- Tags: Cinema, Egitto, regista, Youssef-Chahine
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Da sei settimane era stato colpito da un’emorragia cerebrale, che lo aveva ridotto in un coma da cui si era momentaneamente svegliato solo una volta. E ieri, all’ospedale militare del Cairo, è morto. Aveva 82 anni Youssef Chahine, il regista egiziano che dopo la trilogia su Alessandria d’Egitto, sua città natale, era stato paragonato spesso a Federico Fellini. Oggi i funerali al Cairo, alle 13, nella chiesa cattolica del quartiere di el Daher.
Autore dai diversi volti, è stato capace di passare con abilità dalla commedia al racconto sociale, dal musical folcloristico all’affresco storico di cui resta esempio importante il suo Adieu Bonaparte diretto nel 1985 e dedicato alla spedizione in Egitto di Napoleone, che attirò le ire da più parti, sia dei francesi, irritati dal ritratto caricaturale che li raffigurava, sia dei fondamentalisti egiziani, per gli impliciti consensi alla civilizzazione occidentale.
Eppure i francesi lo adoravano e Chahine deve gran parte della sua risonanza internazionale proprio a a loro. È stato infatti il festival di Cannes a scoprirlo, prima regista egiziano invitato a parteciparvi, nel 1951, l’anno successivo al suo ritorno in Egitto dopo gli studi di cinema in America, alla Pasadena Play House. Il suo debutto sulla Croisette, con Il ragazzo del Nilo, in realtà passò abbastanza in sordina, anche se successivamente il film ebbe un’importante carriera internazionale. Ma Chahine tornò altre volte a Cannes, fino ad essere ricevuto come maestro consacrato, nel 1997 quando vi presentò Il Destino, ricevendo il premio del cinquantesimo anniversario del Festival.
Nel suo Paese, invece, non era molto amato per il linguaggio filmico molto duro, soprattutto sui temi sessuali. Eppure l’Egitto ne ha riconosciuto il suo valore per la cultura nazionale, tanto che, di fronte alla sua malattia, Mubarak ha detto che il governo si sarebbe fatto carico dell’iniziale ricovero del regista all’American Hospital di Neuilly. E comunque in tutto il Medio Oriente è stato sentito come la “voce della libertà”.
Per il suo spirito libero Chahine ha dovuto affrontare anche il carcere quando, alla metà degli anni ‘80, distribuì a proprie spese un film vietato dalla censura ufficiale. Nonostante ciò, seppe sempre usare al meglio il suo credito internazionale per difendersi dagli attacchi del regime e per pungolarlo ad una maggiore libertà a favore degli intellettuali.
A lui si deve, nel 1954, il debutto di Omar Sharif, il successivo dottor Zivago, in Lotta nella valle. Nel 1978 vinse un Orso d’argento al Berlinale per Alessandria perché, il primo episodio della trilogia autobiografica, completata con La memoria (1982) e Alessandria, ancora e ancora (1990).
Il suo ultimo film, Il Caos, fu presentato in Italia, lo scorso settembre, alla Mostra di Venezia: un insieme di amore e violenza, sacrificio e potere, con qualche vena umoristica, sullo sfondo della difficile condizione femminile in Egitto.
Tra i suoi lungometraggi - ne realizzò una cinquantina - anche Papà Amìn (1950), pellicola d’esordio insieme al grande direttore della fotografia di origine italiana Alvise Orfanelli, e Stazione Centrale (1958), film corale interamente girato nella stazione del Cairo che contribuì a farlo conoscere al di là dei confini nazionali. Suo anche l’episodio ritenuto anti-americano Egitto del lavoro a più mani 11 settembre 2001 (2002), l’unico dei suoi film distribuito in Italia, insieme a Il Destino.
