
Di Stefano Pirovano
La crisi finanziaria è un dato di fatto, ma la cosa più difficile per gli analisti sembra capire a che punto ci troviamo. E mentre come naufraghi si cerca terra all’orizzonte, in molti si chiedono che ne sarà del mercato dell’arte contemporanea. Un’altra bolla speculativa che sta per scoppiare? Al momento non si direbbe, non lo si vuole dire o almeno è ancora presto per dirlo.
La gallerista e storica dell’arte milanese Claudia Gian Ferrari, che una volta ha detto “Se l’arte non è amata prima o poi si vendica”, oggi sostiene che il pericolo arriva quando l’arte viene trattata come un prodotto finanziario. Avverte: “Si tende a comprare con le orecchie, invece che con gli occhi”. Come a dire che il vero collezionismo, lo zoccolo duro del settore, è fatto di appassionati e non di speculatori.
Intanto pare che le liste d’attesa per aggiudicarsi i lavori degli artisti più promettenti si stiano accorciando in modo preoccupante (minore domanda) e i galleristi cominciano a preoccuparsi. E se a metà settembre Damien Hirst ha toccato 111,5 milioni di sterline mettendo all’asta da Sotheby’s a Londra 223 suoi lavori mai passati dalle gallerie, Christie’s ha annunciato che il 12 novembre, a New York, Kathy e Richard S. Fuld Jr, ex numero uno di Lehman Brothers, manderanno all’incanto 16 opere su carta della loro collezione, per una stima complessiva che va tra i 15 e i 20 milioni di dollari. “È presto per fare valutazioni” commenta Valentina Castellani, uno dei direttori della sede newyorkese della galleria Gagosian. “Dopo l’estate il mercato è sempre lento a ripartire. Inoltre il successo dell’asta di Hirst dimostra che l’arte contemporanea ha una base assai ampia, che negli ultimi anni si è arricchita di collezionisti russi, arabi e cinesi. Dunque, se l’economia è in crisi in una parte del mondo, può darsi che altrove sia più fiorente”.
Negli ultimi 3 anni, stando alle battute d’asta, l’unico dato verificabile in questo settore, l’arte è stata fra i beni più solidi, con rivalutazioni medie calcolate intorno al 12 per cento annuo e picchi a doppio zero per gli autori di punta. “Probabilmente il mercato di artisti come Andy Warhol o De Kooning si consoliderà e soffriranno di più quelli di fascia media e gli emergenti” continua Castellani. “Anche se allo stato attuale delle cose è difficile prevedere aggiudicazioni da record nelle prossime aste”.
Della stessa opinione è Zack Feuer, gallerista newyorkese che punta sui giovani talenti e che ha in scuderia Nathalie Djurberg, vista lo scorso anno in Italia alla Fondazione Prada di Milano: “Lo shock iniziale è stato molto forte e tutti stanno aspettando di vedere cosa succederà. In galleria ho una grande installazione di Phoebe Washburn che sarebbe comunque difficile da vendere”. Pure in Italia ci si muove con prudenza. “Forse la crisi nera sta cominciando solo adesso” stima il gallerista bresciano Massimo Minini. “Anche il successo dell’asta di Hirst potrebbe non essere una diga abbastanza solida per metterci al riparo. In questo periodo il problema è che si parla troppo di soldi e poco di contenuti. I costi possono anche scendere, non sarebbe un dramma. D’altronde è incredibile che quello dell’arte sia l’unico mercato costantemente in crescita”.
Le principali case d’asta fanno notare come solitamente il mercato dell’arte faccia storia a sé. “La qualità delle opere delle nostre prossime vendite e l’ampiezza globale della nostra clientela” sostiene Clarice Pecori Gilardi, direttrice di Christie’s Italia, “ci fanno ritenere che il mercato dell’arte terrà nel lungo termine. Nella prima parte del 2008 le vendite di Christie’s in Russia, Medio Oriente, Cina e India sono cresciute dell’81 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il nostro mercato si è allargato ed è diventato profondo come mai prima d’ora”. Sotheby’s fa sapere che dopo l’asta di Hirst il valore delle opere battute nel settore dell’arte contemporanea è cresciuto del 94,4 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo sinora i 311,9 milioni di sterline. Anche la Sotheby’s afferma che il mercato si è allargato: in 2 anni i paesi di provenienza degli acquirenti sono passati da 36 a 58.
Nelle aste londinesi che si tengono tra il 19 e il 20 ottobre, primo banco di prova dopo le turbolenze finanziarie, visto che Frieze (a Londra tra il 16 e il 19 ottobre) è una fiera ed è perciò difficile valutare le vendite effettivamente concluse, la qualità non manca. Come nel caso del Concetto spaziale, la fine di Dio di Lucio Fontana del 1963 (Christie’s, stima intorno ai 12 milioni di sterline) o del ritratto di Francis Bacon dipinto da Lucien Freud tra il 1956 e il 1957 (Christie’s, stima tra i 5 e i 7 milioni di sterline). “Se le case d’asta si occupano delle opere e vendono al miglior offerente, le gallerie lavorano con le persone e scelgono i propri clienti. Ma probabilmente saranno le seconde ad avere i problemi maggiori” prevede il collezionista Andrea Succo, sales manager di Fortis Investments, specializzato in fondi d’investimento.
Anche Renato Preti, che a lungo si è occupato di private equity con il fondo Opera e ora investe in design e arte contemporanea, continua ad avere fiducia: “L’arte è uno strumento di qualificazione della propria vita, della propria personalità e del proprio mondo. Dunque, anche se i prezzi subiranno delle oscillazioni negative, credo che comunque sarà giusto continuare a concentrarsi sui giovani emergenti, a patto di avere validi consulenti e buoni rapporti con le migliori gallerie che fanno il primo mercato, quello dei giovani”.
“Si può anche puntare sui grandi nomi e allora può essere meglio orientarsi verso le case d’asta. Probabilmente ora l’errore è rimanere nel mezzo”: Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che per scelta ha sempre comprato solo dalle gallerie, che considera uno dei capisaldi del mercato dell’arte, ha fiducia nella forza dei nuovi mercati e non crede alla tesi della bolla speculativa. Racconta un aneddoto: “Qualche anno fa, all’inaugurazione di una mostra di Hirst da Gagosian, ho incontrato un conoscente e quando gli ho chiesto se aveva comprato qualcosa mi ha risposto di sì: aveva speso 500 mila dollari, ma non sapeva esattamente per cosa…”.
L’arte per gli appassionati è un’esperienza coinvolgente, prima di essere un valore, ed è questo uno dei suoi punti di forza. Per Mariano Pichler, immobiliarista e collezionista presente a Milano e a Berlino con progetti dedicati all’arte, i grandi nomi potrebbero crescere di valore: “Le opere importanti sono beni rifugio, come le abitazioni di lusso. La fuga dalle borse potrebbe facilitare il passaggio della liquidità a beni meno esposti. E probabilmente presto riaffioreranno opere importanti”. Dunque il mercato dell’arte sembra non rappresentare una crisi, ma un cambiamento in atto.
- Domenica 19 Ottobre 2008









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