- Tags: arte, Maurizio-Cattelan
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La trovata è vecchia come il cucco. Basta prendere un crocifisso, inventarsi una variazione sul tema della morte di Cristo e si può star certi che la polemica è assicurata. La storia dell’arte è piena di esempi del genere. Ultimi, in ordine di tempo, due nuovi feticci.
Il primo è firmato dall’artista Maurizio Cattelan ed è un’opera formata da una donna crocifissa con la schiena rivolta verso il pubblico, all’interno di una cassa di legno attaccata alla parete esterna di una ex sinagoga - oggi la chiesa cattolica di Sankt Martin - a circa quattro metri di altezza dal suolo. La controversa installazione è realizzata nell’ambito di una serie di mostre (dal titolo “Progetti della Sinagoga di Stommeln”) nella regione tedesca del Nord Reno-Westfalia e inaugurata ieri nella cittadina di Pulheim. E rappresenta la lotta della religione e della storia contro il potere della morte. L’allusione alla morte, al sacrificio e al paragone con Cristo nell’opera di Cattelan non è per niente velata. La donna, che indossa una camicia larga e una gonna bianche, appare crocifissa su un lenzuolo bianco, come se fosse sul letto di morte. Le sue braccia sono rivolte verso l’alto, dai palmi delle mani rivolti verso l’esterno spuntano due grossi chiodi e la testa, inclinata, poggia su una spalla. Alle inevitabili reazioni stizzite di molti cattolici ha fatto eco la risposta del portavoce di Cattelan: “L’etica è una questione della letteratura e della cultura, non della realtà”, ha detto all’agenzia di stampa tedesca Dpa. “Alla fine, non viviamo affatto in un mondo buono”, ha aggiunto.
Crocifissioni e polemiche intanto infuriano anche a Bolzano, dove ad essere stata inchodata è una rana. L’opera è esposta nel nuovissimo Museion d’arte moderna e ha già fatto parlare di “scandalo” il settimanale in lingua tedesca bolzanino Zett. Mentre domenica 1 giugno, gli Schuetzen altoatesini hanno organizzato una marcia di protesta a Bolzano, in occasione della festività del Sacro Cuore (nel corso della quale in Alto Adige si celebra il patto siglato dai tirolesi con Gesù per ottenere, nel nome di Dio e della patria, l’affrancamento dall’avanzata degli occupanti illuministi franco - bavaresi). In questa ricorrenza sulle montagne vengono accesi, a simbolo, dei fuochi ed è proprio in una di queste notti che, negli anni Sessanta, agirono i primi irredentisti altoatesini.
La rana crocifissa è stata contestata perché considerata da alcuni un’offesa alla religione. A richiedere la rimozione dell’opera d’arte, tra gli altri era stato anche il governatore Svp, Luis Durnwalder, così come il vescovo, Wilhelm Egger, aveva usato toni critici.
Alta un metro, raffigura una verde rana crocifissa con in una zampa un boccale di birra e nell’altra un uovo. Ma qui non sembra esserci nessun intento dissacratorio nei confronti della religione. Almeno, stando alla verisone dei curatori di Museion. “L’autore, lo scomparso tedesco Martin Kippenberger, raffigurava se stesso in un momento di profonda crisi”, hanno spiegato.
