di Chiara Risolo
Diciamolo subito: A Little Bit Longer è la colonna sonora ideale per un party di scatenati ragazzini under 18. A un pubblico adulto, invece, il suo ascolto è concesso solo in occasioni speciali che richiedono stereo a palla e mente leggera, ergo pulizie domestiche della domenica mattina, o aerobica sul terrazzo, al massimo. Non c’è dubbio che eserciti di teenager impazziranno per l’ultima fatica della band dei fratelli Jonas. Il finale è
noto: il disco venderà milioni di copie. Già, il disco… Una manciata di pezzi tirati, e stirati, che talvolta somigliano a tutto e a niente. Sin dall’opening track, BB Good, aleggia su tutto il fantasma ispiratore di Bon Jovi e l’album fila liscio e pulito come le chitarre e i coretti da bravi ragazzi che i tre ci propinano. Troppo liscio forse. Poi, non appena Lovebug sembra suggerire il sentore di una sincopata e anomala acoustic jam, ci pensa un assolo di pura matrice Aerosmith a riportare il tutto nei binari del politically correct. Una sfilza di titoli scarni (Tonight, Video Girl, Sorry) ci porta sparati all’immancabile ballatona, A Little Bit Longer, che sembra rubata di soppiatto dagli spartiti di nonno Bryan Adams.
- Lunedì 6 Ottobre 2008









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