
«Qui il rumore di Londra non arriva. Si metta comodo, tra un paio di minuti sarò tutto suo». Seduto nella sua house boat-studio di registrazione sulle rive del Tamigi, Mr. Pink Floyd si concede una fetta di melone e un bicchiere d’acqua che sorseggia come fosse champagne. «Mi trova rilassato? Il motivo è semplice: la mia vita è meravigliosa. Ho otto figli, una moglie che adoro, tanti soldi e quando vado in giro a suonare con la mia personal band, senza i Pink Floyd, la gente corre a vedermi. Il cd (con dvd annesso) che uscirà a settembre, Live in Gdansk, è stato registrato davanti a 70 mila persone nei cantieri di Danzica, in Polonia, dove è iniziata la fine del comunismo. L’ho riascoltato ieri e mi sono detto: “Niente male per uno che fa questo mestiere da 44 anni”».
Si dice che tutto sia iniziato strimpellando la chitarra in spiaggia…
Sì, in Spagna e nel sud della Francia. Avevo 16 anni, i miei si erano trasferiti per lavoro in America e io non avevo una sterlina in tasca. Così, con un gruppo di amici abbiamo iniziato a girare l’Europa in sacco a pelo. A quei tempi suonare in costume sulla sabbia mi sembrava un lavoro redditizio…
Poi, siete stati ingaggiati da un club di Parigi.
Il primo vero contratto della mia vita! Ci esibivamo solo nel weekend e il lunedì i soldi erano già finiti. E quando dico finiti, intendo che avevamo le tasche pulite. Ho saltato i pasti anche per tre giorni di fila. Al quarto sono svenuto e mi sono risvegliato in ospedale con la flebo nel braccio.
Quindi, ha deciso di darsi alla carriera di modello.
Lo ammetto: ho ceduto per una questione di sopravvivenza. Anche se più che il modello facevo il manichino. Ero rigidissimo, mi muovevo come un pupazzo di legno. Però ero un ragazzo carino e questo bastava. Mi pagavano bene e e mi regalavano dei vestiti che in realtà non ho mai indossato.
Nemmeno quando ha cercato di conquistare Brigitte Bardot?
Guardi, tutto quello che ho fatto è stato strizzarle l’occhio più volte mentre mi esibivo in un party a Parigi. Stavo suonando la chitarra e non potevo muovermi. Lei mi ha sorriso e se n’è andata con un signore tedesco per niente sexy, ma molto più elegante di me.
Qualche settimana dopo la chiamano i Pink Floyd e la sua vita cambia per sempre.
Dovevo affiancare il chitarrista originale, Syd Barrett, che spesso era troppo fuori di testa per incidere dischi o suonare dal vivo. Ma dopo poco fu chiaro a tutti che le sue condizioni erano irreversibili. Troppa droga e troppi problemi psichici lo avevano messo fuori gioco per sempre. Purtroppo. (Barrett è morto il 7 luglio 2006 nella sua casa di Cambridge dopo decenni di autoreclusione, ndr). Ma la prego non scriva che l’Lsd gli ha bruciato il cervello. Mi creda, Syd era una persona profondamente instabile. Le sostanze chimiche hanno solo amplificato il suo disagio.
Pensa che sia così anche per Amy Winehouse?
Quella ragazza mi fa paura. Il suo problema non è tanto la droga quanto l’assurda convinzione che per essere artisti veri bisogna essere strafatti. Ecco, questo è quello che la sta rovinando. Io spero e prego che un giorno si svegli e realizzi di essere una cantante straordinaria. Non sono il crack e la cocaina che la rendono unica, ma la sua voce e il suo talento naturale.
Sta dicendo che drogarsi non aiuta la creatività? Molti della sua generazione erano convinti che gli stupefacenti fossero fondamentali per scrivere grande musica e fare grandi concerti.
Teorie senza fondamento. Nessuno diventa un artista migliore drogandosi. Qualche volta, se sei sotto effetto di sostanze, puoi avere la sensazione di un flusso creativo straordinario. Ma non serve a nulla, perché il giorno dopo non ti ricordi niente.
Lei di quale sostanza aveva abusato quando, negli anni Settanta, in Arizona, s’è lanciato con la moto nella vetrina di un ristorante affollatissimo?
In quel caso la droga non c’entrava niente. Era una scommessa con Roger Waters (bassista e cantante dei Pink Floyd fino a metà anni Ottanta, ndr). A lui piaceva provocarmi con sfide impossibili. Mi disse: “Vedi questo pacco di dollari? Se entri nel ristorante in sella alla moto diventano tuoi. Dimostrami di essere un vero uomo”. Detto, fatto. Ho acceso la Harley Davidson e ho puntato dritto alla vetrina. Davvero una pessima idea.