- Martedì 3 Giugno 2008









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Il 7 Luglio 2008 alle 2:44 noirpink _ modello pandemonium ha scritto:
“Non siamo a New York” dice l’assessore alla cultura della Provincia di Bolzano, Sabrina Kasslatter Mur. Su questo non ci sono dubbi. La cosa che suona strana, forse, è il fatto che tale frase venga usata in senso positivo: non siamo a New York e ce ne vantiamo. Bolzano non è New York, giustamente. Altrimenti non si spiegherebbe perché, nel mondo globale, una è la capitale, l’altra una specie di villaggio di pecorari superstiziosi…
http://noirpink.blogspot.com/2.....irito.html
Il 11 Settembre 2008 alle 12:32 Manifesta 7, quattro tappe per un’arte che fa discutere » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] Basta essere appassionati di postazioni militari strategiche perché meriti una visita la sede di Fortezza, una della quattro con Bolzano, Rovereto e Trento per gli allestimenti di Manifesta 7, la Biennale Europea itinerante di arte contemporanea, aperta fino al 2 novembre, (per informazioni, http://www.manifesta7.it). Fortezza è un formidabile baluardo militare di granito, il più grande d’Europa, voluto nell’Ottocento dal Kaiser Franz in val Isarco, sopra Bolzano, ma dal quale non si sparò mai neppure un colpo di cannone, perché gli scenari della storia hanno avuto altre derive. È proprio in questo luogo “celibe”, inutile agli scopi bellici per cui era nato, che si tiene una mostra “immateriale”, Scenarios: qui percorrendo ambienti dai voltoni scrostati, passaggi e cunicoli con affacci scenografici su acque e boschi, si segue il filo sonoro di parole. Nelle sale si trovano solo cuffie, altoparlanti, unico arredo sedie, e tutta la fortezza parla, fili di memorie orali volute o raccolte dai curatori di Manifesta Adam Budak, Anselm Franke, Hila Peleg, Raqs Media Colletive. Se a Fortezza si lavora sull’invisibilità per dare potenza pietrificante all’arte della parola, è invece all’insegna del ludico la rassegna di Trento, nel Palazzo delle Poste: all’esterno il gocciolare di una fontana di Ettore Sottsass; salite le scale nel breve atrio di passaggio, ecco le sculture di Luigi Ontani, quasi burattini pinocchieschi ma ermafroditi e bifronti; ed è la duplicità, anzi la quadruplicità, la cifra con cui si moltiplicano le immagini, generalmente ironici autoritratti dell’artista in ogni pannello del primo corridoio. Come in un caleidoscopio le metamorfosi si moltiplicano con il solo lieve spostamento del punto di vista dell’osservatore. Nelle stanze e nei corridoi quasi da tribunale kafkiano dei piani superiori non c’era spazio migliore per una rassegna su Franco Basaglia e la riforma dei manicomi. La sezione tridentina di Manifesta s’intitola The soul (or, Much Trouble in the Transportation of Souls), con un’allusione al trasbordo delle anime più che mai azzeccata per la città storica del famoso Concilio. Tra le opere spiccano i video e le installazioni di Marcus Coates dove su grandi schermi improvvisamente si animano donne o uomini dalla mimica facciale accelerata. Ma quei movimenti da Ridolini servono per emettere garruli cinguetti, cip cip di passerotti o di loquaci cinciallegre, fischi di merli: ogni personaggio ha il proprio inumano canto ornitologico dell’anima. Le mostre continuano a Bolzano nella fabbrica Ex Alumix, dove il tema è giocato sul problema dei residui, The rest of now; a Rovereto sono invece ospitate nella ex fabbrica di cacao Peterlini, e nella ex Manifattura tabacchi: due sedi per The Principle Hope questo il titolo della mostra che richiama un testo del filosofo Ernst Bloch. La speranza principale è comunque che tutte queste rassegne funzionino, mentre sui giornali locali si parla in parte di flop di pubblico rispetto al successo di Manifesta 2004 a San Sebastián in Spagna e avvampano le polemiche, a cui ha dato voce anche il Ministro dei Beni e delle Attività culturali Sandro Bondi, in vacanza in agosto nel meranese, che parla di rassegne riservate agli addetti, ma “quando si spendono 3 milioni di soldi pubblici, non si può organizzare un evento incomprensibile ai più” ribadisce il ministro. Accuse, difese: chi definisce le mostre di Manifesta strepitose, più innovative rispetto alla consunta Biennale di Venezia che marcia solo su nomi sicuri; per altri sono solo provocatorie, come l’esposizione di quella rana crocefissa, subito tolta dal Museion di Bolzano. Insomma la contemporaneità in arte provoca ancora una proverbiale “accusatio Manifesta”. [...]
