A cosa serve la serva, se non serve? A combinar matrimoni fra innamorati e a salvare vecchi svampiti dalle grinfie di giovani mogli troppo attaccate al denaro: così risponderebbe Corallina alla vecchia battuta di Totò. Ingegnosa, prudente, ma ben determinata a conseguire i propri scopi, la protagonista della Serva amorosa di Carlo Goldoni, in scena fino al 6 luglio all’Out Off di Milano con la regia di Lorenzo Loris, appartiene alla categoria delle serve padrone, donne di spirito pronto e di lingua acuminata, capaci di tener testa al men’s world di aristocratici spiantati e borghesi un po’ gretti che già respirano l’aria di crisi dell’ ancien régime al tramonto. Non la vedrete certo a stendere panni o china a lustrar pavimenti; al massimo, intenta a cucire un paio di calze da vendere per sostentare il suo giovane protetto. Più che una serva, direste, è una specie di badante: si prende cura del timido Florindo, ma ha a cuore anche il destino del padre di lui, il suo vecchio padrone Ottavio, che ha cacciato di casa il figlio per le losche trame dell’avida matrigna Beatrice, ansiosa di carpirgli l’eredità.
Corallina? Andiamo, si vede subito che è cotta di Florindo. Dentro di sé ribolle d’amore, “le bulica il core” per quel ragazzo d’una condizione sociale superiore alla sua. Ma, come la locandiera Mirandolina, e a differenza della briosa Serpina nella Serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi, che ottiene di farsi sposare dal ricco scapolone Uberto, Corallina ha il senso delle convenienze, la saggia moderazione che le impresta il suo autore: s’accontenterà di sposare Brighella, servo come lei, e regalerà Florindo alla giovane Rosaura, figlia del ricco Pantalone. Happy end rassicurante: nonostante l’ambivalenza sentimentale della protagonista, che la rende così moderna, Goldoni non dimentica che La serva amorosa è una commedia. Ma Lorenzo Loris ha gioco facile a far emergere dietro la leggerezza di superficie le sabbie mobili dell’avidità e della grettezza morale che dominano un mondo mosso solo dalla legge dell’interesse, dove il dio Denaro domina su tutto.
Il trionfo di Corallina ( Elena Callegari) sulla matrigna cattiva (Stefania Ugomari di Blas) ha per contorno la vanità del vecchio Ottavio (Giovanni Franzoni), la santimoniale ipocrisia di Rosaura (Paola Campaner) , l’irresolutezza di Florindo (Alessandro Tedeschi), la stolidità di Lelio, l’amoralità di Arlecchino: pochi si salvano nel mondo di Goldoni, mentre sulla scena vengono proiettate foto di particolari all’inizio poco distinguibili, poi via via più inquietanti, fino a culminare in ingrandimenti di cadaveri straziati: a indicare la violenza e il senso di morte sottesi all’arioso ventaglio della commedia goldoniana. Trovata molto novecentesca e un po’facile (a questi “svelamenti” si è ormai abituati da un pezzo), ma tutto sommato suggestiva, a suggello d’uno spettacolo che vale la pena vedere.
- Mercoledì 18 Giugno 2008









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