
Chiunque abbia seguito gli episodi della Piccola casa nella prateria mantiene il ricordo nitido di una piccola ragazzina di nome Caroline Ingalls, le cui avventure hanno fatto la storia di Walnut Grove, piccolo villaggio del Minnesota e roccaforte del mondo rurale statunitense targato White Anglosaxon protestant (Wasp). Sono passati circa trent’anni da quando la più fortunata delle serie televisive americane sbarcò in Italia. Segno che i tempi sono cambiati, il set si è spostato a nord, nelle praterie del Canada occidentale, mentre ben più traumatico si sta rivelando la sostituzione della casa di legno con una moschea a dir poco ingombrante. Prodotta dalla televisione pubblica canadese SRC/CBC, La piccola moschea nella prateria sta riscuotendo un successo clamoroso. Da ormai due anni, oltre due milioni di telespettatori canadesi seguono con passione le vicissitudini di una piccola comunità musulmana e i suoi rapporti con gli abitanti di Mercy.
Protagonisti assoluti della serie sono loro: Yasir, un imprenditore pronto a costruire all’interno di una parrocchia protestante una piccola moschea con tanto di preghiere rivolte ad Allah, e Amaar, giovane avvocato pakistano sbarcato a Mercy per sostituire un imam ultraconservatore colpito da “paranoia religiosa”. Insieme, Yasir e Amaar devono fare i conti con una comunità autoctona incarnata da un contadino terrorizzato dalla scoperta della moschea, un pastore protestante disposto al dialogo interreligioso e un animatore radiofonico diviso tra i suoi sentimenti xenofobi e il suo amore segreto per un’immigrata algerina.
La serie affronta sul registro della comicità le paure e le ansie di sicurezza che condizionano i rapporti tra musulmani e cristiani di un paesino sperduto del Canada. La derisione non risparmia nessuno. “Ma non si tratta di una satira politica” precisa Zarqa Nawaz, ideatrice e sceneggiatrice della sitcom “La piccola moschea nella prateria è più che altro incentrata sulle relazioni umane. In ogni comunità, c’è chi si oppone al diverso e chi invece è più propenso a dialogare. Questo vale sia per i musulmani che per qualsiasi altro gruppo sociale o religioso”. Giustificando il ricorso alla parodia, Nawaz afferma di aver voluto “dimostrare che i musulmani sono capaci di autoderidersi”. Per questo, le è bastato ispirarsi alle esperienze trascorse in Canada. “Una della regole basilari della commedia è scrivere in base al proprio vissuto quotidiano. E più il tema è serio, più provo piacere a deriderlo”. Con un unico obiettivo: far capire al pubblico che i musulmani non sono così diversi. “Abbiamo le stesse ambizioni, gli stessi problemi d’amore o familiari di un cristiano. Se poi alla luce delle tensioni nate dopo l’11 settembre questa serie riesce a dare il suo piccolo contributo alla lotta contro i pregiudizi, allora tanto di guadagnato”. Segno del successo riscontrato in Occidente, La piccola moschea nella prateria è stata confermata nella programmazione del canale francese Canal plus.
- Mercoledì 1 Ottobre 2008









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