Doveva essere il modo migliore per festeggiare il Ramadan, il mese sacro dei musulmani, ma Matabb, quella che era stata preannunciata come la prima telenovela completamente made in Palestina, è stata fermata sul nascere. Il canale di stato palestinese, Palestina Broadcasting Corporation, che doveva trasmetterla, parla solo di problemi tecnici. Ma i produttori alzano il dito “È stata una scelta politica” dichiarano alla stampa internazionale “l’accusa era quella di essere troppo filoisraeliani”. In particolare sembra non aver incontrato il favore dei censori la scena in cui una palestinese offre dei fiori ad un soldato israeliano. La produzione era stata finanziata in parte dalla Commissione Europea per un valore complessivo di 150 mila euro. Il che potrebbe spiegare la scelta di una sceneggiatura politically correct ma evidentemente non consona agli standard delle autorità di Ramallah. Peccato perché Matabb, che in arabo vuol dire “frustata” si proponeva come una soap d’eccezione, recitata esclusivamente da palestinesi in dialetto locale. Al centro della storia il lavoro di una ONG che ha sede proprio a Ramallah e inevitabilmente, come in tutte le soap che si rispettino, un’appassionante storia d’amore tra l’ambientalista Sameera e Abddullah che per lei ha perso la testa. E quando il fratello della protagonista vuole impedire a tutti i costi la relazione per ragioni religiose, ricorrendo senza scrupoli anche alla violenza, uno dei protagonisti reagisce.
Se Matabb per il momento resta fuorigioco, la concorrenza continua invece agguerrita. Con la soap siriana Bab Elhara. E con Noor, la telenovela turca diventata un successo in quasi tutte le tv del mondo arabo.
- Mercoledì 10 Settembre 2008









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