Ruggero Pierantoni, studioso di neuroscienze e della struttura cognitiva della percezione, saggista eterodosso (Forma fluens, 1986; Vortici, atomi e sirene. Immagini e forme del pensiero esatto, 2003), ha tenuto nell’ambito del Festivalfilosofia una “lezione magistrale” a Carpi spiritosamente intitolata Ma guarda cosa ci tocca sentire- L’acustica quotidiana, in cui il rumore ambientale - qualcosa che ci riguarda molto da vicino - viene indagato come categoria filosofica.
Professor Pierantoni, come si possono classificare i rumori?
Il problema della classificabilità d’un fenomeno così complesso implicherebbe il ricorso a matematiche caotiche. Anni fa accettai di fare l’assessore alla cultura a Genova e rimasi stupito dalla rozzezza dei rilevamenti acustici che venivano effettuati: ci si limitava a misurare i decibel, ossia la potenza. Nient’altro.
Il nostro rapporto col rumore cambia col mutare delle culture?
Abbiamo questo link sottilissimo col passato, che è la scrittura. Leggendo Giovenale, impariamo che abitava al terzo piano d’una casa situata nella Suburra, il quartiere popolare della Roma antica e si lamentava del gran chiasso che c’era giorno e notte. Insomma: il rumore c’è sempre stato, nel tempo cambiano ovviamente le sue fonti. Oggi la ricchezza si misura proprio dall’isolamento acustico: il vero ricco è chi può garantirsi un’area adeguata che lo preserva dal rumore. In una parola, la sua sfera di silenzio.
Un silenzio sempre abitato, popolato di voci e rumori: radio, televisione, cellulari. Una canzone degli anni Ottanta s’intitolava Video kills the Radio Stars. Ma è proprio vero che la tv ha ucciso la radio?
Sostanzialmente sì: ormai è lo schermo televisivo, o quello del computer, a condizionare la nostra percezione. La grande battaglia fra radio e tv si svolse sostanzialmente nel decennio tra il 1955 e il’65, con un culmine all’altezza del’58. Ebbe anche i suoi eroi e un santo patrono come Orson Welles, con la famosa trasmissione radiofonica sull’invasione dei marziani che tutti presero per buona. Ma alla fine lo schermo ha trionfato. Anche se poi l’acustica s’è presa le sue rivincite, ad esempio col successo del sound Dolby System, un recupero dello spazio ambientale acustico anziché visivo. Viceversa è fallito ogni tentativo di lancio della visione in 3 D, ossia tridimensionale. Senza poi contare che molti tengono accesa la televisione mentre sono in tutt’altre faccende affaccendati e finiscono così per ascoltarla come se fosse una radio. O una colonna sonora di rumori fuori scena.
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- Lunedì 29 Settembre 2008









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