conseguenza, i discografici mi hanno dato carta bianca, vorrei esplorare tutti gli ambiti della musica strumentale. Non mi metto a scrivere canzoni perché c’è già chi lo fa. Ci sono talmente tanti cantautori che fanno bene il loro mestiere…
Come se la cava uno scienziato della musica in cucina?
I miei classici sono uova al tegamino con la salsiccia e pasta al tonno. Cucinare mi aiuta a non sentire l’ansia e lo stress. Ma nulla è più rilassante di lavare i piatti a mano.
Ma è proprio vero che in casa sua non c’è il pianoforte?
Sì e non lo voglio. Per scrivere buona musica servono lo spartito e la lontananza fisica dallo strumento.
Come reagisce alla parola calcio? Lei è uno di quelli che si voltano dall’altra parte davanti alla partita in tv?
Ma nemmeno per sogno. Il calcio è una delle massime espressioni del talento. Basta guardare un vecchio filmato di Maradona o una partita dell’Italia che ha conquistato i Mondiali nel 1982. Il talento di chi fa magie col palone mi incanta.
Qual è il brano classico che tutti dovrebbero avere ascoltato almeno una volta?
Non si può lasciare questo mondo senza avere goduto delle note del preludio di Tristano e Isotta di Wagner. Sono sufficienti 15 minuti ad alto volume in cuffia. Subito dopo, passate a 300 anelli di Giovanni Allevi (uno dei pezzi più emozionanti di Evolution, ndr).
Lei fa dischi classici e sinfonici che però non suonano antichi. Come ci riesce?
Guardi, io mi batto da sempre per affermare in musica la bellezza del presente e non rimanere schiacciati dalla contemplazione estatica di un passato che non c’è più.
Le piace essere riconosciuto per strada?
Tantissimo. In questi mesi ho imparato a distinguere nitidamente la fama dal successo. La fama è essere visibili dopo qualche comparsata in tv. Il successo è invece la stima che la gente mostra nei tuoi confronti. Mi sono commosso quando una ragazzina con l’iPod nelle orecchie m’ha detto che la mia musica era diventata la colonna sonora della sua vita. E mi ha dato pure del lei…
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- Venerdì 23 Maggio 2008









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Il 25 Maggio 2008 alle 19:44 Dopo Wagner, sentite me… • Blog Archive • The Place Of C ha scritto:
[...] Ecco il link alla pagina di Panorama.it: http://blog.panorama.it/cultur.....entite-me/ [...]
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