Qui il trailer del suo ultimo lavoro, passato per il Lido, Il Caos, da YouTube (in egiziano con sottotitoli francesi):
- Lunedì 28 Luglio 2008









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Il 6 Agosto 2008 alle 15:06 Al via il Festival di Locarno, con il debutto di Baricco e la dedica a Moretti » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] È molta l’Italia presente. In lotta per il Pardo d’Oro c’è Mar Nero di Federico Bondi con Ilaria Occhini, Dorotheea Petre e Corso Salani: il racconto, quanto mai attuale, del rapporto fra una anziana e una badante romena. La retrospettiva su Nanni Moretti è ricca di inediti e rarità, con il cineasta romano visto sotto ogni prospettiva, come autore, attore e dietro la macchina da presa. Si va così dalle scene tagliate da Caro Diario al Il Grido d’angoscia dell’uccello predatore, documentario in venti episodi di diversa durata realizzati utilizzando immagini girate fra il 1993 ed il 1994 durante le riprese del film Aprile e non inserite nella pellicola, all’ultimo Caos Calmo. Locarno è anche il debutto cinematografico dello scrittore torinese Alessandro Baricco - non in concorso -, che con Lezione 21 indaga sulla Nona Sinfonia di Beethoven, intrecciando le vicende di un musicista appassionato, un geniale professore e un paese popolato da strani personaggi, con la genesi dell’opera e l’accoglienza ricevuta dal pubblico dell’epoca. Nelle varie sezione, tra una ventina di lavori italiani, c’è un po’ di tutto, da Il sol dell’avvenire di Giovanni Pasanella e Gianfranco Pannone, in cui l’ex brigatista Alberto Franceschini ripercorre un controverso e sanguinoso tratto della storia italiana, a Sognavo le nuvole colorate di Mario Balsamo su un bambino albanese emigrato in Italia, fino a Cimap! Cento italiani matti a Pechino di Giovanni Piperno, viaggio in Cina di un gruppo di malati mentali. E anche nella giuria internazionale c’è una presenza tricolore, il regista Paolo Sorrentino. Per gli amanti del manga, invece, Locarno celebra Kitaro, personaggio culto dell’animazione giapponese, con due perle prodotte dalla Shochiku e realizzate da Katsuhide Motoki. Saranno proiettati due lungometraggi live action adattati dalla serie manga creata nel 1959 che ha reso famosi gli yokai, misteriose creature del folclore giapponese, tra cui il celebre Kitaro: Gegege no Kitaro (2007) e il sequel Gegege no Kitaro Sennen Noroi Uta (Kitaro and the Millennium Curse, 2008), presentato in prima internazionale. L’omaggio a Youssef Chahine, il regista morto il 27 luglio, prevede la proiezione del suo Al-Massir. [...]
Il 27 Agosto 2008 alle 15:34 Venezia apre con Pitt e Clooney, aspettando l’armata italiana » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] In tutta la Mostra, dedicata al regista egiziano scomparso Youssef Chahine, tra Concorso, Fuori concorso e Orizzonti saranno 49 i lungometraggi in prima mondiale ad alternarsi fino al 6 settembre. A dare il là alla undici-giorni, nel ruolo di madrina, Ksenia Rappoport, nata a San Pietroburgo nel 1974, adottata dal cinema italiano dopo aver interpretato il drammatico La sconosciuta di Giuseppe Tornatore, per il quale ha vinto il David di Donatello. Intanto il Leone d’Oro già certo è quello alla carriera, che va a Ermanno Olmi. E sarà… Adriano Celentano a consegnarlo. Non una scelta a caso visto che tra i tanti eventi speciali al Lido, il 4 settembre ci sarà la riproposizione del restaurato Yuppi Du (1975), film di e con il “molleggiato”. Nell’ottantesimo anniversario della nascita è ricordato anche Domenico Modugno, con Tutto è musica (1963), racconto, fra realismo e fiction, della propria vita diretto dallo stesso cantautore, e il musicarello di Piero Tellini Nel blu dipinto di blu. È in musica anche la chiusura del festival con Orfeo 9 (1973), opera rock di Tito Schipa Jr con Renato Zero e Loredana Berté. [...]
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