Radio e tv, ma soprattutto i nuovi media, sms e Internet in testa, non stanno rovinando l’italiano.
L’assicurazione è autorevole in quanto sottoscritta dall’Accademia della Crusca.
Il linguaggio essenziale ma anche un po’ gergale del web, e soprattutto quello degli sms (originato dalla esigenza di contrarre al massimo gli spazi per esprimere più concetti spendendo meno soldi), da tempo allarma esperti linguisti nonché professori e docenti, dalle elementari alle università, per i rischi di un decadimento della nostra lingua. L’incidenza delle ore trascore a contatto con il linguaggio dei new media è apprezzabile. Basti pensare che in Danimarca è stata addirittura aperta una clinica per curare specificatamente le dipendenze da sms. E da una indagine di Francesco Pira, docente di Teoria e tecnica della comunicazione a Trieste, è emerso che in Italia, fra 129 bambini di quarta e quinta elementare, il 56,6 per cento ha già il cellulare e il 38,7 per cento lo utilizza soprattutto per inviare sms.
Ma ora arriva la secca smentita sui presunti danni che la scrittura digitale arrecherebbe all’italiano.
“Sfatiamo questa convinzione”, dice Nicoletta Maraschio, primo presidente donna dell’Accademia della Crusca dal 1582, in un’intervista a Donna Moderna che il settimanale pubblica nel numero in edicola domani. La presidente dell’istituto, che studia l’evoluzione della lingua italiana, difende invece a spada tratta proprio gli sms: “Hanno moltiplicato le occasioni per scrivere” sottolinea “E ce n’era bisogno. Anch’io li uso moltissimo”. Quanto alla televisione, per la presidente dell’Accademia della Crusca è vero che “la tv del chiacchiericcio è deleteria perché con la sua banalità svuota le parole di significato. Ma ci sono programmi utilissimi: Piero Angela usa un buon italiano, semplice ed efficace, per esempio. E poi mi piacciono le giornaliste radiofoniche. Sanno dialogare con gli ascoltatori uscendo dai confini del gergo”. Piuttosto, contrattacca Nicoletta Maraschio, salviamo la lingua italiana dalla burocrazia: “Detesto il burocratese. Semplificare il linguaggio di leggi e regolamenti è utile, oltre che all’italiano, anche e soprattutto alla democrazia”.
- Mercoledì 28 Maggio 2008









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