Allah contro Satana. L’Heavy metal islamico resiste su youtube

 Una donna islamica indossa il Niqab

Si combatte a suoni duri e martellanti la nuova guerra virtuale scoppiata nei paesi islamici. Dall’Iran al Pakistan passando per l’intransigente Irak senza dimenticare neanche i paesi più marginali a livello geografico come Egitto e Marocco la musica provocatrice e radicale dell’heavy metal è stata bandita senza mezzi termini. “Mina la fede di un musulmano” dichiarano i fondamentalisti “ e dichiarando che la formula Dio è morto è la negazione di ogni principio islamico”. I fondamentalisti non si riferiscono esplicitamente solo ad una band, nel caso specifico quella iraniana degli Arthimoth il cui vocalist si esibisce indossando magliette inneggianti alla morte di Allah ma a tutta la nuova ondata di gruppi heavy metal. Dai Lazywall del Marocco, agli egiziani Hate of Suffocation fino ad arrivare ai Junoon del Pakistan. Ma a mali rimedi rimedi estremi. Se i vari governi confiscano centinaia di cd e minacciano a suon di manette, le band resistono utilizzando youtube, in una lotta che non è più a questo punto solo musicale. L’eco è arrivata anche in Occidente. All’ultimo festival del cinema e del documentario di Toronto ha riscosso molto successo di critica e pubblico il documentario Heavy metal in Baghdad prodotto da Spike Jonze, una fotografia lucidissima dele traversie della band iraniana Acrassicauda che in scena ne ha passate veramente di cotte e di crude (guarda il video qui sotto), nel 2005 un loro show fu perfino interrotto da una bomba sganciata dagli americani. I quattro della band adesso vivono da rifugiati in Turchia, sostenuti economicamente dalla comunità heavy metal internazionale. Per chi volesse saperne di più poi è uscito negli Stati Uniti un volume che è già diventato cult Heavy metal islam: rock, resistance and the struggle for the soul of Islam del giornalista e storico Mark Levine, una mappa dettagliata dell’altro Islam, quello che al canto del mezzuin preferisce il suono duro della chitarra elettrica.

Commenti

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Il 8 Ottobre 2008 alle 9:31 La ribellione dell’Heavy Metal Islamico 2.0 « Crossmode ha scritto:

[...] Veramente interessante! Documentario presentato all’ultimo festival internazionale del cinema di Toronto. Prodotto da Spike Jones, è uno speccato di vita della band Acrassicauda che possiamo immaginare avere una vita molto movimentata, visto che sono iraniani. Nel 2005 un loro concerto fu intererrotto da una bomba sganciati dagli americani e ora vivono rifugiati in Turchia, sostenunti economicamente dalla comunità heavy metal internazionale. Molte di queste band sono bandite per i testi con messaggi un po’ metal, dall’Iran al Marocco. Il cantante della band iraniana Arthimoth, che si esibisce con una maglietta ineggiando alla morte di Allah, Dio è morto ( come cantava Augusto Daolio: cantante dei Nomadi) ha provocato l’ira degli integralisti e come non crederci! Vi lascio qui anche il link della band marocchina Lazywall , degli egiziani Hate of Suffucation e dei pakistani Junoon.  Bè amici chi la fa l’aspetti: se i governi censurano, le band resistono utilizzando youtube, dimostrando che le chitarre elettriche non servono solo per fare musica! Ascoltatevi l’intervista allo scrittore americano Mark Lavine che ha pubblicato il libro: Heavy Metal Islam: Rock, Resistenza e lotta per l’anima dell’Islam [...]

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