Il 17 Ottobre 2008 alle 10:45 Sonic Youth a Bolzano. Al Museion non ci sono solo rane » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] È partita in questi giorni Sensational Fix, la mostra dedicata ai Sonic Youth al Museion di Bolzano (recentemente criticato per aver alcune scelte artistiche, come quella della rana crocifissa). La rassegna, che proseguirà fino a gennaio, si è dimostrata all’altezza delle aspettative: vernissage affollatissimo, complice forse la presenza della band, e un live emozionante in una fonderia bolzanina, a degna conclusione della mostra Transart. L’esposizione è strutturata in due sezioni transmediali, quella centrale e quella satellitare dedicate all’attività quasi trentennale del combo attraverso una selezione di poster, copertine, flyer, t-shirt, foto, estratti sonori e diversi contributi selezionati dal chitarrista Thurston Moore. I Sonic Youth, dicono i curatori dell’evento, “sono il solo gruppo della storia del rock a cui sia possibile dedicare una mostra come questa” perché condividono in qualche modo lo stesso approccio artistico di Burroughs, Cage, Ginsberg, van Sant… Tutto il materiale raccolto da Sensational Fix diventa così testimonianza di una parte di storia dell’arte contemporanea americana. Durante la conferenza stampa al museo, Moore si nasconde dietro un paio di occhiali scuri, aria da star, Kim Gordon e Lee Ranaldo sono telegrafici e il batterista Steve Shelley si limita a un “hallo”. La presentazione scivola via tra qualche battuta con Dan Graham che ha concepito per l’occasione un padiglione dedicato agli archivi sonori della band, e molti ringraziamenti. Qualche scambio con i giornalisti e la seduta è tolta. Dismesso l’abito formale i Sonic Youth si aggirano per il Museion diventando all’improvviso molto affabili, tanto da suonare in una piccola jam con alcuni dei presenti nella “sala prove” allestita per la mostra. Panorama.it li ha intercettati tra un autografo, una foto e molte chiacchiere in attesa del concerto. Ranaldo è a Bolzano da qualche giorno… Sensational Fix mette in mostra opere di alcuni artisti che hanno collaborato con voi in maniera quasi simbiotica… Sì. Molti di loro hanno cominciato a lavorare con noi, quando - né noi, né loro - eravamo famosi. Alcuni erano amici, conoscenti o semplici frequentatori dei club dove abbiamo mosso i primi passi… Ricordo che certe volte le cose sono andate più o meno così: hey mi piace il vostro suono, posso disegnarvi la copertina del disco? Avreste mai pensato di finire in un museo? (Ride) Bè, quando abbiamo iniziato, mai avremmo immaginato una cosa del genere. Nella vita non si sa mai comunque… Sono anni che frequentate l’Italia. Come le sembra quest’angolo, un po’ insolito, del Paese? Molto bello. Trovo il panorama meraviglioso. Ho passeggiato per Bolzano con vero piacere. La commistione tra cultura italiana e tedesca è davvero interessante. Come sempre si mangia bene e la gente mi è parsa molto cortese. In questi giorni mi hanno anche prestato una bicicletta e sono andato a pedalare un po’ in giro. L’ho proposto anche agli altri e credo che in questi giorni faremo un mini tour nei dintorni in bici. A New York la cosa è molto più complicata. Certo, sono rimasto qui molto poco per poter dire definitivamente come ci si trovi da queste parti, ma la prima impressione è molto buona. Come le sembra la musica indipendente italiana? La scena italiana mi interessa… Saranno le mie origini… Ci sono molti gruppi validi, all’altezza del panorama internazionale. Con alcuni di loro ho anche collaborato per certi progetti sonori, come con i My Cat Is An Alien… Veniamo al live, cosa avete in scaletta? Sicuramente proporremmo brani dagli ultimi dischi, ma abbiamo in mente di offrire, in linea con la mostra, una sorta di panoramica di tutta la nostra produzione. Addirittura brani da Evol, Daydream Nation, Goo, Dirty e da qualcuno dei primi EP. Molto dipende anche dalla piega che prenderà la serata. Shelley interviene: “Abbiamo intenzione di dare in pasto al pubblico bolzanino, anche un paio di cose nuove. Due o tre brani… (molto probabilmente No Way e Mars, N.d.r.) Quindi state lavorando a qualcosa di nuovo? Sì. Le do uno scoop (ride) siamo al lavoro su un altro disco. Dovrebbe uscire, più o meno, la primavera prossima per i tipi della Matador. Non abbiamo ancora un titolo e, ripeto, siamo solo all’inizio, ma una paio di canzoni sono già pronte e le testeremo proprio qui. Speriamo bene… La vostra attività transmediale somiglia molto a quella dei Nine Inch Nails. Trent Reznor ha deciso di pubblicare gli ultimi album con licenza creative commons, in copyleft e di lasciare che siano liberamente scaricabili dal sito dei NIN. Voi ci avete mai pensato? La cosa è molto intrigante… dobbiamo informarci meglio. Potrebbe essere una soluzione interessante per il nuovo album. Ci penseremo. Perché no? Intercettiamo anche Moore. Lei ha curato una curiosa antologia, uscita in Italia per ISBN edizioni, che raccoglie vecchie compilation realizzate su audiocassetta da diversi artisti e musicisti a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90. Ha riscoperto qualcosa di interessante ascoltando quei nastri? Mi sono divertito tantissimo a fare questa cosa, anche se all’inizio, quando mi è stato chiesto ero un po’ scettico. E devo confessare che, in effetti, riascoltare certe canzoni dopo tantissimi anni è stato come scoprirle di nuovo. Tutto questo materiale, piovuto dal passato, si è rivelato una grande fonte di ispirazione. [...]