Sono iniziati quel giorno i litigi che hanno portato Waters ad abbandonare la band a metà anni Ottanta?
No, lì eravamo ancora in un clima di goliardia da liceo. Vede, sulla storia della nostra rottura è stato scritto di tutto, ma raramente qualcuno si è avvicinato alla verità. Non eravamo più in sintonia su nulla. C’era un conflitto reale sulla musica e sui testi. Per non parlare della politica: le sue posizioni erano troppo spostate a sinistra anche per uno come me, che pure si sente di sinistra. Lui è a priori contro tutte le guerre. È un pacifista intranisgente, il pacifista più aggressivo che abbia mai conosciuto. C’erano molte discussioni, a volte anche inutili. Ma se in quel periodo avessimo scritto musica meravigliosa, non ci saremmo separati. La verità è che le canzoni su cui stavamo lavorando erano mediocri e non all’altezza della nostra reputazione.
Così, da un giorno all’altro, lei si è trovato titolare del marchio Pink Floyd, la band più popolare del pianeta.
E sa di chi è il merito? Di Roger Waters. Mi ha spedito una lettera in cui annunciava di volersene andare: io ho preso in mano la situazione e sono diventato Mr. Pink Floyd.
Visti i precedenti, come avete fatto a suonare insieme qualche brano al Live 8 del luglio 2005?
Ci siamo sentiti più volte al telefono, abbiamo fatto delle prove insieme e devo dire che abbiamo lavorato in un’atmosfera di grande serenità nonostante tutto. Ma proprio quell’esperienza mi ha convinto che rimettere insieme il gruppo e andare in giro a suonare come una volta non è quello voglio. A volte, è meglio non riaprire le pagine chiuse.
È vero che prima dello show di Danzica, Lech Walesa, l’ex leader di Solidarnosc ed ex Presidente della Polonia, ha voluto incontrarla a tutti i costi?
Sì è andata così. Devo dire che anch’io ero curioso di conoscere l’uomo che ha contribuito a far crollare i regimi dell’Est. Mi ha travolto con un fiume di parole sulla situazione politica internazionale. Ma soprattutto mi ha fatto bere un numero impressionante di bicchierini di liquore un’ora prima della conferenza stampa che avremmo dovuto tenere insieme. Ho cercato di parlare il meno possibile per evitare gaffe.
Secondo lei perché il Primo ministro inglese, Gordon Brown, è così impopolare tra i suoi concittadini?
A volte, non riesce a comunicare il senso dei suoi provvedimenti, ma credo che alla base ci sia un deficit di carisma. Senza quello non si va molto lontano: nella musica, in politica e nella vita.
Dai suoi due matrimoni sono nati sette figli (l’ottavo è stato adottato) che hanno un’età compresa tra i 6 e i 32 anni. È preoccupato di farli crescere nell’Inghilterra delle gang di teenager che picchiano, uccidono e stuprano?
Sono preoccupato, ma non voglio impedire ai miei ragazzi di vivere una vita normale. Lo so che se vanno al pub o in discoteca rischiano di trovarsi coinvolti in una rissa. Ma non ho intenzione di tenerli al riparo dietro le mura della nostra villa in campagna.
Quando non indossa i panni di Mr. Pink Floyd, che cosa fa David Gilmour?
Tutto quello che non farebbe Mr. Pink Floyd. Compreso andare ai concerti come uno spettatore qualsiasi con mia moglie. Adoro anche passare ore al supermercato. Sono uno specialista nell’acquisto di cose inutili. Mi immergo così tanto nel ruolo di uomo casalingo da dimenticarmi chi sono. Non le dico l’imbarazzo quando mi chiedono un autografo mentre sto scegliendo la marca di fagioli e cipolle in scatola da portare a casa.
- Sabato 30 Agosto 2008








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Commenti
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Il 4 Settembre 2008 alle 13:57 miky78 ha scritto:
mi dispiace leggere che gilmour e’ sempre piu’ convinto che non possa ritornar con waters….forse pero’ e’ meglio cosi’….avra’ ancora tanta creativita’ da mostrarci….lunga vita allo zio david…
Il 4 Ottobre 2008 alle 1:40 sena ha scritto:
esattamente un mese dopo il commento di miky78 giunge il mio: seppure mi spiace che david non intenda riunirsi con roger, gioisco del fatto che da solo continui ancora a creare splendida musica, tale da rendere il ricordo della band sempre vivo. D’altra parte, non sorprende la decisione di non volersi più mettere in gioco assieme dopo un lungo percorso solitario, in cui ognuno ha raggiunto un personale livello artistico…
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