Tra le onde del mare campeggia la poppa di una nave vichinga, insieme all’amore fatale di Tristano e Isotta. Il primo atto del dramma musicale di Wagner, riprodotto al Teatro Pergolesi di Jesi con scenografie ispirate a quelle del maestro Ezio Frigerio per il teatro San Carlo di Napoli, è la scena iniziale del nuovo film di Marco Filiberti. E, paradossalmente, anche quella che chiude le sue riprese, il 9 ottobre, nella cittadina marchigiana. Ancor prima la troupe aveva girato a Sabaudia, sul litorale laziale, sfruttando gli ultimi scampoli di bella stagione.
Per questa nuova produzione cinematografica italiana, firmata Zen Zero, è ancora la provincia piuttosto che i grandi centri la location preferita: “La scelta del teatro di Jesi è puramente drammaturgica ed estetica, voluta dal regista. In generale la provincia riesce comunque a mettere meglio in risalto le sottigliezze di un racconto focalizzato sulla vita umana”, dice la produttrice Agnès Trincal.
Filiberti, milanese, voce giovane e interessante del cinema italiano, prima ancora di regista - e attore - è cantante lirico, e questa sua passione non poteva non scaturire nella sua opera seconda, Il compleanno, che arriverà nelle sale italiane nel 2009. La sua prima pellicola, Poco più di un anno fa, aveva debuttato nel 2003 alla Berlinale, apprezzata da pubblico e critica e con buon riscontro anche oltreoceano.
Ad affiancarlo nella sua attuale avventura ci sono Alessandro Gassman, Michela Cescon, Massimo Poggio, Christo Jivkov, Piera degli Esposti, e soprattutto l’eclettica attrice portoghese dal volto di bambina e lo sguardo etereo Maria de Medeiros, che nel suo percorso attoriale è passata da registi come Quentin Tarantino o il suo connazionale Manoel de Oliveira a produzioni piccole e indipendenti come il recente Riparo di Marco Simon Puccioni.
L’intera trama de Il compleanno muove sul tragico parallelismo con Tristano e Isotta, e già le prime scene a teatro segnano un ineludibile appuntamento con il destino, anticipando un percorso e una tematica spigolosi e taglienti.
Due coppie di amici si ritrovano per passare un’estate insieme… Sul filo del pathos wagneriano, Matteo, il personaggio interpretato da Poggio, psicanalista quarantenne affermato e razionale, sposato felicemente con l’ingenua Francesca (de Medeiros), cade in un’inestricabile attrazione per David (Thyago Alves), figlio minorenne della sua migliore amica Shary (Cescon), unita, tra tante difficoltà, al superficiale Diego (Gassman). David è di un’avvenenza sensualmente devastante e ambigua; per Matteo è il riflesso di se stesso con vent’anni di meno, la remota possibilità di riappropriarsi di un’età incontaminata, ma anche il “doppio” di Francesca, un nuovo incontro con la bellezza in fiore, ma questa volta macchiata di colpa. Quest’amore imprevisto e proibito travolge tutti, i quattro amici come anche Leonardo (Jivkov), fratello solitario e viaggiatore di Shary, il primo a capire cosa sta accadendo e l’unico a voler affrontare la realtà.
A stemperare un po’ i toni drammatici c’è il personaggio di Gassman che ciecamente va avanti, come dice l’attore, nella sua “agghiacciante superficialità” vivendo come se fosse “una commedia brillante”.
“C’è una luce caravaggesca e una che arriva diretta negli occhi e acceca,” racconta Filiberti tra una ripresa e l’altra, nelle sale pergolesiane di Jesi, “e il film è pieno di luce e controluce che abbaglia e non fa vedere. Così tutti i nostri antieroi, uomini senza qualità, precipitano”. Mentre il mito letterario e teatrale si intreccia alla vita. “Sono malato di melodramma” aggiunge. “Per molti l’esasperazione melodrammatica è un limite o un difetto, per me invece è il coraggio di aprire i ricettori ai sensi e di accogliere tutto ciò che abbiamo a disposizione, questa densità, questo sovradimensionamento emotivo”.