Il 29 Ottobre 2008 alle 20:34 Licenziata la direttrice del museo di Bolzano che mise in croce una rana » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] È stata licenziata in tronco Corinne Diserens, la direttrice del Museion di Bolzano dove era esposta la contestata rana in croce del tedesco Martin Kippenberger. Il Consiglio della Fondazione di Museion ha deliberato di risolvere con effetto immediato il contratto con la direttrice, “rea”, di fronte a parte dell’opinione pubblica, di avere esposto la contestata opera dal titolo Zuerst die Fuesse (foto), la “rana crocifissa” di Martin Kippenberger, che ebbe un momento di grande notorietà quando la questione fu portata all’attenzione addirittura di papa Ratzinger nel corso della sua vacanza estiva a Bressanone. La decisione è stata motivata ufficialmente “dalla difficile situazione finanziaria determinata dalle ingenti spese impegnate senza l’autorizzazione degli organi collegiali di Museion e senza la necessaria copertura finanziaria e in violazione del regolamento interno della Fondazione”. La decisione è stata presa all’indomani delle elezioni provinciali altoatesine, dove l’assessore alla cultura Sabina Kasslatter Mur, della Svp, ha visto dimezzati i suoi voti di preferenza, fatto questo attribuito anche ad accuse di non avere gestito in maniera più ferma la vicenda del ranocchio. Il Consiglio di Fondazione di Museion tiene comunque a sottolineare che il dibattito sull’opera Zuerst die Fuesse di Kippenberger e i risultati delle elezioni provinciali del 26 ottobre non hanno influenzato in alcun modo il licenziamento. Corinne Diserens - nata a Ginevra, studi alla Sorbonne e in passato direttrice del Musee des beaux-arts di Nantes e dei Musei di Marsiglia, un pool di tredici musei della città - aveva assunto la carica di Direttrice di Museion nel marzo del 2007. La carica di direttore, ha annunciato sempre il Consiglio di Fondazione, sarà ricoperta il più presto possibile. [...]
Il 30 Ottobre 2008 alle 2:14 SuccedeOggi » Licenziata la direttrice del museo di Bolzano che mise in croce una rana ha scritto:
[...] È stata licenziata in tronco Corinne Diserens, la direttrice del Museion di Bolzano dove era esposta la contestata rana in croce del tedesco Martin Kippenberger. Il Consiglio della Fondazione di Museion ha deliberato di risolvere con effetto immediato il contratto con la direttrice, “rea”, di fronte a parte dell’opinione pubblica, di avere esposto la contestata opera dal titolo Zuerst die Fuesse (foto), la “rana crocifissa” di Martin Kippenberger, che ebbe un momento di grande notorietà quando la questione fu portata all’attenzione addirittura di papa Ratzinger nel corso della sua vacanza estiva a Bressanone. La decisione è stata motivata ufficialmente “dalla difficile situazione finanziaria determinata dalle ingenti spese impegnate senza l’autorizzazione degli organi collegiali di Museion e senza la necessaria copertura finanziaria e in violazione del regolamento interno della Fondazione”. La decisione è stata presa all’indomani delle elezioni provinciali altoatesine, dove l’assessore alla cultura Sabina Kasslatter Mur, della Svp, ha visto dimezzati i suoi voti di preferenza, fatto questo attribuito anche ad accuse di non avere gestito in maniera più ferma la vicenda del ranocchio. Il Consiglio di Fondazione di Museion tiene comunque a sottolineare che il dibattito sull’opera Zuerst die Fuesse di Kippenberger e i risultati delle elezioni provinciali del 26 ottobre non hanno influenzato in alcun modo il licenziamento. Corinne Diserens - nata a Ginevra, studi alla Sorbonne e in passato direttrice del Musee des beaux-arts di Nantes e dei Musei di Marsiglia, un pool di tredici musei della città - aveva assunto la carica di Direttrice di Museion nel marzo del 2007. La carica di direttore, ha annunciato sempre il Consiglio di Fondazione, sarà ricoperta il più presto possibile. [...]
