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Miracolo a Sant’Anna, il film della discordia di Spike Lee

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  • Tags: Miracolo-a-SantAnna, partigiani, Spike-Lee
  • 4 commenti

Miracolo a Sant'Anna

È anticipata da un rimbalzare di polemiche, delusione e reazioni indignate da parte degli ex partigiani l’uscita ufficiale (il 3 ottobre) della pellicola di Spike Lee in Italia. D’altronde il regista afroamericano entra con audacia e senza troppi scrupoli sul terreno della Resistenza italiana e soprattutto nell’eccidio nazista del 1944 che rese tristemente noto il paesino toscano di Sant’Anna di Stazzema. Non ci si poteva aspettare un’accoglienza diversa.
Miracolo a Sant’Anna, film tratto dal romanzo omonimo di James McBride, fa un melange di tutto, di storia e finzione, di ilarità e tragicità, di tematiche importanti… Non si parla solo delle atrocità subite dalla popolazione civile durante la seconda Guerra mondiale e della tragedia di Sant’Anna. Ma anche del razzismo presente all’epoca nell’esercito americano che trattava i neri come carne da macello, dei dubbi dell’esperienza partigiana, dell’amore e della speranza che possono nascere anche in situazioni estreme. Per un miscuglio che, anche se in alcune scene non può non emozionare, sembra ambizioso e farraginoso.
Nei titoli d’apertura Spike premette che il suo lavoro è ispirato a fatti reali e che alla base di tutto resta comunque solo la folle crudeltà nazista. Ma è un po’ temerario confondere così tanto le carte storiche.

Al centro di tutto c’è la storia di quattro soldati neri americani della 92esima Divisione “Buffalo Soldiers”, interamente composta da militari di colore, che rimangono bloccati in un piccolo paese al di là delle linee nemiche, vicino al fiume Serchio:
Aubrey (Derek Luke), Bishop (Michael Ealy), Hector (Laz Alonzo) e il gigantesco Sam (Omar Benson Miller). Sono separati dal resto dell’esercito, dopo che uno di loro ha rischiato la vita per trarre in salvo un bambino italiano (Matteo Sciabordi). Asserragliati sulle montagne toscane con i tedeschi da un lato e i superiori americani incapaci di gestire gli eventi dall’altro, i soldati passano alcuni giorni con gli abitanti del paese, tra i quali c’è la disponibile Renata (Valentina Cervi), e con un gruppo di partigiani capeggiati da “Farfalla” (Pierfrancesco Favino).
Secondo la storia il 12 agosto 1944, nell’ambito della strategia nazista di terrorizzare tutti coloro che fiancheggiavano la lotta partigiana, tre reparti della XVI Divisione SS salirono a Sant’Anna di Stazzema e in poche ore vennero massacrati 560 civili. Secondo la pellicola fu una reazione alla mancata consegna da parte di un partigiano traditore del suo capo. Il trailer da YouTube:

Così Spike ha definito il suo lavoro: “È un film sulla Seconda Guerra Mondiale, brutale e terribile, un giallo che affronta eventi storici e la cruda realtà della guerra. Ma è anche una storia di compassione e amore. C’è un elemento molto lirico, magico e mistico al suo interno”.

  • simona.santoni
  • Venerdì 3 Ottobre 2008
Un’esplosione di gioia al ritmo degli Abba: Mamma mia! »
« Quando la satira non è all’altezza

Commenti

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Il 3 Ottobre 2008 alle 14:48 Al cinema con Spike Lee e la musica degli Abba » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:

[...] LEGGI GLI ARTICOLI: Miracolo a Sant’Anna, il film della discordia di Spike Lee [...]

Il 4 Ottobre 2008 alle 2:40 SuccedeOggi » Blog Archive » Al cinema con Spike Lee e la musica degli Abba ha scritto:

[...] LEGGI GLI ARTICOLI: Miracolo a Sant’Anna, il film della discordia di Spike Lee [...]

Il 7 Ottobre 2008 alle 17:55 Spike Lee parla italiano: quando il doppiaggio uccide un film » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:

[...] Ecco così, nella mania tutta italiana di rendere tutto il cinema nella nostra lingua, che un film già discusso come Miracolo a Sant’Anna giunge al pubblico delle nostre sale completamente “distrutto”, perdendo gran parte del suo significato. Nato anche come incontro-scontro di culture durante la Seconda Guerra Mondiale - statunitense, italiana e tedesca -, vede gli interpreti americani doppiati, e quelli italiani mantenere la loro lingua. Solo i nazisti non parlano italiano. In scene alquanto surreali e disorientanti, ecco i soldati neri della 92^ Divisione “Buffalo Soldiers” dell’esercito Usa, bloccati vicino al fiume Serchio, parlare un fluente italiano, nel 1944. Si trovano di fronte gli abitanti di un piccolo paesino toscano che… ovviamente parlano anche loro italiano, con accento toscano. Eppure, non si comprende come mai, i due gruppi fanno fatica a capirsi, come se avessero idiomi diversi. Probabilmente perché, nella versione originale del film, la differenza linguistica tra alleati e popolazione italiana è proprio un elemento essenziale, che sottolinea le diversità ma che non impedisce il formarsi di solidarietà umana e speranza? Nella trama di Spike Lee l’unico tra i quattro commilitoni a sapere l’italiano è il soldato di origini portoricane, Hector (Laz Alonso), che spesso fa da traduttore alle due comunità, insieme a Renata (Valentina Cervi), la sola toscana a masticare un po’ di inglese. [...]

Il 8 Ottobre 2008 alle 2:29 SuccedeOggi » Blog Archive » Spike Lee parla italiano: quando il doppiaggio uccide un film ha scritto:

[...] Ecco così, nella mania tutta italiana di rendere tutto il cinema nella nostra lingua, che un film già discusso come Miracolo a Sant’Anna giunge al pubblico delle nostre sale completamente “distrutto”, perdendo gran parte del suo significato. Nato anche come incontro-scontro di culture durante la Seconda Guerra Mondiale - statunitense, italiana e tedesca -, vede gli interpreti americani doppiati, e quelli italiani mantenere la loro lingua. Solo i nazisti non parlano italiano. In scene alquanto surreali e disorientanti, ecco i soldati neri della 92^ Divisione “Buffalo Soldiers” dell’esercito Usa, bloccati vicino al fiume Serchio, parlare un fluente italiano, nel 1944. Si trovano di fronte gli abitanti di un piccolo paesino toscano che… ovviamente parlano anche loro italiano, con accento toscano. Eppure, non si comprende come mai, i due gruppi fanno fatica a capirsi, come se avessero idiomi diversi. Probabilmente perché, nella versione originale del film, la differenza linguistica tra alleati e popolazione italiana è proprio un elemento essenziale, che sottolinea le diversità ma che non impedisce il formarsi di solidarietà umana e speranza? Nella trama di Spike Lee l’unico tra i quattro commilitoni a sapere l’italiano è il soldato di origini portoricane, Hector (Laz Alonso), che spesso fa da traduttore alle due comunità, insieme a Renata (Valentina Cervi), la sola toscana a masticare un po’ di inglese. [...]

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