GUARDA IL VIDEO - Nelle sale del teatro di Jesi, Marco Filiberti, Michela Cescon, Alessandro Gassman e Maria de Medeiros parlano del film:
Il cast de Il compleanno: da sinistra Christo Jivkov, il regista Marco Filiberti, Michela Cescon, Alessandro Gassman, Maria de Medeiros
- Venerdì 10 Ottobre 2008









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Il 26 Agosto 2009 alle 19:06 Venezia 66: Mostra al sapore di Iran, Libano e omosessualità. Tra tanta italianità » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] Venezia, la grande seduttrice, “uscita come Venere dalle onde e sempre a rischio di sprofondarci di nuovo”, come scrive Peter Popham su The Independent, sta preparandosi a essere, una volta di più, la città italiana incantatrice del cinema. Manca una settimana al via della 66esima edizione della Mostra internazionale (2-12 settembre) che Marco Müller definisce “ricca, trasversale, piena di contrasti e soprattutto divertente”. Ma lui, da direttore, non può dire altrimenti, ribattendo alle accuse di provincialismo mossegli da qualcuno per aver inserito in programma troppi film italiani (22). Spesso ci si lagna del contrario, ma si sa che è così bello poter criticare. Tra quelle in concorso le pellicole nostrane sono quattro, Il grande sogno di Michele Placido, Lo spazio bianco di Cristina Comencini, La doppia ora di Giuseppe Capotondi, Baarìa di Giuseppe Tornatore, a cui spetta l’apertura della Mostra. Delle chicche made in Italy sparse qua e là, nella sezione “Controcampo italiano” c’è il film-documentario su Vittorio Mezzogiorno Negli occhi di Daniele Anzellotti e Francesco Del Grosso, prodotto dalla figlia Giovanna che è anche voce narrante. E c’è anche Il compleanno di Marco Filiberti, di cui mesi fa avevamo seguito le riprese. Al Lido tra i ventitré lungometraggi in concorso si segnala l’approdo del rumoroso Michael Moore con il suo Capitalism: A Love Story, documentario sugli effetti disastrosi prodotti dal dominio delle grandi aziende sulla vita quotidiana degli abitanti degli Stati Uniti e del mondo intero, e un tocco horror con gli zombie di Survival of the Dead di George Romero. È destinato a far parlare Levanon (Lebanon), opera d’esordio dell’israeliano Samuel Maoz, sulla prima guerra del Libano, del giugno 1982, vista da un carro armato. A questo fa eco Fuori concorso e tra i film a sorpresa Ruzhaye Sabz (Green Days), il nuovissimo lavoro in prima mondiale di Hana Makhmalbaf, la più giovane componente (21 anni) della celebre famiglia iraniana di registi. L’opera che porta a Venezia alterna parti documentarie sullo sviluppo del movimento “verde” di piazza, a parti di fiction sulla condizione femminile in Iran. In Laguna si celebra anche l’amore gay nel documentario delle Giornate degli Autori L’amore e basta di Stefano Consiglio: attraverso interviste a nove coppie gay e lesbiche in tutta Europa ci si avvicina a un mondo per molti sconosciuto fatto di sentimenti autentici costretti a sopportare tante difficoltà. Leone d’oro alla carriera a John Lasseter, consegnato da George Lucas. Ah, e tra i giurati di Venezia 66, guidati dal veterano della Mostra Ang Lee (ha vinto due Leoni d’oro), una presenza curiosa: Luciano Ligabue, il cantante, sì. “Ma il cinema è cambiato” ha spiegato Müller a Il Giornale. “Ci sono autori che vengono da altri linguaggi: dalla fotografia, dalla moda come il Tom Ford di A single man, dal rock come Ligabue…”. [...]
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