Il 3 Febbraio 2009 alle 18:19 Il papa immaginario? “Blasfemo”. Sequestrato un quadro a Bologna » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] Il Gip di Bologna Bruno Giangiacomo ha convalidato il sequestro di un’opera ritenuta blasfema ed esposta ad Arte Fiera, la rassegna internazionale d’arte contemporanea che si è conclusa la scorsa settimana nel capoluogo emiliano. L’opera incriminata è parte di un ciclo in legno dal titolo The Evil Empire (qui un particolare dell’immagine) che ritrae un papa immaginario, in atteggiamento dissacrante, opera dell’artista bolognese Federico Solmi, 35 anni, da dieci residente a New York. Il decreto di sequestro, scattato l’ultimo giorno di esposizione, era stato eseguito di iniziativa dai carabinieri, che avevano ipotizzato il reato di “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio”. Al primo provvedimento ne era seguito un altro, firmato dal procuratore reggente Silverio Piro e dal Pm Luigi Persico, per “esposizione di oggetti osceni”. Per questi reati sono indagati l’artista, il direttore creativo e il legale rappresentante della Not Gallery, la galleria d’arte napoletana che aveva esposto l’opera ad Arte Fiera. “Quel crocefisso è una bestemmia”, aveva detto Piro commentando il provvedimento di sequestro. Accuse di blasfemia e polemiche sui limiti che deve porsi l’arte nello scomodare i riferimenti religiosi finiscono ciclicamente sulle cronache. Si erano accese ad esempio l’estate scorsa, a Bolzano, per via della rana crocifissa, opera dello scomparso tedesco Martin Kippenberger, esposta al locale Museion d’arte moderna (Corinne Diserens, direttrice del museo è stata addirittura licenziata lo scorso ottobre). Sempre la scorsa estate, arte e religione si erano mischiate - con relativo strascico di accuse - per un’opera di Maurizio Cattelan: una donna crocifissa con la schiena rivolta verso il pubblico, all’interno di una cassa di legno attaccata alla parete esterna di una ex sinagoga - oggi la chiesa cattolica di Sankt Martin - a circa quattro metri di altezza dal suolo. La controversa installazione era realizzata nell’ambito di una serie di mostre (dal titolo “Progetti della Sinagoga di Stommeln”) nella regione tedesca del Nord Reno-Westfalia e inaugurata ieri nella cittadina di Pulheim. Nelle intenzioni di Cattelan, l’opera doveva rappresentare la lotta della religione e della storia contro il potere della morte. L’allusione alla morte, al sacrificio e al paragone con Cristo non era per niente velata: la donna, che indossava una camicia larga e una gonna bianche, appariva crocifissa su un lenzuolo bianco, come se fosse sul letto di morte. Le sue braccia erano rivolte verso l’alto, dai palmi delle mani rivolti verso l’esterno spuntavano due grossi chiodi e la testa, inclinata, poggiava su una spalla (qui l’immagine). Inevitabili, allora, le reazioni stizzite di molti cattolici. Cui subito avevano fatto eco le parole del portavoce di Cattelan: “L’etica è una questione della letteratura e della cultura, non della realtà”, aveva detto all’agenzia di stampa tedesca Dpa. “Alla fine, non viviamo affatto in un mondo buono”, aveva concluso. Il ricorso al sacro non era certo una novità per l’artista padovano che deve la sua celebrità soprattutto all’opera dal titolo La nona ora: una scultura in lattice, cera, tessuto, con scarpe in cuoio e pastorale in argento, che rappresenta papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite (qui l’immagine). Eseguita nel 1999, l’opera fu battuta da Christiès nel 2001 per la cifra record di 886 mila dollari, all’epoca equivalenti a due miliardi di lire. [...]
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